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Monolith – La Recensione L'adattamento cinematografico made in italy della storia nata dalla mente di Roberto Recchioni

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Una madre, un figlio piccolo e una macchina iper-tecnologica, questi sono i 3 ingredienti fondamentali di Monolith, un survival thriller diretto da Ivan Silvestrini e trasposizione di un idea nata da Roberto Recchioni, che ne ha curato la Graphic Novel.

Tutto molto semplice, la madre, un ex stellina del pop ora madre di un bimbo, per la prima volta alla guida di una Monolith affronta un viaggio in preda alla gelosia e convinta che il marito la stia tradendo con una sua amica decide di fargli una sorpresa.
Una serie di sfortunati eventi la porteranno e rimanere chiusa fuori dalla macchina nel deserto, con il figlio intrappolato in quella che ormai è la prigione perfetta.

Ivan Silvestrini fa un lavoro encomiabile, la sua regia, aiutata dallo splendore naturale del paesaggio, è pressoché perfetta in ogni scena.
Monolith risulta infatti ben curato in ogni dettaglio, ottimo il contrasto fra il deserto californiano che fa da contorno alla storia e le componenti umane, la macchina futuristica e l’aereo ormai abbandonato.

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Peccato però che non stiamo parlando di un documentario, ma di un film, quindi  per parafrasare un po la canzone oltre la fotografia c’è di più.
Molto probabilmente è colpa del mio gusto personale, che non apprezza quanto messo in scena dalla storia di Recchioni e la sceneggiatura scritta da Elena Bucaccio, l’idea di base potrebbe essere quella di un episodio di una serie tipo Black Mirror, allungato di quel che basta per superare le misure da episodio e trasformarsi in lungometraggio ( infatti è relativamente breve, circa 1 ora e 30 minuti ), la differenza di minutaggio avrebbe potuto essere usata per espandere un po’ il background dei personaggi e per curare meglio la credibilità degli eventi in ballo.

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Ora forse sarò esagerato, ma non vedevo una sequenza di eventi cosi casualmente devastante all’interno di un auto dai tempi della morte del papà di Dawson in Dawson’s Creek e stiamo parlando di una persona che ballava alla guida con un cono gelato in mano, fate voi .

 

Nonostante la prestazione molto buona della protagonista Katrina Bowden ( 30 rock ) che da sola deve tenere il film sulle spalle e la già detta breve durata, lo sviluppo di Monolith potrebbe annoiare lo spettatore, il che è un opzione pessima per una pellicola che invece dovrebbe tenere la tensione sempre a livelli altissimi.
In qualche modo il film finisce per creare un ambiente troppo sicuro, che non permette mai allo spettatore di pensare che la situazione possa finire realmente male anche se gioca a mostrarci il contrario.

Un operazione forse acerba per i miei gusti, ma che risulta lo stesso uno spiraglio d’aria fresca e innovativa in uno stivale che spesso si chiude nella sicurezza dei suoi generi preferiti,questo fa si che Monolith meriti un plauso speciale.

 

 

Marcello Portolan

Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, divenuto poi perito informatico, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e Film da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter.