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Quando i videogiochi smettono di avere importanza Esiste un momento della propria vita in cui i videogiochi passano in secondo piano: affrontiamolo assieme e scopriamone i perché

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Circa due anni fa, in uno dei miei primi editoriali (trovate il link a fine articolo), avevo evidenziato l’esigenza di continuare a videogiocare nonostante l’avanzamento della mia vita verso l’età adulta. A due anni di distanza credo che alcuni passaggi di quell’articolo li cambierei e revisionerei, non tanto perché ho sbagliato a espormi in quel modo, piuttosto perché alcune mie riflessioni ed esperienze di vita mi hanno fatto comprendere che la relazione tra la crescita personale e il bisogno di videogiochi sia effettivamente proporzionale. Vi è però qualcos’altro da analizzare nella questione, un “piccolo” dettaglio che volevo in assoluto trattare in questo mio articolo. Cercherò di essere il più chiaro e onesto possibile e chissà che fra due anni possa ancora concordare con quello che sto per scrivere. Dopotutto però il cambiamento è uno status naturale e universale ed è corretto e forse giusto cambiare opinione e punto di vista nel tempo. Pertanto ecco cosa ho da dire nei confronti della delicata relazione tra videogiochi e  crescita individuale.

 

videogiochi smettono di avere importanza old school gamer
La mia anzianità me la immagino già così

 

QUALCHE TEMPO FA MI SENTIVO DIVERSO

Devo essere sincero: negli ultimi quattro mesi ho giocato pochissimo ai videogames rispetto ai primi mesi di questo folle 2017. Dopotutto però nei primi mesi di questo folle 2017 mi sono ritrovato a giocare per un quantitativo di ore settimanali ben inferiore a quelle che invece dedicavo in età adolescenziale. “Questione di tempistiche” mi ero detto, ed è vero: il percorso verso l’età adulta è irto di trappole e conseguenze inaspettate chiamate rispettivamente “Responsabilità” e “Maturità”. Passare ad avere almeno 6 ore di tempo libero durante il giorno da dedicare alle mie attività preferite arrivando poi ad averne una risicatissima in cui sfogarmi delle 23 ore di lotta precedente, mi ha portato inevitabilmente a scegliere come spendere quella unica e preziosa ora di svago. Tra lavoro, manutenzione ordinaria della casa, preparazione di cibi e commissioni varie risulta molto difficile riuscire ad avere anche soltanto l’energia per mettersi sul divano e finalmente prendersi un po’ di tempo per rinvigorire il proprio animo. Ma cosa scegliere allora? La risposta sembra scontata: si dovrebbe scegliere di fare quello che aggrada di più che, nel mio caso, è giocare ai videogames. Eppure mi piace anche leggere, guardare film e serie tv, ascoltare musica e scrivere articoli su Projectnerd.it. Capite benissimo che non posso fare tutte queste attività contemporaneamente.

 

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Il tempo passa vecchio mio!

 

Certo: alcuni di voi mi hanno consigliato di ottimizzare i tempi. Alcuni mi hanno detto di guardare puntate di serie tv mentre preparo da mangiare, altri di ascoltare la mia musica preferita mentre vado al lavoro, altri ancora di leggere esclusivamente sul treno o di videogiocare fino a tarda notte per recuperare ore di gioco (e perdere di conseguenza preziose ore di sonno). Tutto molto logico, tutti consigli molto validi. Vi è però soltanto un problema: ottemperando un comportamento di quel genere, si va a vivere le proprie passioni appiattendole come semplici strumenti di intrattenimento e svago, una condizione che, sapete, non accetto di buon grado. A me piace vivere ciò che più mi aggrada e pensare di dover appiattire la mia esperienza per una questione di tempistiche proprio non mi va giù. Eppure è proprio quello che sono stato costretto a fare, cercando però di scendere a compromessi in una difficile relazione tra tempi stretti e godimento personale. Effettivamente sono riuscito a ottenere un buon risultato con musica, film, serie tv e libri, ma non sono riuscito a trovare una soluzione per quanto riguarda la mia passione più grande: i videogiochi. Mi sono quindi interrogato sul motivo per cui non riuscissi a scendere a compromessi coi videogames, andando dapprima a prendere la scusa del “i giochi durano troppo per poterli finire in tempi ragionevoli”, al “non ci sono più giochi adatti a me”. Tali risposte però non mi soddisfacevano, fintanto ho iniziato poco a poco a giocare di meno per dedicarmi ad altre attività quotidiane o anche mensili, tra cui uscire di più la sera con amici e conoscenti, piuttosto che utilizzare le mie risorse economiche per viaggiare e conoscere nuove persone. E sapete una cosa? Con tutte queste mie nuove esperienze ho capito una cosa di me: i videogiochi, ai miei occhi, stanno perdendo importanza e per un motivo ben preciso (che so essere in comune con il vostro).

 

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Mi sono guardato allo specchio e mi sono chiesto: i videogiochi stanno diventando meno importanti per me?

 

 

QUANDO TUTTO SCIVOLA VIA

E’ inutile negarlo ed è inutile opporgli opposizione: per molti di noi, o almeno per coloro che attualmente rientrano nella fascia d’età fra i 23 e i 28 anni, i videogiochi stanno perdendo importanza. Una condizione che so essere condivisa nonché conseguenza di cause particolari e globali. Innanzitutto vi sono i contenuti videoludici: sono poche le software house che creano videogiochi specificatamente dedicati a un pubblico adulto e indaffarato, prediligendo invece le masse di adolescenti ancora piene di tempo libero da dedicare ai prodotti dell’industria. In secondo luogo vi è la cultura personale: persone della mia età o superiore hanno ormai visto e giocato di tutto, motivo per cui, accorgendosi di giocare e rigiocare le stesse idee di gameplay semplicemente rimasterizzate in salse diverse, porta inevitabilmente ad annoiarsi coi propri videogames. In relazione a questo vi sono anche i Social Media, i quali pongono idee di gaming molto appiattite e massificate in cui giocare qualcosa di diverso o esporre pensieri personali vuol dire essere linciati o esclusi dalle comunità vidoeludiche più grandi e proficue (il che ti fa sentire ancor più solo di quanto non potessi esserlo negli anni precedenti all’avvento di Facebook e Co.), arrivando quindi all’incapacità di riuscire a “giocare” effettivamente qualcosa, lasciandosi alle spalle il proprio “Io fanciullesco” per abbracciare un universo di responsabilità, diritti e doveri (una condizione a quanto pare naturale in questa società, che per fortuna può essere curata). In sottobosco alle cause poco sopra elencate vi è però un grande calderone che in qualche modo va a raggruppare tutti i motivi per cui i videogiochi smettono di avere importanza il cui nome è semplicemente..”Bisogno”.

 

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Il principale target dell’industria videoludica è il pubblico adolescente

 

IL BISOGNO DI VIDEOGIOCARE

Il motivo per cui molti di noi smettono di videogiocare è, banalmente, correlato all’assenza del bisogno di videogiocare. Che vuol dire? Per capirlo dobbiamo essere molto onesti con noi stessi ed analizzarci per quella che è stata la nostra esperienza.

Ammettiamolo: noi abbiamo avuto bisogno di videogiocare. Noi, nati prima degli anni 2000, abbiamo avuto bisogno dei videogiochi poiché il loro caldo richiamo ci proteggeva da una vita ingiusta e dannatamente brutta da accettare.

Dobbiamo essere onesti nell’affermare che i videogiocatori più anziani hanno iniziato a videogiocare perché probabilmente non erano tra i bambini più accettati del quartiere, motivo per cui rimanevano spesso soli e senza amici.

Dobbiamo essere onesti nell’affermare che i videogiocatori più anziani sono spesso persone piuttosto solitarie, lontane da un ideale di bellezza fisico condiviso, dallo strano senso dell’umorismo e dalla strana tendenza al cameratismo.

Dobbiamo essere quindi onesti nell’affermare che i videogiocatori d’epoca non erano i bambini più “fighi” del paese e nemmeno quelli più influenti della scuola.

 

Di conseguenza, tutti questi bambini (tra cui me stesso), hanno iniziato a videogiocare non tanto perché gli piacesse farlo (alla fine a tutti i bambini piacciono i videogames), ma soprattutto per colmare un vuoto sociale che altrimenti li avrebbe resi molto più cinici e irritati. E’ innegabile che le personalità nate da metà anni ‘80 fino ai primi anni 2000, investite dal pieno progresso delle tecnologie videoludiche, abbiano potuto sfogare la loro stranezza in lunghe sessioni di gameplay che infondevano fiducia e serenità nei lunghi minuti di godimento. Certo: se si aveva fortuna poteva capitare di trovare uno o due amichetti che potessero condividere la stessa propria stranezza e passione nei confronti dei videogiochi (nel mio caso condivisi tutta la mia fanciullezza con un amico con cui tutt’ora esco qualche sabato al bar), ma ad ogni ora spesa davanti al televisore, ad ogni videogioco finito si otteneva una soddisfazione pari a quella all’atto di conquistare la ragazzina più bella della scuola. Di conseguenza, quel vuoto sociale fatto di prese in giro dai bulletti della scuola e di giudizi negativi di insegnanti e genitori si andava a colmare, a riempire di frame e modelli poligonali che, poco a poco, ci aiutavano a crescere e a modellare la nostra personalità.

 

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Avevamo bisogno dei videogiochi. Avevamo bisogno di loro per sentirci più al sicuro e più lontani da quel mondo che non accettava di buon grado i “bambini strani”

 

Dobbiamo essere quindi onesti con noi stessi: avevamo bisogno dei videogiochi. Senza di loro, la nostra fanciullezza e la nostra adolescenza sarebbe stata molto più difficile di quanto potremmo immaginare. Senza le migliaia di ore spese a divorare videogames, senza le milioni di partite vinte o perse in strani sparatutto online e senza le amicizie virtuali con persone del tutto simili a noi, avremmo sicuramente vissuto un’adolescenza di prese in giro e di depressione in cerca di qualcosa che potesse effettivamente esserci utile per proseguire il nostro percorso di vita. Ma pensa un po’ la fregatura: ora sei cresciuto, sei una persona con una determinata personalità, probabilmente rispettata (i bambini più strani sono poi gli adulti più in gamba e intraprendenti), e ora fai fatica a giocare ai videogames. Ebbene, signori e signore, non è tanto una questione di età, di responsabilità o di tempistiche. Il motivo per cui iniziate a smettere di videogiocare è insito nel fatto che non avete più bisogno di videogiocare perché, guarda un po’, quel vuoto da riempire e che i videogiochi hanno aiutato ad assolvere, pensate, non esiste più.

 

E di conseguenza, all’improvviso, i videogiochi perdono importanza.

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Il motivo per cui iniziate a smettere di videogiocare è insito nel fatto che non avete più bisogno di videogiocare perché, guarda un po’, quel vuoto da riempire e che i videogiochi hanno aiutato ad assolvere, pensate, non esiste più.

 

MA E’ STATA TUTTA UNA BUGIA?

E’ inutile tentare di alimentare una passione nelle stesse modalità che potevamo utilizzare tempo addietro, così come è inutile mentire a noi stessi cercando cause che non esistono. Tuttavia, affermare che i videogiochi stanno per noi perdendo importanza non vuol dire che necessariamente dobbiamo smettere di videogiocare. Perdere di importanza non vuol tagliare i ponti con quella determinata passione, anzi. Innanzitutto può essere utile ricordare tutti i momenti passati assieme a videogiochi e ad amici legati ad essi. Nel mio caso avrei milioni di aneddoti da raccontare, miliardi di momenti da visualizzare uno nuova volta e infiniti motivi per cui sceglierei ancora una volta di rivivere tutto quello che ho vissuto e che mi fanno capire quanto i videogames siano stati davvero importanti per me.

 

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I videogiochi continueranno ad essere sempre importanti per me

 

Successivamente è doveroso analizzare la propria vita attuale e osservare quanto abbiano effettivamente perso importanza per noi i videogames. Ci piace fare altro? Il fatto che ci definiamo appassionati di videogiochi non vuol dire che dobbiamo per forza giocarci forsennosamente: molto meglio rinvigorirsi con le attività che più ci aggradano in quel determinato momento della vita piuttosto che forzare, in modo nocivo, qualche nuova attività videoludica. Se però l’idea di videogiocare è ancora fra la testa, ma proprio non si riesce a trovare nulla con cui soddisfare la propria fame di videogames, potrebbe essere un’idea quella di dedicarsi a qualche titolo multiplayer con il supporto degli amici di sempre: qualsiasi essa sia la vostra esperienza, state pur certi che con una buona dose di ottimi amici tutto migliora, anche a costo di dedicare il proprio tempo a videogiochi di dubbio livello come Destiny, Overwatch, PUBG o altri. Il segreto, in tal caso, non è tanto la qualità dell’esperienza ludica, bensì la condivisione di momenti spensierati assieme alle persone che contano per noi.

 

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Giocare con amici e familiari è sempre un ottimo modo per continuare, con serenità, la propria relazione coi videogiochi

 

IN THE CONCLUSION (si, lo scrivo sbagliato perché mi diverte farlo)

In realtà di vere soluzioni non ne esistono. Ognuno vive la sua condizione in modo personale e intimo, ma certamente il mio punto di vista può effettivamente aiutare a risolvere una nostra situazione interna quale quella di una dura crisi relazionale tra noi e i videogames. Non ha senso portare avanti una passione in cui magari non ci riconosciamo più o che ci porta via tempo da quello che invece vorremmo fare realmente. I videogiochi ci hanno aiutato, ci hanno insegnato e ci hanno accompagnato in un percorso di vita mozzafiato. Siamo però arrivati al punto in cui non abbiamo più bisogno di loro. Alcuni semplicemente decidono di abbandonarli di punto in bianco, altri di appiattirli a puri e semplici strumenti di intrattenimento personale e altri, come me, ci giocano sporadicamente cercando di continuare a vivere la propria passione con lo stesso fuoco di sempre, semplicemente a poche dosi al mese.

Dopotutto il bello della vita è anche il cambiamento: uno status naturale e universale che ci permette di sperimentare e vivere nuove interessanti esperienze. Certo ancor più belle se di tanto in tanto si riprende in mano il pad per provare il brivido di un nuovo videogioco.

 

O magari, semplicemente, per insegnare ai propri figli quello che i videogiochi sono stati per noi.

 

Editoriale: “Invecchio, ma non mollo” citato a inizio articolo disponibile cliccando qui

AgosRogger

AgosRogger

Tosto come un Krogan, gli piace essere graffiante e provocante per scoprire cosa il lettore pensa dei suoi strani pensieri da filosofo videoludico. Adora i lupi, gli eventi atmosferici estremi, il romanticismo e Napoleone.