Lo avevo pregiudicato malissimo e questo già non andava bene, ma sono felice nel constatare che i pregiudizi alla fine si rivelano essere sempre falsi (anche quelli positivi, sappiatelo).
Il fatto è che pensavo che Sony avesse scelto le giovani mani di Supermassive Games per creare un prodotto tecnicamente di nicchia che fosse però alla portata di tutti, pertanto banale e superficiale e in linea con i prodotti di massa. I miei pregiudizi furono effettivamente alimentati da una campagna pubblicitaria piuttosto intensa (che sottointende prodotti per la massa), una ambientazione emblema della canonicità horror e personaggi assolutamente in linea con la gioventù più sfigata di questa generazione.
Direi il falso affermando che tutto quello che ho appena scritto nel gioco non vi è e anzi: tutto in realtà ruota attorno a cliché del genere e ad ampi stereotipi che a tratti possono dare fastidio, ma che per questo motivo funzionano.
Soprattutto perché a un certo punto, tutto si accartoccia su se stesso negando con stile tutto ciò che è canonico in Until Dawn.

MI PIACE MORIRE DOVE SONO MORTO
Supermassive ha redatto una trama che io reputo piuttosto stupida. Stupido però non vuol dire di bassa qualità in questo caso. Reputo stupido come gli sviluppatori hanno deciso di far muovere i personaggi nel mondo di gioco, andando a creare situazioni che con il sano raziocinio tecnicamente non dovrebbero crearsi (o forse no). Sta di fatto che tutto questo è voluto e soprattutto propedeutico per l’intera riuscita dell’esperienza. In poche parole il titolo ci racconta quanto un gruppo di amici del liceo ormai cresciuti abbastanza per pensare a un futuro solido possa cadere in basso prendendo in giro un’amica non molto fortunata. Umiliata pubblicamente con uno scherzo “sexy”, l’amica decide di fuggire in un bosco di alta montagna con la sorella gemella incontrando, per sua sfortuna, la morte.
Tutto viene infatti raccontato tra le mura della casa di montagna dei genitori delle due protagoniste, le quali tra le altre cose hanno un fratello, complice anche lui del fatale scherzo. Il motivo della morte delle due gemelle sembra però piuttosto chiaro: fuggite a causa dell’umiliazione nei boschi adiacenti alla grande villa, inciampando precipitano in un crepaccio morendo sul colpo.
O questo è quello che il titolo ci fa pensare.
In realtà le cose sono molto più sofisticate di quello che si possa pensare, altrimenti Until Dawn non sarebbe stato creato (giusto?). Sta di fatto che la prima sequenza basta e avanza per introdurre il giocatore alla riscoperta della villa un anno dopo il tragico accaduto. Il fratello delle due gemelle, per commemorare la loro memoria, decide di organizzare una festa nella stessa abitazione dello stupido scherzo, invitando tutti coloro che hanno partecipato alle folli gesta.
Sinceramente è una idea che a prescindere mi sembra malsana e in qualche modo..disturbante.

ORGOGLIO E PREGIUDIZIO
La sequenza iniziale del titolo ci permette di dare uno sguardo generale a tutti i protagonisti della vicenda. Il tocco horror della produzione si fa sentire nel momento in cui scopriamo che l’abitazione è sprovvista di corrente elettrica, facendo rimanere nel buio più totale tutti gli inermi ospiti. Proprio grazie a questo escamotage, abbiamo l’opportunità di tastare con mano le varie personalità che saremo tenuti a controllare, cercando in qualche modo di comprendere motivazioni e pensieri che hanno spinto ognuno dei numerosi ospiti ad accettare l’invito.
Il fatto è che gli sviluppatori hanno deciso di utilizzare schemi scientifici per incutere timore e terrore al giocatore, sfruttando l’illuminazione impeccabile del titolo e cercando di creare personalità complesse alla pari di quanto possiamo incontrare nel mondo reale. Il risultato è eccezionale, tant’è che sono molti i momenti in cui ci si perde nel terrore per nulla, decidendo le sorti di una azione semplicemente basandoci su un nostro pregiudizio, il che è davvero interessante.
Il fatto è che le personalità degli amici delle due gemelle sono così dettagliata da risultare reali, con tanto di scheletri nell’armadio che ci faranno penare tra pregiudizi e scelte difficili. Il giocatore è portato a preferire e ad odiare i personaggi in base alle proprie preferenze ed esperienze e non è affatto facile comprendere che cosa sta accadendo dentro le dannate mura di quella graziosa villa di montagna. Come infatti ogni produzione Horror suggerisce, qualcuno deve iniziare a morire o in qualche modo a scomparire ed è facile accusare un personaggio per una azione che non ha mai compiuto. Sta di fatto che per tutta l’intera sequenza ludica di Until Dawn avremo il timore che chi abbiamo al nostro fianco sia proprio il nostro assassino, pregiudicando di per se l’intera nostra esperienza.
Il tutto si dimostra interessante e soprattutto magistrale: saranno numerose le occasioni in cui ci scontreremo con i nostri stessi pregiudizi e sono nella posizione di affermare che Supermassive Games abbia davvero compiuto un lavoro certosino in un ambito assai difficile da sviluppare, pertanto complimenti agli sviluppatori per aver creato personalità e caratteri così dettagliati e verosimili.

EFFETTO INSETTO
Il tutto è cordinatodall’effetto farfalla, che come ci ricordano i creatori stessi fa riferimento a un antico detto per cui “il battito di una farfalla in una zona del mondo può provocare un uragano in un altro luogo”. La filosofia di sviluppo che ruota attorno a Until Dawn fa riferimento proprio alle conseguenze microscopiche delle nostre scelte che possono tradursi in veri e propri disastri. Non è mai facile creare un gioco in cui le scelte fanno da padrona: l’effetto che solitamente si ottiene è quello di un’artificiale circoscrizione delle conseguenze decise dagli sviluppatori, in una sorta di causa-effetto molto meccanico e poco esaustivo.
Nel caso di Until Dawn, gli sviluppatori hanno superato il difficile scoglio semplicemente introducendo trantissime variabili, le quali in ogni caso, molte volte, restituiscono lo stesso risultato. Certamente è difficile chiamare “scelta” il riuscire a premere il più velocemente possibile un tasto per evitare una morte disastrosa, ma tali non sono altro che “Quick Time Event” che gli sviluppatori interpretano in qualche modo come scelta (anche se non lo sono). Altre sezioni sono invece molto complesse e la “quantità” di interazioni riesce a evitare quell’effetto di “inscatolamento” che solo i più sensibili potranno appena percepire. Sta di fatto che il numero di sopravvissuti dipenderà soltanto dalle nostre scelte e dalle nostre abilità, ma è innegabile che la loro vita sia legata a pochissime scelte determinanti a fronte di una moltitudine di possibilità futili.

TECNICISMI
Il livello tecnico di Until Dawn è eccellente e non mi sarei aspettato altro da una avventura grafica esplorativa. Illuminazione, modelli e dettaglio sono a livelli inarrivabili, prova che i videogiochi dalla miglior grafica si possono trovare anche su console. Tuttavia, il fotorealismo ha come prezzo una perdita di stile che non può per ovvi motivi soddisfare i palati più artistici, ma è impossibile non rimanere a bocca aperta davanti i devastanti scorci naturali proposti da Supermassive Games.
Per quanto riguarda il sonoro, possiamo sottolineare un doppiaggio italiano di prim’ordine e una colonna sonora che serve alla perfezione ogni situazione, riuscendo a influenzare anche i soggetti meno propensi alla paura. Il tutto va a sorreggere una atmosfera ben riuscita e anzi, perfetta per un gioco orrorifico, la quale sfonda spesso nell’esoterico mostrando in alcuni tratti i suoi lati più psicologici tramite sezioni dedicate con tanto di figura professionale al seguito. Una idea interessante che si rivelerà fondamentale per il proseguo della storia e che fa di Until Dawn un gioco davvero terrorizzante e persuasivo, ottimo per le serate di gruppo a base Horror.

IN THE CONCLUSION
Until Dawn è un prodotto riuscito, ma non può essere definito capolavoro. Le variabili sono moltissime, ma la maggior parte molto simili tra loro anche se tutte interessanti.. La trama banale fa da sfondo a una atmosfera impeccabile, mentre i personaggi sono letteralmente umani, tanto che riescono a penetrare le nostre emozioni e pregiudizi con disarmante facilità. Il titolo di Supermassive Games non riesce però a eccellere in quanto Until Dawn tratta di essere una esperienza parzialmente esaustiva, molto tecnica e scientifica, senza però avere il coraggio di proporre qualcosa di più maturo e profondo.Tutto però funziona come dovrebbe e sono nella posizione di consigliare il titolo a tutti coloro che vogliono finalmente giocare un titolo horror con la certezza di vivere una ottima avventura horror.
Assicurato.

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Grafica
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Sonoro
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Gameplay
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Fattore Orrorifico
In parole brevi
Until Dawn è un gioco molto psicologico, non tanto per quello che racconta, bensì per come funziona. L’approcio scientifico di Supermassive Games dona i sui frutti grazie a un impianto ben studiato, ma Until Dawn risulta essere una avventura fine a se stessa e che non da di più se non una buona esperienza orrorifica.

