E3 2015: l’E3 dei Sogni

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ANNI DA NON RICORDARE

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Halo 3 fu presentato nel 2007 su Xbox 360, in uno degli E3 più belli di sempre

Probabilmente non ci crederete, ma io non sopporto l’E3. Tale manifestazione, che vuole essere scambiata per una fiera, punta sempre e solo al pubblico americano, osteggiando un rigurgito generazionale verso il vecchio continente e tentando di americanizzare il paese del Sol Levante: il Giappone.

Non sono un vero e proprio simpatizzante della cultura americana e per tale motivo un non sono un grande estimatore dei videogiochi tipicamente americani, ma nel complesso riesco ad apprezzarne la maggior parte. Sta di fatto che l’E3 esalta il patriottismo videoludico americano, fatto di esplosioni, guerre contro una inspiegabile Russia sempre al centro di deplorevoli vicende (e ci credo che Putin si sia arrabbiato a tal punto da schierare per davvero dei missili nucleari), e soprattutto tante, tante, tantissime esplosioni. Un trend vincente, certamente, ma dalla doppia personalità: alla lunga ha infatti portato all’appiattimento totale dell’industria videoludica, sottraendo spazio all’originalità e spianando freddi parcheggi di cemento per titoli “copia e incolla” dall’infinita enumerazione.

Non vorrei certo pomelizzare, anche se è quello che sto proprio facendo, ma dal 2007 al 2014, per ben sette anni di fila, il mondo videoludico è entrato in netta recessione culturale.

UN ESEMPIO DA NON SEGUIRE

Siamo onesti: la generazione Xbox 360/Ps3 è stata completamente devastata da centinaia di titoli sparatutto a sfondo bellico moderno per una forza di propaganda sicuramente senza pari, ma anche incredibilmente noiosa ed evitabile. Nonostante tutto però, le vendite delle due console hanno sorpreso entrambe le parti, ma soprattutto, ad aver sopreso, è stata la costanza dei giocatori meno accaniti nell’acquistare ogni anno gli stessi titoli per un tempo indefinito di anni. La diretta conseguenza è stata una Xbox 360, la mia, lanciata giù dal balcone del quarto piano di casa mia dopo l’ennesima pubblicità di Call of Duty: Modern Warfare 2 e una Ps3 dispersa nei meandri dei miei armadi ormai dimenticata anche dagli antichi dei: molto probabilmente, se la ritroverò, scoprirò una nuova razza di esseri senzienti nata dalla polvere incrostata sulla scocca della terza console Sony.

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A quanto pare, al nostro amicone, non piaceva videogiocare

L’idea di presentare gli stessi titoli con numeri diversi dopo un corto slogan propagandistico, ha continuato a infiammare le masse fino al 2014, anno in cui si iniziò a percepire un piccolo cambiamento ( e chiamiamolo pure miglioramento).

Dopo il spaventoso E3 2013 che vedeva protagoniste una Microsoft impazzita per i programmi televisivi e una Sony impazzita per un pubblico di gamer incalliti che a quanto pare non sapeva di avere (150 milioni di Ps2 non ti dicevano nulla, Sony!?), il 2014 fu un anno di ripensamenti. Microsoft assunse Phil Spencer, un simpatico e grassoccio ometto in crisi di mezza età, mentre Sony continuò con le stesse persone assunte nel corso del 2008, simpaticamente chiamate Dr. House & Friends. Sta di fatto che nel 2014, entrambe le aziende cercarono di darsi battaglia nel modo migliore possibile, nel tentativo di accaparrarsi più consumatori possibili.
Insomma: era il principio di una sana concorrenza.

SE NON CONCORRI, NON SONO FELICE

In qualsiasi settore economico, che siano le automobili o le mele del trentino, la concorrenza è fondamentale per mantenere in salute l’economia. Due aziende concorrenti, infatti, cercheranno in tutti i modi di accalappiare la fetta più grande di pubblico proponendo prodotti migliori (e magari innovativi), al prezzo minore. In sostanza, la concorrenza fa bene a tutti: prodotti migliori, prezzi di vendita inferiori, vendite più alte. Un settore non sano, e quindi non in regime di concorrenza, è sicuramente una tragedia per il consumatore finale: prezzi più alti, prodotti sempre più scadenti, vendite medie. Ciò accade in quanto il capitalismo impone di eliminare i diretti concorrenti per poter proprorre il proprio prodotto al prezzo più alto al costo più basso: se in regime di sana concorrenza pagherei un processore all’incirca 100 euro, in assenza di concorrenza lo stesso prodotto lo andrei a pagare oltre 300 euro. Il mio esempio non è casuale: proprio a causa di una concorrenza praticamente assente, il settore dei processori consumer è afflitto dal suo diretto sintomo: prezzi alti e progresso minimo. Una tragedia, appunto.

Non so cosa sia successo dopo la conclusione dell’E3 2014, ma qualcosa è scattato nella mente dei dirigenti Sony e Microsoft. Magari, ipotizzo io, sono stati visitati dai famosi tre Fantasmi di Natale in veste di videogiocatori appassionati, o forse hanno capito che farsi concorrenza vera vuol dire più ricavi. Si: penso che la visita dei tre spiriti del videoludo sia più credibile.

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Horizon: Zero Down è l’esempio lampante di una Sony volenterosa di credere in nuovi progetti

E fu così che lo scorso 15 giugno, incuriosito dalla manifestazione dell’anno precedente, accesi la mia Xbox One per collegarmi direttamente alla conferenza Microsoft in streaming in alta definizione. Nonostante su Xbox One ci fosse la traduzione simultanea in Italiano diretta da una non simpatica signorina (poi fortunatamente messa a tacere), non potei che verificare quanto il cambiamento non fosse più vicino, ma anzi si stesse materializzando davanti ai miei occhi.

Concorrenza, concorrenza pura. Lo si sapeva già: era Microsoft che doveva dimostrare di essere cambiata, non l’eterna giovane Sony, perciò nutrivo delle alte aspettative per la conferenza dell’azienda di Redmond. Ma fatemelo dire: mai mi sarei aspettato qualcosa di così incredibile.

Forse non a tutti piacciono i titoli presentati il che è naturale, ma l’assenza totale di qualsiasi sparatutto a sfondo bellico e annunci in World Premiere mi hanno fatto davvero sobbalzare dal mio soffice divano. La varietà degli annunci unita alla volontà di sfatare il mito per cui le console di Microsoft siano adatte ai soli sparatutto e giochi di corsa, mi hanno talmente emozionato tanto da farmi finire tutte le scorte di fazzolettini acquistate per l’inverno futuro.

Erano anni, precisamente sette, che non vedevo così tanta varietà, così tanti colori, così tanta voglia di stupire: basta sparatutto a sfondo bellico, basta grige strade piene di cadaveri. Venite a noi colori, venite a noi nuove proprietà intellettuali, venite a noi nuovi stili di gameplay!

Sony non si è lasciata scappare l’occasione di controbattere Microsoft a suon di grandi annunci , ma contrariamente a quanto avvenne il giorno prima, non ebbi abbastanza fazzolettini, impregnando il pavimento della mia casa di vere lacrime da gamer (ottime per compiere sortilegi e maledizioni verso i creatori di DLC). Tanta varietà, tanti giochi nuovi, tanta voglia di innovare, andare avanti: non se ne può più di videogiochi che non lasciano la minima scelta di approccio, non se ne può più di film interattivi (escluse le avventure grafiche: quelle lasciamole così come sono):

vogliamo giochi, giochi veri! Vogliamo tornare al progresso, tornare indietro per continuare ad andare avanti.

UNA SCOMODA VERITA’

Non sempre la qualità ripaga gli sforzi..

Il mio articolo, lo avrete capito, non vuole essere un resoconto dell’E3 appena passato, semmai una riflessione a caldo su quanto avvenuto. Se il nomignolo di “E3 dei Sogni” coniato da me stesso sembra essere appropriato per la manifestazione appena passata, è anche vero che non tutto è andato per il verso giusto. Insomma: se da una parte è ritornata la voglia di innovare sia da parte delle aziende che, soprattutto, da parte dal pubblico che oggi sembra essere composto da persone migliori (guai a voi se acquisterete ancora sparatutto a sfondo bellico), vi è stata una azienda che ha deciso di chiudersi, di non far vedere nulla e, anzi, di andare contro la stessa volontà della schiera di appassionati che da anni la sostiene: NINTENDO.

Non so cosa pensare: forse Nintendo si è stancata di fare videogiochi o forse vuole davvero cambiare business. Diciamo la verità: Nintendo è una azienda più vecchia dell’Italia stessa e più e più volte ha cambiato modello di business per andare incontro a ricavi assicurati. Nonostante l’azienda è tipicamente Giapponese, il capitalismo, purtroppo, non permettela vita eterna dei settori creati nel regime economico tutt’oggi vigente. Magari Nintendo ha compreso che i videogiochi come oggi li intendiamo andranno a sfociare in nulla da qui in pochi anni, motivo per cui Nintendo ha acquistato una moltitudine di azioni di una nota azienda giapponese, di nome DeNa, operante nel settore dei videogiochi per Smartphone, e per tale motivo non più volenterosa di fare prodigi economici come già compiuto in passato.

Ma Nintendo lo sa: la qualità non sempre paga. Il triste Gamecube lo ricorda bene: qualità del software elevatissima, Hardware da capogiro con retrocompatibilità completa, vendite scarsissime.

Penso quindi a quella brutta esperienza e mi dico: “Forse Nintendo non ha più fiducia in noi e se ne vuole andare o forse ha capito che i tempi sono cambiati e che non c’è più spazio per lei”. Ma se è vero che ha in sviluppo una nuova console, nome in codice ProjectNX, e se è vero che molti dei titoli annunciati per Wii U usciranno in realtà per questa nuova console, allora Nintendo si deve sbrigare: non voglio che per colpa di vicende passate e contemporanee, la storia azienda, l’azienda che ha dato effettivamente vita al videogioco tradizionale casalingo come lo conosciamo noi tutt’oggi, vada a immettersi in un mercato non sano, saturo e maligno come quello degli smartphone.

Ti prego, Nintendo, non mollare!

Satoru Iwata, President of Nintendo Co., Ltd., poses after Nintendo's E3 presentation of their new Nintendo 3DS at the E3 Media & Business Summit in Los Angeles
Stai attento, Iwata, che se solo provi a mollare il mondo videoludo..non oso nemmeno pensarci!

UNA CONCLUSIONE FELICE

L’E3 2015 è stata una grande sorpresa e sicuramente un punto di rottura con questi sette anni passati nell’assoluta mediocrità. Finalmente ho voglia di provare con mano tutti i titoli annunciati,

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con la certezza che la maggior parte di loro riuscirà a far breccia nel mio cuore.

Microsoft e Sony hanno deciso di farsi una sana concorrenza e ciò non può far che bene a noi consumatori finali, o meglio dire, videogiocatori finali. Tanti giochi di tanti generi in arrivo quindi, e tanti pomeriggi soleggiati passati in casa davanti alla nostra console preferita. Prevedo pertanto una generazione di riscatto, composta da comunità civili e serene e soprattutto da aziende volenterose di ascoltare il parere dei videogiocatori. E miraccomando, lo ripeto per l’ultima volta:

NON COMPRATE SPARATUTTO A SFONDO BELLICO!

Marco Masotina

Tosto come un Krogan, gli piace essere graffiante e provocante per scoprire cosa il lettore pensa dei suoi strani pensieri da filosofo videoludico. Adora i lupi, gli eventi atmosferici estremi, il romanticismo e Napoleone.