Grim Fandango – Anche i Morti Germogliano

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Grim Fandango – Anche i Morti Germogliano

Vi siete mai posti DAVVERO la domanda sul dopo? Su dove vada l’anima, su chi le raccolga per portarle alla loro meta finale? E, soprattutto, quanto costa questo viaggio?

La LucasArts, negli ultimi anni di vita, decise di sondare questo terreno con una splendida vena Noir, congiungendo la sua solita ironia nelle avventure grafiche con una storia profonda, a tratti perfino pesante in taluni punti, e con dei colpi di scena per nulla scontati.

Grim Fandango prende a piene mani dalla mitologia delle civiltà precolombiane e dalle raffigurazioni della calaca del Giorno dei Morti messicano, per portare sui nostri schermi un viaggio farcito di humor nero e frecciatine alla società moderna.

Le anime, infatti, dopo la dipartita vengono accolte dal DM (Dipartimento della Morte) e viene loro venduto il pacchetto più vantaggioso che possano permettersi per il viaggio verso il Nono Aldilà, la meta finale a cui un’anima può aspirare. Questo viaggio può durare un minimo di quattro minuti (per le anime più pure, che hanno avuto una vita retta e pia all’insegna di bontà ed altruismo) o un massimo di…un tempo indefinito. Perché percorrete la Terra dei Morti a piedi non è semplice e molti preferiscono fermarsi, ad un certo punto, e costruirsi una vita lì.

Il protagonista, Manuel “Manny” Calavera (che per i tratti ed il carattere mi ha sempre ricordato Rick Blaine, di Casablanca) è un venditore del DM e, a sentire gli altri, era anche il migliore fino all’arrivo di Domino Hurley, suo acerrimo rivale.

Il nostro Manny scoprirà, piano piano, che il DM è corrotto e che i biglietti per le anime più oneste e pie vengono in realtà…dirottati ad anime meno integerrime. Questo è solo l’incipit per un gioco che va a sondare l’anima nel vero senso del termine. Chi è malvagio in vita, lo è anche da morto? Esiste l’ingiustizia anche dopo la morte e, soprattutto, quanto è faticoso il viaggio verso la meta finale?

I personaggi che lo aiuteranno variano da semplici segretarie a capi di un moto rivoluzionario, passando per sedicenti ballerine primedonne, capitani di vascello senza vascello e, soprattutto, un impareggiabile Glottis che seguirà Manny durante tutto il suo viaggio e ci farà scoprire, ulteriormente, cosa vuol dire essere un povero demone nella Terra dei Morti.

Il sistema di gioco è perfettamente ottimizzato per essere goduto sia con mouse e tastiera, sia con l’ausilio del joypad, soprattutto nella versione rimasterizzata di recente uscita.

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Le atmosfere Noir di Grim Fangando lo rendono incredibilmente intenso

Tutti i Personaggi all’interno del gioco Fumano. Pensateci.

Tutto Grim Fandango è in realtà una splendida metafora della vita stessa. Del sacrificio e della difficoltà che ciascuno di noi può, o deve, affrontare per raggiungere il proprio obiettivo. Alcuni di noi ci arrivano con lentezza, combattendo con le unghie e con i denti, altri più velocemente magari riuscendo ad aggirare gli ostacoli con la propria furbizia. Ci sono però persone che non ci arrivano mai, che rinunciano ai propri sogni e che decidono di “accontentarsi” di quello che hanno, di restare nel tunnel ed arredarselo.

Le anime che devono fare il viaggio più lungo lungo la Terra dei Morti sono, in realtà, coloro che hanno avuto la vita moralmente peggiore e quindi il loro percorso allungato dovrebbe essere una sorta di Purgatorio, un’espiazione dei loro peccati, ma molti non riescono a comprenderlo e, per questo, o cercano una scappatoia (rubando i biglietti per il viaggio più corto possibile) o restano dove sono costruendosi una vita ed un lavoro lì, per l’eternità.

C’è da prestare una piccola nota al fatto che non solo le anime degli esseri umani sono presenti nella Terra dei Morti, ma anche quelle degli animali. Come se la distinzione tra uomo e animale non esistesse e l’anima, per questo, sia identica sia in un caso che nell’altro. Manny ha paura dei piccioni scheletri e saranno uno dei nostri primi ostacoli durante il primo capitolo. Menzione particolare ai gatti che, durante il secondo capitolo, compaiono come enormi felini fatti correre all’interno del gattodromo di Maximino.

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Come i Morti vedono i Vivi. Da brividi.

Manny – Sfortuna o Contrappasso?

Durante la prima run a Grim Fandango ho sempre pensato che Manny fosse incredibilmente sfortunato. Ogni inizio di un nuovo capitolo ce lo mostra realizzato in qualcosa; vuoi come padrone di un locale, vuoi come capitano di nave, ma poi accade sempre qualcosa che lo porta a dover abbandonare tutto e quindi ricominciare praticamente da zero. Lo consideravo praticamente un emblema alla sfiga.

Poi giocai alla seconda run e mi accorsi di due dettagli a cui non avevo fatto caso prima: Manny ha un debito da saldare, per questo lavora al Dipartimento della Morte e, seconda cosa, tutto il gioco si svolge sempre durante il Giorno dei Morti, a distanza di un anno uno dall’altro.

Quindi ho cominciato a pensare che, in realtà, Manny non fosse sfortunato ma solo…colpevole.

Sappiamo, infatti, che le anime percorrono la Terra dei Morti per purificarsi della propria vita dissoluta ed all’insegna della bassa morale. Manny è un ottimo venditore e, spesso, ha dei modi di fare al limite con la morale e la legge, cosa che può farci pensare che possa in effetti essere stato un gangster o comunque un esponente criminale.

Pensando a tutto ciò mi ricollego al Giorno dei Morti in cui, secondo il folklore, i defunti possono entrare in comunicazione con i vivi e, in un certo senso, prendere coscienza di ciò che hanno perduto, cosa che però Manny non fa mai.

Il nostro Cavalera infatti percorre tutta la Terra dei Morti a piedi (a volte in auto o in barca, ma senza sfruttare il velocissimo treno, in soldoni) e si trova costanti ostacoli sul suo percorso (una rivolta di api operaie, gangster, mostri delle fogne, scienziati impollinanti) che, a ben vedere, non sono altro che il contrappasso di cui abbiamo parlato più su.

Manny, quindi, non è sfortunato.

Manny ha solo molte colpe da espiare e tutti gli enigmi o le difficoltà che noi affrontiamo in gioco, alla fine, non sono messi lì solo dai programmatori per noi, per farci impegnare, ma anche dalla Terra dei Morti per Manuel Calavera, per farlo crescere, purificare e quindi redimere una volta giunto al Nono Aldilà.

Se, alla fine, la sfortuna che affrontiamo ogni giorno non fosse altro che questo? Solo una serie di ostacoli che la vita ci mette davanti per poterli superare e, quindi, riuscire a crescere interiormente come Manny dimostra di aver fatto alla fine del gioco?

Forse è un discorso esageratamente profondo da affrontare per un videogioco, ma trovo che questi siamo più facili da ritrovare in giochi degli anni di Grim Fandango, in cui c’era sì tanta ironia, ma si cercava anche di trasmettere diversi messaggi che venivano magari fuori dopo una o due run.

Oggi, dal mio canto, questo è stato soppiantato dalla ricerca costante di un achievement, tralasciando completamente che l’obiettivo più importante da raggiungere è l’assorbimento di un grado più elevato di comprensione.

Come Manny ha fatto. Ci ha messo quattro anni, ma ce l’ha fatta a raggiungere la sua meta.

JofSpades

All'anagrafe Luca, nasce come giocatore accanito di giochi di strategia militare, complice il padre. Poi scopre le avventure grafiche sul motore Scumm e appende ogni arma al chiodo per rincorrere Scimmie a Tre Teste e Tentacoli viola. Giocatore e Master di Giochi di Ruolo, cerca in tutti i modi di convincere le persone a partecipare ad una sessione di prova, dadi alla mano.