La Sociologia di Star Wars!

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“Tanto tempo fa.. in una galassia lontana lontana..”

È periodo di guerra civile. L’oscuro Impero Galattico opprime la galassia dettando le proprie tiranniche leggi. L’imperatore Palpatine e il suo pedissequo generale Darth Vader hanno distrutto gli ultimi cavalieri Jedi rimasti, gli unici in grado di impensierire il potere dell’Impero. Ma c’è una nuova speranza: un polo di Ribelli guidati dalla principessa Leia, è riuscito a rubare i piani segreti dell’arma decisiva dell’Impero: la Morte Nera. Una stazione spaziale corazzata di tale potenza da poter distruggere in pochi secondi un intero pianeta. Inseguita dai biechi agenti dell’impero, la Principessa Leia sfreccia verso il suo rifugio a bordo della sua aeronave stellare… ad aiutarla, uno degli ultimi cavalieri Jedi in grado di domare la energia mistica e vitale dell’Universo nota come FORZA.

L’intento di questo articolo è quello di chiarire (almeno nelle intenzioni) l’immensa base sociologica su cui si basa l’universo narrativo di Star Wars e, per farlo, non si può che partire proprio da quello che è l’elemento trainante di tutta la saga, ovvero la Forza: Coloro che possiedono il dono di controllare questa energia sembrano obbligati a scegliere fra due strade: il lato chiaro o il lato oscuro, la cui scelta implica l’accettazione integrale di uno dei due statuti fra il codice Sith e il codice Jedi, codici completamente dicotomici fra loro.

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Ma cos’è un codice? Un codice rappresenta un insieme di norme, regole, valori che prescrivono le azioni e i modelli di comportamento previsti da un dato ORDINE. La non osservanza prevede sanzioni di varia natura.

Il codice Jedi:

Jedi Master Yoda in a scene from Star Wars Episode III Revenge of the Sith

Il codice jedi è formato da una serie di prescrizioni, di regole, divieti, che hanno il fine ultimo di controllare e – a volte – inibire le emozioni individuali. Il codice, insomma, postula il dominio della ragione su quella degli istinti e dei sentimenti. Una sorta di Super IO esteriorizzato che si perpetua nel tempo regolando il comportamento e presiedendo la coscienza morale.
La filosofia millenaristica Jedi è ispirata all’ascetismo monastico, ma un ascetismo “inusuale”. Lo stesso sociologo, Max Weber, ha fatto una distinzione tra ascetismo «terreno» ed «ultraterreno». L’ascetismo “ultraterreno” si riferisce a quegli individui che si ritirano dal mondo al fine di vivere una vita ascetica, cioè lontana e distaccata da stimoli e piaceri materiali (ciò include la figura del monaco che vive in una comunità monastica, così come quella dell’eremita che vive isolato). L’ascetismo “terreno”, invece, si riferisce a persone che vivono vite ascetiche ma non si ritirano dal mondo, anzi, ma sono coinvolti oltremodo nello stesso. Weber affermò che l’ascetismo terreno si è originato dalla dottrina calvinista la quale, al contrario di altri credi religiosi, cerca di promuovere un’azione concreta nel mondo che porti regole e un controllo razionale di ciò che ci circonda. E’ il caso dei nostri cavalieri Jedi!
Secondo Weber infine, c’è un’affinità interna tra l’ascesi, intesa come estraneità ai piaceri del mondo, e la partecipazione all’attività capitalistica. Infatti anche quest’ultima comporta un controllo di sé, disciplina interiore e razionalizzazione contro la dissipazione.

La Politica Jedi:
I cavalieri Jedi sono chiamati a portare la pace e la giustizia su tutti i pianeti della galassia, soprattutto in quelli in cui regna il conflitto e la violenza (si professano esportatori della democrazia).
Guidati da ideali repubblicani
, non credono ciecamente in qualcosa o qualcuno, ma considerano sempre tutte le parti in causa asserendo che ognuno porti con sè un tassello di verità.
A loro dire, l’ignoranza è una delle ragioni principali dei conflitti. L’istruzione è dunque l’istituzione fondamentale alla base del loro ordine.


Il codice Sith

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A differenza dell’altro codice, questo indica il cammino spirituale che ogni adepto deve seguire prima di considerarsi maturo. Si può quindi vedere già una prima contrapposizione al codice jedi opponendo il concetto di “crescita” (personale) a quello di rinuncia e limitazione. Il fine ultimo è INDIVIDUALE e corrisponde ad una liberta di pensiero e d’azione. Un codice molto più moderno che sembra di derivazione diretta della nostra epoca contemporanea. E qui la libertà è concepita come diretta conseguenza dell’accrescimento del proprio status, in termini di potere e del prestigio sociale, unico modo per conquistarsi il rispetto degli altri e quindi la possibilità di non DIPENDERE da nessuno.
“La pace è solo una menzogna, c’è solo la passione”
Da questa frammento del manifesto Sith si evince che i signori oscuri non credono nella democrazia, ma che l’unica possibilità di ORDINE, dunque, passa attraverso l’affermazione di una dittatura e di un uomo, le cui qualità fisiche, morali e intellettuali, si distinguano da quelle degli altri.

LA MORTE IN STAR WARS:

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Nella filosofia Jedi, un cavaliere deve essere sempre pronto alla morte e non deve assolutamente farsi ossessionare o condizionare da essa. Il senso di perdita è spesso ancora più grande per chi è sensibile alla Forza, ed è difficile mantenere l’equilibrio, rimanere sereni. La morte, tuttavia, non è una tragedia ed è solo una parte naturale del ciclo della vita: un Jedi sa che si perpetuerà nella Forza, che gli permetterà di essere in contatto con tutte le forme di vita dell’universo. Se il cavaliere accetta che la morte non è altro che un’illusione, potrà gioire per coloro che intorno a lui si trasformano nella Forza. Non avrà dolore, né sofferenza, né paura per il suo destino e potrà concentrarsi al meglio sul presente. Stiamo parlando di un credo mistico (con un che di immanente) che ripara dall’angoscia verso una delle paure recondite dell’essere umano. Ecco chiarita un’altra funzione sociale del credo, che sembra essere la raison d’etre dell’ordine jedi.

Enrico Ciccarelli

Enrico Ciccarelli

Sociologo, recensore e nerd! Caporedattore dalle sezione Spettacolo per ProjectNerd.it