Assassin’s Creed Syndicate: la nostra recensione

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Ogni anno arriva Halloween, il Natale, i Judas Priest (o altre band rock d’annata) annunciano l’ennesimo tour d’addio e, puntualmente, verso la fine di ottobre, arriva anche l’ennesimo capitolo di Assassin’s Creed.
Ormai in molti hanno smesso di seguire il brand, specie dopo quello scandalo che fu Unity, tra bug, glitch vari, patch che non hanno risolto nulla o che hanno fatto più danni che altro, ciononostante, rimane una delle serie di maggior successo degli ultimi anni.

Ho ancora gli incubi
Ho ancora gli incubi.

Il primo capitolo approdò sulle nostre console nell’ormai lontano 2007, e, all’epoca, fu un gioco, oserei dire, rivoluzionario.
Città completamente esplorabili e l’innovativo sistema di arrampicata, fecero la fortuna di questa serie.
Con il passare degli anni, però, il gioco perse quell’odore di nuovo e ogni capitolo, divenne la copia dello stesso (esattamente come un’altra serie, anch’essa molto in voga grazie alla scorsa generazione…), per ogni elemento aggiunto, ne veniva eliminato un altro, quasi sempre introdotto dal capitolo precedente e rendendo il gioco più chiuso.
Per lo meno, fino a Syndicate.

Quest’anno, Ubisoft voleva e DOVEVA recuperare dalla figuraccia che fece con Unity e quindi ha fatto lavorare il suo team affinchè il gioco fosse più innovativo dei capitoli precedenti.

Siamo a Loassassins_creed_syndicate_fi_2ndra, sul finire del XIX secolo, in piena rivoluzione industriale e impersoniamo i fratelli Frye (si, avete capito bene, il protagonista non è più uno solo), due assassini intenzionati a liberare Londra dall’oppressione templare che comanda la città e alla ricerca dell’ennesimo frutto dell’eden.
Non mi soffermo un granchè sulla storia, per evitare spoiler, ma vi assicuro che, pur centrando davvero poco con ciò che siamo stati abituati dai primi capitoli, è davvero ben fatta e avremo modo di incontrare importanti personaggi che hanno rivoluzionato l’età moderna, da Charles Darwin a Karl Marx.

Purtroppo però, si è persa la magia dei primi capitoli, tutto quell’alone di mistero verso “il Credo degli Assassini”, “l’Ordine Templare” e i “Frutti dell’Eden”, è sparito, lasciando spazio ad una trama più semplice e con meno colpi di scena, oserei dire banale.

La prima regola del Fight Club è non parlare mai del Fight Club,
La prima regola del Fight Club è non parlare mai del Fight Club,

La città è davvero ben fatta e piena di dettagli e di attività da fare, si va dal liberare le zone dal controllo della banda rivale al rubare i carichi dai treni in corsa o al fare combattimenti clandestini, non preoccupatevi che non vi mancherà mai il modo di fare soldi ed esperienza extra.
Nonostante tutte queste attività, il periodo storico scelto, e la città, non sono in grado di attirare il videogiocatore ad esplorare, i primi capitoli, specialmente quelli ambientati in Italia, offrivano un livello di “cultura” maggiore. Ma si sa, da italiano, preferisco sempre il “bel paese”.
A livello di gameplay abbiamo una rivoluzione per la serie, grazie all’inserimento dei due protagonisti, Jacob ed Evie.
I due gemelli condividono i punti esperienza e alcune parti di attrezzatura ma non le abilità, quindi ogni personaggio potrete farlo crescere secondo le vostre preferenze, che comunque, saranno ovvie, una volta che capirete come usare al meglio i due gemelli.
Se con Jacob potrete buttarvi in mezzo al combattimento e dire “fanc**o agli assassini, sono un bandito”, con Evie godrete di un’esperienza stealth davvero ben fatta e, per completare gli obiettivi del “ricordo” alla perfezione, spesso, non dovrete uccidere nessuno.
I combattimenti sono stati migliorati e resi più divertenti e meno snervanti grazie con l’aggiunta delle combo e dei tasti da premere per parare e rompere la guardia degli avversari.
Assassin-Creed-Syndicate-1Interessante anche l’implementazione della banda e il poter reclutare i “Rooks” in qualunque momento, questo evita spesso di entrare in combattimento e ci permette di stare sopra un palazzo a dare ordini e farli combattere contro chi vogliamo.
Hanno migliorato l’idea che hanno avuto in Assassin’s Creed Brotherhood.

 

 

 

Passiamo ora a ciò che chiunque sta aspettando, la parte tecnica.
Unity, il capitolo precedente, è stato davvero un flop sotto questo punto di vista, glitch grafici, cali di framerate e bug che costringevano a riavviare le missioni erano piuttosto frequenti.
Ubisoft ha dichiarato di aver lavorato per risolvere questi problemi e far in modo che il capitolo del 2015 non ne avesse.
I dettagli grafici, rispetto al precedente capitolo, sono calati, ci sono meno personaggi a schermo, il campo visivo è inferiore (o magari hanno usato la nebbia come espediente per diminuirlo, è pur sempre Londra) quindi il gioco dovrebbe, e sottolineo DOVREBBE, risultare più fluido.
Purtroppo non è così, qualche calo di frame è ancora presente e glitch grafici e bug, purtroppo, continuano ad esserci. Fortunatamente non siamo ai livello di Unity, ma i bug vi costringeranno comunque a ripetere certe missioni e risulteranno snervanti.
Ubisoft non ha ancora imparato.

 

TRY AGAIN

 

Ad ogni modo, il gioco risulta “carino” e piacevole ai più, ma non è niente di speciale, specie se paragonato ai primi.

Speriamo che, per il prossimo anno, Ubisoft possa rilasciare al pubblico un prodotto davvero “next gen” e che cambi molte cose nella serie, sarebbe bello tornare ad un periodo storico più interessante o arrampicarsi sui grattacieli, come abbiamo fatto con Desmond in passato.

Certamente, non posso che consigliarvi questo gioco, se siete fan della serie, ma solo quando il prezzo calerà intorno ai 30€, non mi sento di consigliarvi di spendere una cifra più importante per rimanere delusi da vari aspetti, tra cui, quello più importante, la trama.

L1on

Appassionato di musica rock e di tecnologia da sempre, sempre pronto a divertirsi e conoscere nuove cose per appesantire il suo bagaglio culturale. Tra le giornate passate in palestra e a suonare, ha poco tempo da dedicare ai videogiochi, ma se un gioco lo prende, ci vive.