Ubisoft dice che Ubisoft è cambiata, c’è da fidarsi?

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Mi ricordo ancora perfettamente quel periodo in cui Assassin’s Creed: Unity era in mezzo a una triste bufera che lo vedeva protagonista di un vero e proprio bombardamento di insulti per via dei bug (poi risolti), con una Ubisoft spaesata che pochi giorni dopo la pubblicazione del miglior titolo dedicato alla rivoluzione francese annunciò Assassin’s Creed: Syndicate, che tra le altre cose non fu così memorabile come doveva effettivamente essere.

La decisione di anticipare l’annuncio di un nuovo capitolo proprio nei giorni di lancio di quello che fu Unity, irritò non poco la comunità che accusò lecitamente Ubisoft di essere un publisher maligno e affarista, capace solo di proporre al pubblico un sacco di titoli molto commerciali, dagli alti guadagni e dalla scarsa qualità. Detto sinceramente però, a me Unity piacque molto e successivamente ai bug risolti con le grosse patch pubblicate nelle settimane postume al lancio, risultava essere davvero godibile

Tuttavia io amo la Rivoluzione Francese, motivo per cui ho imparato ad amare Unity. Sta di fatto che da quell’episodio l’azienda Parigina sembra aver voluto davvero cambiare strategia.

Nel suo primo ciclo di vita sul mercato, Assassin's Creed Unity si dimostrò essere azzoppato da un codice sorgente non ancora completo

Abbiamo deciso di prenderci tutto il tempo necessario per sviluppare un nuovo Assassin’s Creed perchè vogliamo portare la serie a un livello superiore. Con questo nuovo capitolo vogliamo rivoluzionare l’IP e quindi abbiamo pensato di cambiare il modello di business che prevedeva un nuovo gioco ogni dodici mesi. Yives Guillemot

 

Le parole del CEO di Ubisoft sono chiare: “Abbiamo imparato la lezione e non vogliamo ripeterla“. Una filosofia che apprezzo moltissimo anche perché Ubisoft non è affatto un publisher totalmente negativo e anzi non lo è mai stato per davvero prima della pubblicazione del secondo Assassins Creed 2, ovvero Brotherhood

I publisher europei sono sempre stati molto più assertivi e creativi dei corrispettivi d’oltreoceano e sinceramente mi dispiaceva osservare una Ubisoft così afflitta dalla volontà di fatturare più denaro possibile alla ricerca di una IP da spremere fino all’estremo. Tuttavia è anche pur vero che The Division, secondo i dati diffusi dalla stessa Ubisoft, risulta essere il titolo più venduto in Europa e Stati Uniti il che conferma comunque l’apprezzamento da parte della comunità videoludica nei confronti dei titoli Ubisoft.

Grande flop per Siege, come era prevedibile.

 

Nonostante tutto Siege è ancora giocato da una piccola comunità di giocatori, peccato che il gioco che doveva soverchiare Counter Strike, non si è rivelato all'altezza

 

Al momento si hanno poche informazioni riguardo al prossimo Assassin’s Creed e nonostante mi piacerebbe saperne di più, è pur sempre bello attendere brancolando nel buio per poi avere una possibile bella sorpresa piuttosto che sapere tutto e in anticipo andando ad acquistare un prodotto che per diretta conseguenza non riusciremo davvero a gustarci. La mia speranza è che questo tempo sia servito alla società francese a creare davvero un ottimo titolo, qualcosa capace di creare quel senso di meraviglia, innovazione e sopprattutto solidità fornito in passato da Assassins Creed 3 che nonostante tutto spremette l’hardware e le possibilità offerte dall’epoca fino all’estremo.

Guillemont ha affermato che il titolo sarà pubblicato una volta che sarà completo al 100%, cosa che era normale fare prima dell’avvento delle console di ottava generazione. Che siamo davanti a un cambio di rotta epocale? Speriamo di si, ma per quanto concerne la domanda a titolo della notizia, forse più che fidarsi è meglio aspettare ancora un po’ e vedere se le idee saranno davvero concrete.

 

Marco Masotina

Marco Masotina

Tosto come un Krogan, gli piace essere graffiante e provocante per scoprire cosa il lettore pensa dei suoi strani pensieri da filosofo videoludico. Adora i lupi, gli eventi atmosferici estremi, il romanticismo e Napoleone.