Metal Gear Solid V: Recensione e Analisi dei problemi

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Metal Gear Solid V: tutto quello che c’è da sapere e anche ciò che non si dovrebbe sapere!

 

Parlare di un videogioco come Metal Gear Solid V The Phantom Pain (mgsv d’ora in poi) non è affatto facile. Si tratta di un titolo che ha diviso in due i fan, tra chi sostiene che sia un titolo soddisfacente sotto tutti i punti di vista (ne parleremo a fondo) e tra chi, invece, non è riuscito ad apprezzare nient’altro che il gameplay a causa di alcune evidenti sezioni rimaste incomplete, specie per la trama.

 

E’ mia intenzione tentare di far chiarezza presentando in primis l’opera nel suo insieme, cominciando dal prologo venduto separatamente alle scelte intraprese per la conclusione delle vicende fino a una terza sezione ricca di (necessari) spoiler, con l’intento di analizzare tali scelte e, in particolar modo, i contenuti e cosa ci rimane della maestosa saga crea da Hideo Kojima.

Ma andiamo con ordine.

 

 

LA PRIMA APPARIZIONE DI MGSV

“Combattere è l’unica cosa che capisco. Ma ciò non significa che ce l’abbia con chi crede nella pace” – Big Boss

 

Mi rivolgo principalmente a coloro che non hanno messo mano sull’ultima fatica di Hideo Kojima (ma dove vivete?!), dato che gli appassionati non solo se lo saranno platinato, ma staranno discutendo sui vari forum sull’assurdo finale di Big Boss.

 

MGSV venne presentato durante l’E3 del 2012 con un trailer che si concentrava più sulla trama piuttosto che sul gameplay, mostrando la visita di un personaggio oscuro chiamato Skull Face in una base di prigionia chiamata Campo Omega. Skull Face si presenta minaccioso fin da subito, con un volto bruciato e un’uniforme da ufficiale mentre rivolge dei complimenti sul ruolo da traditore che Chico, il bambino soldato di MGS Peace Walker, avrebbe eseguito. Alla fine del monologo, Skull Face consegna un walkman a Chico e parte il brano musicale “Here’s to you” (Vanzetti e Morricone) che accompagnerà l’uscita di scena del torturatore tramite elicottero a cui cancellerà la sigla XOF, lanciando diverse toppe con l’iconica volpe e la sigla FOX durante il decollo.

In questo preciso istante, compare un uomo che scala una montagna. E’ nient’altro che Big Boss che esordisce con “Kept you waitin’, uh?” e inizia la missione. Qui viene mostrata una piccolissima parte di gameplay e la grande cura che i programmatori hanno dato all’aspetto visivo, seppur per poco tempo visto che il trailer termina con l’allerta della base per aver scoperto Big Boss.

MGSV appare fin da subito spettacolare, con un realismo di incredibile impatto, un lavoro di motion capture per il volto impossibile da distinguere dal vero e una cura maniacale per tutto ciò che contribuisce a creare un’atmosfera coinvolgente, dalle luci che influenzano la location alle ombre sempre fedeli, dal suono della pioggia che cade violentemente sul suolo ai movimenti realistici dei personaggi, in primis di Big Boss.

Le aspettative di un altro capolavoro targato Kojima Production c’erano tutte, ma quel che gli appassionati si domandavano erano i dettagli della trama. Cosa avrebbe raccontato questo Ground Zeroes? Perchè questo sottotitolo? Ma finalmente… Quale sarà il pezzo mancante della catena che collega la storia del soldatto leggendario a quella di Solid Snake?

Se vi siete persi il trailer o non avete giocato Metal Gear Solid Ground Zeroes, eccovi il filmato.

 

 

 

PRIMO APPROCCIO CON THE PHANTOM PAIN

“Questo è lei, come ha vissuto finora. Da domani, questo sarà il suo fantasma” – dottore

 

Il tragico “finale” (se così si può definire) di Metal Gear Solid V Ground Zeroes lascia senza parole. Senza scendere nello spoiler (non ancora, almeno), la tragedia che si consuma porta alla nascita di Metal Gear Solid V The Phantom Pain.

 

E lasciatemi dire, MGSV si tratta di un concentrato di crudeltà senza scrupoli dall’inizio fino alla fine in cui per ogni spiraglio di emozione, ci sono ettolitri di malvagità e sofferenza.

 

Il gioco comincia ben nove anni dopo dagli eventi narrati in Ground Zeroes. Il protagonista si risveglia in un letto di un ospedale di cui riconosciamo solo una canzone di sottofondo, nel dettaglio “The man who sold the world” di David Bowie e una bandiera della Gran Bretagna che compare su una parete. Da questo momento in poi, si susseguono una serie di rivelazioni sullo stato di salute del nostro eroe che lo portano a sviluppare uno stato di angoscia crescente, dalla lastra in metallo conficcata in testa e impossibile da rimuovere dalla corteccia cerebrale alla protesi al braccio sinistro.

Come se non bastasse, il medico responsabile ci obbliga a una ricostruzione facciale nel tentativo di deviare il nemico che nel frattempo ha circondato l’edificio. A questo punto parte una cut scene di un killer donna che fa fuori il personale medico e tenta di eliminarci. Per fortuna o per destino, un paziente affianco al nostro letto ci salva la vita e toglie di mezzo il killer, indirizzandoci nel primo livello di gioco, un tutorial mascherato egregiamente da sezioni stealth, filmati ricchi di suspence e la comparsa di un uomo avvolto dalle fiamme sempre in compagnia di un bambino con una maschera a gas che ricorda in tutto e per tutto un volto già noto. Stiamo parlando di Psycho Mantis, il sadico telepate del primo Metal Gear Solid.

Da questo momento in poi, nel dubbio che si trattino di visioni alterate o immagini reali, vedremo una serie di personaggi (e non solo) che ci manderanno nel pallone, confondendoci ulteriormente le idee, in pieno stile Kojimiano.

Superato il tutorial, ci ritroveremo in Afghanistan, location dove inizierà il vero gioco.

 

Metal Gear Solid V The Phantom Pain Big Boss e il “terzo ragazzo”

 

 

BENEFICI DI UN GAMEPLAY COLLAUDATO

“Ora vai e fa rivivere la leggenda!” – Ocelot

 

Ocelot ci abbandona e ci lascia piena libertà sul da farsi, ricordandoci che l’obiettivo principale è liberare Kazuhira Miller, un vecchio amico di Big Boss tenuto prigioniero in una città limitrofe.

Il primo impatto è notevole. La distanza visiva lascia senza parole, così come la qualità grafica dell’ambiente circostante e gli effetti naturali come luce e ombre. Passeremo i primi minuti a girare a zonzo, ammirando la cura del paesaggio fino al primo avamposto nemico, tentando un approccio stealth come il gioco consiglia. E qui il pezzo forte.

 

Il gameplay di Metal Gear Solid V è superbo e lascia al giocatore una libertà d’azione raramente vista prima. Avremo modo di affrontare le difficoltà in maniera totalmente stealth oppure alla Rambo e, in entrambi i casi, potremo giocarcela alla grande sfruttando ripari, diversi o interagendo con le guardie attraverso una grande scelta tra interrogatori, usarli come scudi umani o privandoli delle armi.

I movimenti del protagonista si rivelano fluidi e credibili. Difficilmente capiterà di confondersi tra l’alto numero di possibilità offerte. Alto anche il numero di cose da fare. Infatti oltre alla missione principale, avremo la possibilità (ma diciamo pure l’esigenza) di recuperare ogni tipo di rifornimento, equipaggiamento, veicolo e persino gli stessi nemici, con il fine di potenziare la nostra base.

Un importante obiettivo secondario infatti è l’espansione della Mother Base, un rifugio in grado di garantirci munizioni, armi, uniformi e un elicottero di supporto con il quale trascorreremo gran parte del gioco. Quest’ultimo non si limita soltanto a una funzione di trasporto, ma anche di copertura in uno scontro a fuoco, lancio di rifornimenti e recupero prigionieri “speciali” o quando finiamo le scorte di Fulton, un sistema di recupero militare.

Ovviamente la tipologia di nemico principale con cui interagiremo per la maggior parte dell’avventura sarà di tipo militare. I soldati rispettano una certa intelligenza durante gli scontri a fuoco, rispettando ordini, posizionandosi dietro ripari o chiamando rinforsi in casi estremi. Durante le fasi stealth, i tentativi di diversivo non sempre funzioneranno e a volte potrebbero allertare il campo nemico piuttosto che attirare la vittima nella trappola preparata.

A questo si aggiunge una lunghissima serie di missioni secondari (150 missioni per la precisione) che hanno come principale obiettivo quello di favorire l’esplorazione della regione, la ricerca di obiettivi segreti e vari bonus legati alla trama, come audiocassette contenenti dettagli importanti o brani musicali tipici di quel decennio e altro. Proprio riguardo la colonna sonora, Kojima ha dimostrato di avere un buon gusto in musica, inserendo brani spaziando da David Bowie (ok, si tratta di una cover eseguita da Midge Ure!) ai Joy Division passando per gli Europe e così via.

 

Metal Gear Solid V The Phantom Pain Big Boss e Diamond Dog.

 

 NARRAZIONE: COSA E’ CAMBIATO?

“In Outer Heave non c’è spazio per gli angeli” – Kaz Miller

 

Collaudato il gameplay, il dettaglio che più interessa del gioco è senz’altro la trama. Metal Gear Solid V The Phantom Pain racconta la guerra tra i Diamond Dogs, ovvero i mercenari di Big Boss, e Cipher, una gigantesca organizzazione mondiale segreta che utilizza le più sofisticate reti di informazione per controllare gli eventi nel mondo.

 

Per arrivare a scoprire la location principale di Cipher, i DD decidono di rincorrere Skull Face e la XOF visto il loro collegamento con l’organizzazione segreta e i tragici avvenimenti assistiti in Ground Zeroes e presenti in The Phantom Pain.

La ricerca richiederà la ricostruzione di una base per i mercenari di Big Boss e di un’infinità di fondi necessari al suo sviluppo. Per questo gran parte della storia viene raccontata tra una missione e l’altra della quest principale. I DD riceveranno moltissimi contratti di cui una gran parte rappresenteranno la missione principale.

Riguardo la narrazione, contrariamente da come accadeva nei precedenti capitoli, in questo quinto episodio avviene tramite episodi, come fosse una sorta di serie TV. La maggior parte dei filmati saranno sbloccabili automaticamente, mentre altri (fra i quali anche alcuni molto importanti) richiederanno un ritorno alla Mother Base successivamente a un evento particolare avvenuto durante la quest primaria.

Insomma, senza farla tanto lunga, non c’è nulla di mistico. Ci sono attività necessarie allo sviluppo della narrazione che risulterano tutt’altro che difficili da capire. Basterà fare ritorno alla Mother Base dopo ciascuna missione principale e, in particolar modo, con Quiet, la principale presenza femminile di questo episodio.

 

Metal Gear Solid V The Phantom Pain Skull Units

 

 

REGIA E PERSONAGGI

“Io sono già un demone… E comunque il paradiso non fa per me” – Big Boss

 

Uno dei fattori che privilegiano questa produzione rispetto alla concorrenza è la regia. La cura maniacale e l’attenzione al dettaglio che Kojima pone nei suoi giochi ha dell’incredibile.

I filmati sembrano estrapolati da un film, con espressioni facciali realistiche e una valanga di poligoni che muovendosi danno vita a personaggi quasi indistinguibili dalla realtà. Mi riferisco agli occhi che Quiet utilizza per comunicare o alla tonalità della voce di Miller durante i dialoghi, ma anche ai movimenti naturali dei protagonisti e a un doppiaggio di altissima fattura.

L’interesse del giocatore è altissimo in Ground Zeroes e resta alto fino alla fine del prologo di The Phantom Pain. La missione ambientata nell’ospedale, come ho già sottolineato, risulta coinvolgente e ben realizzata. Dopo questa missione, si avverte il cambiamento nella narrazione di questo capitolo. I filmati sono tanti e ottimamente realizzati, ma hanno una durata inferiore rispetto ai canoni della serie nonostante i contenuti dei dialoghi e gli avvenimenti contribuiscano a mantenere alto l’interesse del giocatore e a spingerlo a raccogliere quanti più dettagli possibili al fine di scoprire ogni informazione relativa alla trama.

Oltre ai filmati, la narrazione avviene attraverso audiocassette e dialoghi casuali tra le guardie.

Il fatto è che questa scelta potrebbe non piacere a chi si aspettava un filo narrativo simile ai precedenti capitoli, seppur, devo dire la verità, ho apprezzato non poco. Qui l’azione di gioco non viene interrotta da cut scene, anzi, queste avvengono tra una missione e un’altra o, spesso, facendo ritorno alla Mother Base o attivando determinati eventi a certe condizioni.

Il tema principale di Metal Gear Solid V è la vendetta. Ogni personaggio è reduce di vicende che portano l’individuo ad accumulare odio e a trovarsi davanti alla scelta di come utilizzare questo rancore, se per vendetta o per un fine più importante.

Tutti i personaggi, dal più crudele Skull Face al più ingeno Huey Hemmeric, compiranno scelte che influenzeranno l’opinione del giocatore, a volte confondendo la sua ricerca della verità. Questo perchè ogni personaggio combatte una propria battaglia personale e man mano che si prosegue nella storia, questa battaglia mostra le conseguenze sugli altri fino a raggiungere una fine.

Per esempio, Miller si impegnerà nella ricerca del traditore che ha venduto i Mercenaries sans frontier a Cipher. Skull Face persegue una battaglia personale che ingloberà il mondo e persino il più riflessivo Big Boss, un uomo che avrebbe tutte le ragioni del mondo per vedere quest’ultimo bruciare, sarà costretto a valutare le conseguenze delle proprie azioni, portando inevitabilmente il dolore fantasma (The Phantom Pain) a prendere il sopravvento, come mostrato più volte nei trailer nei passati E3.

 

Metal Gear Solid V The Phantom Pain I Diamonds Dogs di Big Boss.

 

 

 PERSONAGGIO IN RISALTO

 “Io sono Quiet. Io sono… L’essenza delle parole” – Quiet

 

Non esiste Metal Gear Solid senza una donna affascinante, coraggiosa ma soprattutto spinta dalla vendetta. In questo quinto capitolo esordisce Quiet, un cecchino riconoscibile e famosa non solo per la sua infallibile mira ma anche per il suo look.

 

L’attrice che ha prestato il volto e la voce a Quiet è Stefanie Joosten che ha anche cantato l’emozionante “Quiet’s Theme, brano che precede il tema principale del gioco, “Sins of the Father“, cantato da Donna Burke.

Quiet è temuta soprattutto per un altro dettaglio. Non parla. Siamo d’accordo che il silenzio e la respirazione rappresentino due fattori fondamentali per un assassino, ma in Afghanistan è riuscita a crearsi una reputazione proprio su questo “silenzio”.

Come Meryl, Olga, Eva e Paz, anche Quiet ricoprirà un ruolo fondamentale nella storia ma non solo. Sarà protagonista (e co protagonista) di diverse cut scene dal forte impatto emotivo.

Ma poteva quel trollone di Kojima non sfruttare la sensualità del cecchino? In Metal Gear Solid V sono presenti diverse scene in cui Quiet metterà in risalto “le sue doti” come per esempio la doccia con Big Boss nella Mother Base! Aldilà di qualche gag, la community ha apprezzato in particolar modo questo personaggio.

 

Un MGS non è tale senza una donna pericolosa. E Quiet non è da meno. Garantito.

 

Metal Gear Solid V The Phantom Pain Stefanie Joosten è Quiet

 

 

CONSIDERAZIONI PERSONALI SULLE POLEMICHE DEL GIOCO

“Coldman sosteneva che gli uomini sono incapaci di autodistruggersi. Si scoprì che non ha mai capito ciò che gli uomini sono in grado di fare” – Big Boss

 

PREMESSA GROSSA QUANTO UN METAL GEAR !!! Saltare questo paragrafo e passate al successivo se non volete rovinarvi la sorpresa! Questo è un campo minato in cui la terribile bestia chiamata SPOILER ne fa da padrona! Per cui se avete intenzione di giocare MGSV evitate questo paragrafo come la peste e passate direttamente a quello finale!

 

 

Parliamoci chiaro: The Phantom Pain non è un gioco completo. Sui forum e nelle community non si è parlato d’altro per mesi. Questa mancanza si avverte nella seconda parte. Se nella prima la narrazione filava liscia e gli eventi accadevano con un filo logico, nella seconda parte si respira un’aria differente. Come se si fosse fatto tutto il possibile per chiudere il progetto in fretta e furia e alla meglio.

Personalmente ritengo che le mancanze siano principalmente tre. La prima è una Boss Fight finale. Ogni MGS ha uno scontro finale di dimensioni epiche e risulta veramente difficile scegliere quale sia la migliore, se lo scontro tra Liquid Ocelt e Solid Snake in MGS4 oppure il combattimento tra i due Boss in MGS3. In The Phantom Pain manca questa epicità, manca questa battaglia ma, soprattutto, manca un vero scontro contro Skull Face. E vi dico la verità, io sono convinto che Kojima avesse in mente di far combattere Venom Snake e Solid Snake ad Outer Heaven. Le premesse c’erano tutte: il filmato di Venom Snake davanti allo specchio nel finale di Big Boss e l’immagine successiva di lui con il volto insanguinato, oltre a Kojima che ha ripetuto in diverse occasione di come Outer Heaven avesse rappresentato un punto cardine nel gioco.

La seconda mancanza che ho avvertito e sono sicuro l’abbiano avvertita tutti, è l’assenza di un epilogo per Eli e i bambini, ma risulta una cosa riparata dal filmato presente su Youtube che mostra come sono andate le cose. Peccato per il combattimento contro il Sahelanthropus guidato da Eli.

Per ultimo per ma non per importanza, il ritorno al Campo Omega promesso da Kojima.

Riguardo il conflitto tra Hideo Kojima e Konami, dico solo questo: la verità la conoscono soltanto loro. Kojima ha sottolineato la difficoltà con cui ha lavorato a questo progetto a causa dell’oppressione, soprattutto burocratica, sulla quale Konami spingeva. D’altro canto, mi metto nei panni di Konami e sono d’accordo quando dice che non puoi non rilasciare un gioco dopo cinque o più anni di sviluppo e denaro investito. Ecco il rilascio di Ground Zeroes.

 

Metal Gear Solid V The Phantom Pain Eli, il White Mamba.

 

 

 CONSIDERAZIONI FINALI

“Ora sono solo un fantasma, un frammento della mente che ho perso. La vera me è morta molto tempo fa. Ma anche così… A maggior ragione… Posso dirvi ciò che provate veramente. La vera emozione che è chiusa in fondo al vostro cuore. Fatela uscire. Lasciate che vi guidi. vivete” – Paz

 

Metal Gear Solid V è un titolo che vanta un eccellente gameplay in grado di offrire un’assoluta libertà al giocatore, che vive le vicende del mercenario leggendario quasi in prima persona.

Sicuramente gli manca qualcosa per essere un titolo considerato “Perfetto” e che, dal punto di vista della trama dell’intera saga, non sentivamo la mancanza. La trama era già completa e onestamente, dopo che Kojima ha rivelato che i primi due Metal Gear non dovrebbero essere considerati con la stessa importanza dei giochi più recenti (i Metal Gear “Solid”, per intenderci), non credo ci fossero altri dubbi riguardo la trama.

Ma in questo caso, mi sento di dire che per fortuna il gioco è uscito e che le emozioni trasmesse rimarranno nel mio cuore da videogiocatore.

 

 

Come sempre, ricordate: Big Boss is watching you. A Hideo Kojima Game.

 

Metal Gear Solid V The Phantom Pain Uno dei manifesti appesi in Mother Base

 

Sviluppato da: Konami

Daniel Mars

Daniel Mars

Tanti anni sui videogiochi lo hanno convinto che non esiste niente di più importante del GAMEPLAY quando si parla di Gaming. Nonostante illustri capolavori moderni come Fallout 3 o il primo Dead Space, resta ancorato al passato con giochi come Earthworm Jim, Killer Istinct e Megaman X. E' anche fissato con gli X-Men, Donnie Darko e il Monopoly.