E3 2016: Bethesda accudisce i propri fan

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La conferenza Bethesda dello scorso E3 ha sorpreso in molti per la mole di annunci e la quantità di contenuti presentati, specie se consideriamo il fatto che era la prima presentazione “stand-alone” della software house e in generale non si sapeva esattamente cosa aspettarsi. D’altronde non è nè un publisher esageratamente grande nè una piccola casetta da due soldi, e avendo sotto la propria ala protettrice diversi team di sviluppo che attingono a diverse fasce di mercato è sempre riuscita ad accontentare sia i neofiti che i fan storici, sapendo soprattutto cosa piace a quest’ultimi e riuscendo a coccolarli nel modo giusto. Non a caso è sempre più frequente la scelta di puntare sui reboot, assicurandosi così una relativa sicurezza in fatto di vendite tramite gli irriducibili sostenitori di una saga, ma garantendosi al tempo stesso anche un buon margine di innovazione, apportando magari nuove dinamiche con cui sperimentare.

Forse giocare in questo modo con i ricordi dei nostalgici è un’operazione rischiosa, ma fino ad ora Bethesda ha dimostrato di saperci fare (basti prendere come esempio l’ultimo Doom) e fintanto che la formula originale di una saga rimane invariata la qualità non diventa più difficile da raggiungere.
Infatti, ecco che la conferenza si apre con l’annuncio di Quake Champions, rivisitazione di una pietra miliare degli shooter competitivi online e dei videogiochi tutti, di nuovo nelle mani di id Software e che per l’occasione è diventato… un FPS basato sulle classi?
Di sicuro è un periodo d’oro per gli sparatutto online, Overwatch ne è una dimostrazione, e pare quasi che Quake Champions andrà a sfruttare la scia di questo successo, abbandonando però gli schemi dell’Arena classico e optando per un taglio senza dubbio più moderno, ma anche diverso rispetto a ciò che erano i Quake originali. A non essere cambiata è l’impronta fortemente competitiva, tanto che gli sviluppatori hanno deliberatamente puntato sulla velocità serrata del gameplay, scegliendo di sbloccare il framerate e guardando verso i 120hz. I puristi saranno forse leggermente scontenti, ma è un’ottima mossa, una chiara via di mezzo, vedremo come si comporterà il gioco non appena ne sapremo di più.

Bethesda va ancora sul sicuro riprendendo un altro format molto popolare ultimamente, quello dei giochi di carte, volendo miscelare il vincente concept di Hearstone con le atmosfere canoniche dell’universo di The Elder Scrolls. The Elder Scrolls: Legends rappresenta a parer mio un chiaro esempio di titolo che frutterà soldi facili, visti i bassi costi di sviluppo e l’estrema diffusione dei card game, rendendola un’operazione abbastanza bieca, ma pur sempre efficace.

Si è poi guardato molto al passato, ripercorrendo i giochi usciti negli anni scorsi e “riflettendo” sugli sviluppi fatti. Potrebbe sembrare un male, ma in realtà trovo molto lodevole il supportare titoli già usciti con espansioni e contenuti aggiuntivi. Certo, gli add-on di Fallout 4 non saranno nulla di trascendentale, ma ultimamente è troppo diffusa l’abitudine di abbandonare a sè stessa un’opera dopo soltanto qualche mese.
Però la Remastered di Skyrim se la potevano anche risparmiare. Gli aggiornamenti grafici non sembrano nemmeno particolarmente evidenti, e su pc già con una piccola dose di mod si potrebbe fare di meglio. Anche qui, una produzione dai costi bassissimi che però porterà sicuramente parecchi guadagni. Bethesda birichina.

Altro giro, altro reboot, questa volta è toccato a Prey. Dopo l’abbandono del progetto Prey 2 sembrava che la saga fosse diventata fumo, ma dal teaser trailer mostrato pare che le sparatorie a tema spaziale e i giochi di gravità torneranno più in forma che mai, sempre che lo spettacolo in CGI corrisponda almeno quanto basta al gameplay vero e proprio. Setting e ambientazione temporale sono cambiate, e nonostante ora l’IP sia nelle mani di Arkane Studios sia l’estetica che l’atmosfera generale sono evidentemente molto influenzate dall’ultimo Doom.

Infine, Dishonored 2 ha dato spettacolo di sè in un lungo e approfondito gameplay, attraverso il quale abbiamo potuto osservare ulteriormente l‘art design di altissimo livello e le numerose possibilità offerte dall’ecletticità del sistema di gioco. Mi ha colpito la grande attenzione data al worldbuilding, sia a livello narrativo che concettuale: secondo gli sviluppatori architetture, linguaggi, vestiti, persone e tutto il resto di quello che tipicamente compone il folclore in Dishonored 2 ha la sua importanza e un proprio fine, che nel mondo in cui è ambientato lo delinea alla perfezione. Inoltre il fatto di poter scegliere tra due personaggi giocabili donerà sulla carta maggiore profondità al gameplay, ma spero che questa feature venga sfruttata a dovere e non si limiti ad essere lasciata come mero riempitivo.

In conclusione, da questa conferenza abbiamo intuito che Bethesda ha capito molto bene cosa piace al pubblico, sia quello già “catturato” che quello ancora da “catturare”, e quindi darà al popolo ciò che il popolo vuole. Alcuni giochi presentati ai più maliziosi (compreso me) sembreranno dei meri espedienti commerciali per far soldi facili, e infatti si crogiolano nel merchandising, ma non per questo è detto che saranno di cattiva qualità. Poi rilanciare delle saghe storiche offrendo al tempo stesso degli ottimi prodotti non sempre è facile, il rischio di deludere è alto, ma d’altronde è sempre meglio che gettare al vento una buona IP, e la scusa del nome famoso permette di rifarsi da possibili strafalcioni dovuti ala sperimentazione. Che comunque sono sempre ben accetti.

Jake Joke

Eclettico e poliedrico, ama fare esperienza di ogni sezione dello scibile umano, specie quando si tratta di videogiochi, dove non disdegna alcun genere. Librofilo, appassionato di Filosofia e abituato a fare pindariche elucubrazioni che spesso non portano da nessuna parte. Sogna di sposare Ken Levine.