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HER : recensione in occasione della prima presentazione di uno smartphone Il 23 Novembre 1992 venne presentato il primo smartphone della storia e non fu un Iphone, bensì l'IMB Simon Personal Communicator.

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Simon era capace di mandare e ricevere Fax e e-mail e fu l’antenato dei nostri telefonini.

Per celebrare questo progresso tecnologico abbiamo deciso di recensire Her, film del 2013 scritto e diretto da Spike Jonze.

Il film, interpretato da alcuni tra gli attori più famosi ad hollywood (Scarlett Johansson, Joaquin Phoenix, Amy Adams, Rooney Mara, Olivia Wilde e Chris Pratt), ha ricevuto una statuetta d’orata per la miglior sceneggiatura originale e tantissime critiche positive.

La storia è, nonostante tutto, abbastanza elementare.

Un uomo divorziato e dedito al lavoro, non riuscendo a superare la rottura con la moglie, si rifiuta di uscire con i suoi amici che vogliono presentargli una ragazza.

Una volta scoperta l’esistenza di un nuovo sistema operativo “OS 1”, decide di acquistarlo e provarlo.

Dopo aver scelto la voce femminile, lei si presenta come Samantha e i due iniziano a relazionarsi. Da questo nasce progressivamente una fortissima amicizia che si evolve in amore. Tanto che il protagonista si decide finalmente a firmare le carte del divorzio.

Samantha, soffrendo la sua natura non fisica, decide di contattare una ragazza per ‘soddisfare’ le esigenze della coppia.

Seppur riluttante inizialmente, il protagonista accetta, interrompendo però a metà il rapporto.

Da qui si crea una crisi nell’idilliaca coppia. Nonostante questo i due continuano ad uscire e a comportarsi come tutte le coppie.

Un giorno però il protagonista scopre di non essere l’unico amato o frequentato dal suo sistema operativo, visto che Samantha cresce così rapidamente che inizia ad avere pochi punti di contatto con la specie umana.

I due così si lasciano per continuare le rispettive esistenze su vie differenti.

L’amore per un’entità virtuale non è stata un grande invenzione, anzi nella storia del cinema sono stati tantissimi i film che hanno preceduto Her.

Da Gamer a SpyKids 3-D non sono mancate le storie sui generis mentre, d’altro canto, è stata una pellicola innovativa per l’introduzione di un sistema operativo come amante.

Questa visione distopica del futuro è poi stata ripresa da film come Blade Runner 2049 dove è nuovamente presente un sistema operativo, o qualcosa del genere.

Quest’ultimo ha preso completamente spunto da Her anche per la scena d’amore con la prostituta e i complessi dell’entità virtuale per la mancata fisicità.

Il film non si discosta troppo dalla realtà verso la quale ci stiamo avvicinando, soprattutto ora che la ricerca scientifica sta gettando soldi e risorse nell’elaborazione di bambole robot o occhiali per esperienze virtuali di tipo sessuale.

Di certo il film è lo specchio della nostra società sempre più propensa a creare un amore perfetto anche se finto, piuttosto che uno imperfetto ma vero.

Detto questo definirla ‘storia d’amore’ è eccessivo, anche perché è di certo più simile a una perversione nel senso stretto del termine, o comunque a una idealizzazione di un amore distorto.

La pellicola affronta temi delicati e importanti come il sesso telefonico o l’autoerotismo con una semplicità eccessiva, cercando di focalizzare il tutto sul romanticismo che palesemente non esiste.

Anche se Samantha è in grado di amare è evidente che non concepisca questo sentimento allo stesso modo di noi esseri umani, ed è altrettanto evidente che il protagonista si rifugi in una storia atipica per sfuggire alle insicurezze di una reale.

Per cui, anche se si sta arrivando sempre di più ad una realtà di questo tipo, dove il mondo del porno sostituisce ciò che l’altro non è in grado di darti con quella costanza e perfezione, e dove i social e i siti d’incontri ormai prendono il posto di quello che prima era un rapporto genuino e spontaneo, bisogna continuare a credere nell’amore, quello vero e imperfetto.

 

 

 

vittoriaborghese

vittoriaborghese

E' una studentessa di architettura presso Università degli studi Roma3 e le sue passioni sono il cinema, i fumetti e la scrittura. Nel 2013, dopo anni di giornalismo presso il suo liceo, vince il concorso di scrittura creativa in inglese ItalyWrites indetto dalla John Cabot University e viene premiata da Jhumpa Lahiri (premio Pulitzer nel 2000). Nel 2016 partecipa alla realizzazione di una serie TV, prossimamente in uscita, realizzandone lo storyboard e l'anno dopo inizia a lavorare nella segreteria universitaria vincendo la borsa di collaborazione. Altre passioni sono la vela (ha partecipato ai nazionali giovanili under 18 e ha fatto l'istruttrice per diversi anni), il calcetto, la pittura, la recitazione e il volontariato. Parla italiano, inglese e meno fluentemente lo spagnolo.