Occhio bionico di Google: la Deus-Ex era

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Se avete sempre sognato di essere un po’ come Adam Jensen e se leggete Project Nerd sicuramente lo avrete fatto, saprete benissimo che la tecnologia per aumentare le potenzialità dell’umano fisico devono essere ancora inventate o comunque sviluppate. Se però pensate che nessuno ci stia lavorando sopra, vi sbagliate di grosso. Sono molti gli ingegneri che ogni giorno lavorano  per creare soluzioni cibernetiche capaci di migliorare il corpo umano o semplicemente risolverne una situazione avversa. Tra questi vi sono gli ingegneri Google.

L’operativo di Mountain View è sempre al lavoro nella ricerca di nuove tecnologie. In un certo senso è un bene che l’azienda più spiona del mondo utilizzi le risorse monetarie ottenute vendendo dati al governo statunitense nella ricerca di nuove soluzioni tecnologiche. L’ultimo ritrovato è un brevetto che permette di iniettare una sorta di lente  direttamente nell’occhio per migliorarne le prestazioni.

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Secondo quanto espresso da Google, il nuovo aggeggio permetterebbe una applicazione del tutto inedita: una volta estratta la capsula del cristallino, vera e propria lente naturale che permette di mettere a fuoco le immagini ricevute dall’occhio, l’oggetto viene iniettati in forma liquida all’interno del bulbo oculare, per poi solidificarsi nella corretta posizione. In tal modo permetterebbe di risolvere parte dei problemi di vista che affliggono noi moderni Homo Sapiens, che davanti al computer si sà: l’occhio cede molta della sua efficienza.

Ovviamente il dispositivo potrebbe dare inizio a numerose ricerche in ambito bionico, poiché la stessa lente artificiale potrebbe essere provvista di sensori per aumentare la visione della vista, magari permettendo a chi possiede tale tecnologia di visionare uno spettro cromatico avanzato, ottenere informazioni in tempo reale scaricate da internet di ciò che si sta guardando o semplicemente per guardare la barra di vita dei nemici in caso di scazzottata in dure partite di D&D (li sarebbe davvero utile).

Il tutto sarebbe stato possibile grazie a una nuova tecnica di stampa denominata “Stampa 4D“. Nonostante le dimensioni fisiche siano solitamente solo 3 (o almeno lo sono quelle percepite dall’essere umano), un ragazzo di nome Skylar Tibbits ha deciso di andare oltre la stampa 3D “tradizionale” componendo oggetti che si potessero trasformare nel tempo. E’ quindi il tempo la quarta dimensione, che con tecniche al limite della fantascienza permette a oggetti stampati di evolversi e mutare forma nel tempo. Ovviamente la scoperta di Skylar getta l’umanità verso un futuro assolutamente tutto da esplorare, tra cui quello della bionica.

E’ possibile che in pochissimo tempo ci ritroveremo in scenari cyberpunk apocalittici, ove le persone potrebbero essere uccise per un virus iniettato in qualche strano aggeggio per la realtà aumentata e dove grandi multinazionali controlleranno il mondo terrorizzando la popolazione globale con genocidi instantanei di intere nazioni. A tal proposito spero che Google non diventi la nuova Sarif Industries. Sta di fatto che Sony ha già brevettato una lente a contatto in grado di catturare foto e video perciò, a questo punto, l’unico limite è davvero la fantasia umana.

E io sarò meglio di te: Adam Jensen (approposito: Mankind Divided sarà nei negozi il prossimo 23 agosto).

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Marco Masotina

Tosto come un Krogan, gli piace essere graffiante e provocante per scoprire cosa il lettore pensa dei suoi strani pensieri da filosofo videoludico. Adora i lupi, gli eventi atmosferici estremi, il romanticismo e Napoleone.

There are 2 comments

  1. Vincentius Polis |

    + che 4D mi sembra una lega a memoria di forma, scoperta vecchia di 1 secolo…
    la scritta MIT sembra un pene e un utero che si tengono per mano o.O!

    1. Lega a memoria di forma? Potrebbe essere proprio così: non è la prima volta che personalità “scientifiche” utilizzano vecchie scoperte cambiandogli di nome per ottenere fama e successo

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