La Fine della Ragione, un’amara riflessione sulla nostra contemporaneità – Recensione L'analisi dell'ultima fatica di Roberto Recchioni

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La Fine della RagioneLa sceneggiatura: una distopia non così distopica
La neonata Feltrinelli Comics dimostra di saper scommettere e rischiare con un titolo la cui lettura potrebbe far arrabbiare più di una persona; ed infatti, La Fine della Ragione è un’intelligente provocazione, che mira e colpisce numerosi individui che affollano le piazze del nostro Bel Paese e, soprattutto, le nostre bacheche social: complottisti, razzisti, laureati all’università della vita, bigotti, analfabeti funzionali e chi più ne ha più ne metta.
Recchioni pesca dai meandri più oscuri del web italiano e, ahimè, anche dalle vicende più recenti di cronaca, che vedono infuriare una lotta senza quartiere tra vaccinisti e anti-vax. Proprio da questo assurdo conflitto si dipana la semplice storia de La Fine della Ragione: una giovane madre, la cui figlia giace a letto gravemente malata, decide di ribellarsi al volere del popolo e alle terapie basate sull’acqua e zucchero (in sintesi, la tanto decantata omeopatia), iniziando un cammino alla ricerca di una comunità di scienziati che vive, rifiutata e disprezzata da tutti, in un laboratorio sotterraneo. Focalizzarsi sulla trama sarebbe come ordinare un buon whisky e apprezzare solo il bicchiere in cui esso è contenuto; la storia è davvero un semplice pretesto che Recchioni usa per denunciare la nostra deprimente attualità, la patina dietro alla quale si cela una feroce critica al nostro modo di essere. Una provocazione, appunto, che cerca di farci riflettere sulla direzione che stiamo imboccando. Benintesi, non si tratta della paternale di un anziano e saggio scrittore, ma di una sceneggiatura dal sapore amaro, che non lascia spazio ad un minimo barlume di positività. In una prospettiva quasi oggettivizzante, Recchioni cinicamente ci pone di fronte alla realtà dei fatti e non fornisce alcuna via di scampo. Il pessimismo pervade ogni linea del suo lavoro. E qui si annida il più grande difetto de La Fine della Ragione: l’autore è molto bravo a costruire la cosiddetta pars destruens, elaborando una critica serrata e ironicamente amara a tutti questi rigurgiti medievali che sembrano arrivare da ogni campo sociale; al contempo però non fornisce alcuna soluzione, alcun punto di vista positivo, una pars costruens insomma. Recchioni si limita a sottolineare solo ciò che non va bene, quasi come se la nostra società sia destinata alla condanna, e non dà minimo risalto agli aspetti positivi o a tutte quelle voci che contrastano nettamente i suddetti orientamenti, che sono pur presenti e vanno a costruire una maggioranza piuttosto significava. Opinabile anche la critica politica, a mio parere troppo orientata verso una sola forza politica. Pur essendo chi scrive assai lontano dalle idee del partito in questione, la cui identità è facilmente intuibile da alcune frasi del testo, ritengo che l’offerta politica attuale sia più che mai desolante, e dunque la critica non sarebbe potuta non essere così circostanziata. A onor del vero, durante un incontro con i lettori visionabile su Youtube, l’autore ha precisato questo suo punto di vista, non risparmiando anche agli altri competitors. Un peccato che questo aspetto non emerga anche dalla sceneggiatura, ma debba essere chiarito dalla viva voce di chi l’opera l’ha scritta. Dunque, alle numerose critiche non si accompagnano riflessioni di senso opposto, ma sono indicati solo i mali della nostra società in quella che sembra una prospettiva inevitabile e assoluta. Recchioni non ci dà scampo, critica ma non sembra essere interessato più di tanto alla ricerca di una soluzione.
Un plauso, invece, alla costruzione dialogica, semplice e asciutta, proprio come la società di oggi richiede. Anche in questo, Recchioni dimostra sagacia e sfodera la sua velata critica: nell’epoca della semplificazione e delle fake news, lo sceneggiatore sceglie di usare poche ed efficaci parole per veicolare un messaggio complesso. Simpatica la premessa iniziale, che strizza l’occhio ai tanto vilipesi analfabeti funzionali; geniale l’idea di sottolineare in rosso le parole salienti, di modo che chiunque possa dire di aver letto e capito il volume, pur limitandosi a leggere i vocaboli evidenziati. Peccato che le diverse sottolineature – laddove scelleratamente ci si fermasse a leggere solo quelle -, veicolino un messaggio ben diverso da quello reale, replicando su carta il modo spesso capzioso e fuori dal mondo con cui i complottisti della prima ora leggono una qualsiasi notizia.

I disegni: Miller in salsa italiana
Lo stile di Recchioni mi ha ricordato quello di Frank Miller, non solo nella figura della donna protagonista, ma anche per l’essenzialità e spigolosità del tratto. Un segno nervoso, veloce, quasi a voler sottolineare ulteriormente il senso di l’isteria collettiva che aleggia in ogni pagina de La Fine della Ragione.
I colori sono fiochi e poco accesi, utili per sottolineare l’opacità e oscurità mentale del tempo in cui la storia si svolge. La desolazione dei paesaggi contribuisce a costruire questo affresco decadente. Ricorrenti le citazioni all’interno delle tavole. La fusione tra sceneggiatura e disegni è eccezionale, capace di creare un corpus omogeneo e ben strutturato.

Commenti finali
La Fine della Ragione è una lettura più che valida, una critica decisa al nostro modo di essere, realizzata da uno degli sceneggiatori più social del panorama italiano. Un’opera volutamente polemica, frizzante e disillusa, la quale si limita però a sottolineare solo ciò che non va, senza rimarcare anche gli aspetti positivi, che fanno da contraltare a questo oscurantismo dilagante.

PRO
1) Oltre alla polemica voluta, la sceneggiatura stimola il lettore ad interrogarsi su ciò che legge
2) Stile grafico ottimo
3) Perfetta amalgama tra sceneggiatura e disegni

CONTRO
1) La storia è pretestuosa
2) L’autore si concentra solo sulla critica e non articola oltre la sua riflessione
3) Critica politica troppo circostanziata

Two-Face

Un nickname per nulla casuale: due amici, due studenti di giurisprudenza, due appassionati di fumetti; nel tempo libero, gestori della pagina Facebook And comics for all.