BATTLEFIELD 1 RECENSIONE: Patriottismo e virilità Battlefield 1 è uno dei migliori videogiochi a tema storico-bellico. Tutti i dettagli nella nostra recensione

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Tempo fa mi chiesero quali fossero per me i background  storici non ancora esplorati in cui ambientare uno sparatutto in prima persona. Risposi con tutta onestà esponendo come non esistessero FPS ad alto budget dedicati alle guerre napoleoniche e soprattutto alla prima guerra mondiale. Nel caso delle guerre intraprese dal Grande Statista Francese vi è Mount & Blade: Napoleonic Wars, che in qualche modo va a riprendere quello che furono le battaglie ottocentesche del Generale in una forma sicuramente inedita, ma limitata dalla base ruolistica del gioco. Nel caso invece della Prima Guerra Mondiale da citare è sicuramente Verdun, vero e proprio simulatore di trincea che spicca per balistica e difficoltà, il tutto in salsa indipendente.

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Verdun è la classica produzione indipendente che tenta di realizzare i sogni di milioni di videogiocatori

Entrambe le produzioni possono però essere definite come dei veri e propri esperimenti e quindi esperienze non del tutto progettate per essere prodotti capaci di passare la storia per la loro qualità di fondo sebbene siano entrambi molto divertenti. Nonostante i giocatori chiedano a gran voce First Person Shooter ambientati nelle due affascinanti epoche, la risposta da parte delle grandi multinazionali è sempre stata negativa. Vuoi perché la maggior parte degli studios sono americani e poco sanno dell’Europa napoleonica e della Prima Guerra Mondiale, vuoi perché sarebbero riusciti a coinvolgere il pubblico globale per i limiti culturali, first person shooter dedicati alle due epoche ad alto budget non ne sono stati fatti.

A distanza di anni e false speranze, dovetti ricredermi grazie a una Software House ovviamente europea che ha finalmente deciso di dare un occhio di riguardo all’ultima vera guerra su vasta scala. Parlo di DICE e del suo ultimo lavoro: Battlefield 1 (non a caso il titolo dell’articolo cita “Battlefield 1 Recensione”.

EUROPIZZAMI QUESTO

Il problema di fondo degli sparatutto in prima persona è che puntano sempre a soddisfare il pubblico statunitense. La quasi totalità dei videogiochi vede l’esercito americano combattere contro tedeschi, alieni, terroristi di ogni sorta con la conseguente e ovvia vittoria degli States sul mondo (mi ricorda un imperatore tedesco sotto questo punto di vista). Sinceramente mi ero davvero stancato di tutta questa propaganda “fascista” americana, ma dato che il videoludo è in mano a società statunitensi non sembrava esserci via d’uscita.

La speranza si è però riaccesa nel momento in cui l’industria si è resa conto di aver ormai letteralmente consumato background storici quali Seconda Guerra Mondiale, Vietnam, Guerra Fredda e lotta al terrorismo moderno. Come poter fare un nuovo FPS senza cadere in trame banali che sanno di già visto? Semplice: ambientandolo nel corso della Prima Guerra Mondiale ed è proprio quello che ha fatto DICE con il forte supporto di EA Games (che a quanto pare ha creduto davvero nel progetto).

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Ambientare Bf1 nel corso della Grande Guerra è stato davvero un azzardo proprio per il motivo prima citato. Contrariamente al secondo conflitto mondiale, la Guerra del 14-18 interessò in gran parte la sola Europa. La Russia si ritirò nel 1917, mentre gli americani arrivarono giusto in tempo per il Gran Finale, reclamando poi una vittoria a capolino che cambiò le sorti del mondo (facile arrivare per ultimi schierandosi con gli imminenti vincitori, vero America?).

Il fatto è che contrariamente alla Seconda Guerra Mondiale, la Grande Guerra non fu uno scontro di ideali o una lotta tra Bene e Male come spesso viene intesa la battaglia contro Hitler. La Prima Guerra Mondiale fu una guerra in parte lecita, scaturita dalla naturale volontà di più nazioni di allargare i propri confini e ottenere nuove terre come sempre accaduto nella storia umana. Fu quindi un grande confronto di eserciti e di popoli dall’esito disastroso che diede però un forte scossone alla ricerca tecnologica e soprattutto alle idee patriottiche degli stati neonati, tra cui Germania e Italia. La Prima Guerra Mondiale fu effettivamente la prima guerra che vedeva delle nazioni unite combattere per la propria libertà e per i propri confini e per scongiurare una nuova epoca di dominio straniero.

E pensate un po’? Tutto quello che potrebbe essere la Prima Guerra Mondiale e quanto di prima citato è stato perfettamente coniugato in una forma videoludica coerente e presuntuosa che osserva la Grande Guerra con una ideologia futurista e progressista, esattamente come veniva percepita dagli intellettuali dell’epoca. Insomma: sono nella convinzione che soltanto una software house europea come DICE sarebbe stata capace di creare un prodotto come Battlefield 1

 

 

M’ ILLUMINO

D’IMMENSO

Quello che più mi ha colpito di Battlefield 1 è stato il ritorno alle origini. La breve e intensissima campagna non fa che da antro per il glorioso multiplayer sorretto da una infrastruttura logica capace di intrappolarti per settimane. Per quanto concerne il singleplayer posso assolutamente affermare che nonostante la campagna sia breve, la sua intensità e la sua emozione prolungano a dismisura il sentimento che si può provare nell’affrontarla. Immergersi nei panni di ignari soldati sopravvissuti a un potente attacco di artiglieria nell’atto di eseguire un folle ordine nel caos più totale sorprenderebbe ed emozionerebbe anche il cuore di pietra più duro, soprattutto constatando che quello che si osserva nel gioco lo hanno visto anche occhi reali, occhi di soldati sacrificati per i nostri attuali confini. La ricercatezza storica del lavoro di DICE è molto forte e sebbene vi siano alcune sbavature a livello cronologico osservare campi di battaglia perfettamente ricostruiti, armi e comportamenti tipici dei soldati dell’epoca ben realizzati fa comprendere quanto lo studios svedese si sia concentrato per ricreare alla perfezione l’atmosfera di quella maledetta guerra alla libertà. Tutto nel singleplayer funziona alla grande, soprattutto il fatto che l’intera vicenda narrata funziona come una sorta di tutorial per il multiplayer, istruendo il giocatore sull’utilizzo di armi e veicoli sui grandi campi di battaglia virtuali contro giocatori reali.

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Mi ha fatto invece davvero un gran piacere osservare che in Battlefield 1 l’Italia ha avuto un posto d’onore. Spesso ignorata in quasi tutti i videogiochi a sfondo bellico, l’Italia ha sempre avuto un ruolo importante nei due conflitti mondiali e finalmente qualcuno ha deciso di sottolinearlo. L’esercito italiano, contro ogni previsione, riuscì a battere quello austriaco che a conti fatti è come se il Belgio si difendesse dagli Stati Uniti d’America vincendo alla grande. La perfetta ricostruzione dei campi di battaglia e delle divise dei Nostri soldati mi ha sinceramente emozionato, mentre per quanto riguarda gli eserciti coinvolti in Battlefield 1 avrei ingegnato le scelte registiche cercando in qualche modo di includere personaggi storici che hanno vissuto la Grande Guerra in prima persona, come autori quali Tolkien o Ungaretti e perché no anche Erich Maria Remarque.

Purtroppo lo schieramento tedesco e anche quello austriaco non possiedono campagne in singolo dedicate (anche perché hanno fatto la figura degli scemi cattivi). Tuttavia i tedeschi e gli austriaci hanno la possibilità di riscattarsi in altre modalità (anche se non gli permetteremo mai di vincere, vero italiani!?).

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Sarebbe stato semplicemente incredibile se in Battlefield 1 ci fossero stati celebri artisti che hanno combattuto nel Primo Conflitto Mondiale, come il nostro Giuseppe Ungaretti (qui sopra ripreso in una fotografia dell’epoca)

FINALMENTE POSSO CORRERE

Prima ho affermato quanto quello che mi ha colpito di più di BF1 sia stato il suo ritorno alle origini, ma non ho ancora spiegato perché. La risposta è in realtà molto semplice: gameplay multiplayer vecchia scuola. Battlefield è stato creato per essere una serie a esclusivo utilizzo Online. L’idea della campagna in singolo è una scelta intrapresa di recente (con Bad Company per la precisione). Battlefield 1 palesemente si concentra totalmente sul Multiplayer, con modalità classiche e un tocco di classe che non mi sarei mai aspettato.

Ritornano finalmente le classi rigide. Questo vuol dire che ogni classe può utilizzare solo un range limitato di armi le quali differiscono moltissimo per efficacia e stile di tiro. Questo risolve uno dei più gravi errori degli ultimi tre battlefield (Bf3,4, Hardline), ovvero la possibilità di fornire all’equipaggiamento da cecchino armi d’assalto automatiche, snaturando di fatto il bilanciamento del gameplay ed enfatizzando l’azione individuale piuttosto che quella di squadra.

Non è un caso che in Battlefield 1 per vincere bisogna davvero cooperare e bisogna farlo molto bene. Ogni classe possiede un ruolo ben definito che se non perseguito a dovere pone la squadra in grande svantaggio. Andare in giro sparando all’impazzata vuol dire sostanzialmente morire sotto i potenti colpi degli avversari che non mancheranno di utilizzare ogni avamposto per ottenere un vantaggio strategico. Questo accade anche per via di un level design delle mappe che rasenta la perfezione, ove una collina piuttosto che un bunker ben difeso possono davvero cambiare le sorti di una battaglia. Tutto è quindi perfettamente equilibrato e tutto gira alla grande come solo un Grande Battlefield potrebbe fare. Non nego infatti che Battlefield 1 sia della stessa fattura e qualità del leggendario Battlefield 2, superando quest’ultimo solo per impatto grafico e interattività della mappa, praticamente totale per questo nuovo capitolo.

battlefield 1 recensione
Battlefield 1 è secondo me l’unico capace di tenere testa al leggendario Battlefield 2

I combattimenti sono quindi efferati e questo grazie a un sapiente lavoro di progettazione come solo una DICE ispirata potrebbe fare. Ogni arma è difficile da utilizzare, ogni centimetro di mappa può risultare fondamentale e ogni colpo sparato a difesa di un compagno può davvero decretare la vittoria o il fallimento del proprio schieramento.

Battlefield 1 è quindi un Battlefield a tutto tondo e finalmente un capitolo degno del suo nome dopo ben cinque anni di sterilità acuta. Lo ripeterò all’infinito: Battlefield non deve inseguire la concorrenza, ma anzi deve dettare legge. Distaccarsi da un multiplayer prettamente individualistico ricercando il tradizionale sistema a squadre è la scelta giusta da perseguire.

FAMMI VEDERE ALTRE FOTOGRAFIE

Nonostante siano stati i due capitoli più venduti, Battlefield 3 e Battlefield 4 hanno utilizzato la potenza del Frostbite in modo atroce. Se contiamo che nei primi due Bad Company tutto poteva esser raso al suolo, scopriamo che sia il terzo che il quarto capitolo siano stati totalmente limitati a favore di un gameplay più frenetico, meno strategico e più vicino alla diretta concorrenza di Activision.

Nel caso di Battlefield 1 si può notare la vera potenza del Frostbite 3. Tutto può essere distrutto, tutto può crollare e tutto può essere modificato e modellato. Lì dove prima vi era una bella villetta ben arredata, ora vi è un grande cratere fumante. Il tutto è sorretto da un sapiente uso della fotogrammetria, una moderna tecnica di texturing che permette di ricreare alla perfezione scenari reali in un ambiente virtuale con un tocco fotorealistico. Battlefield 1 si presenta quindi benissimo, con texture ben definite e dettagliate fino all’assurdo, modelli spaccamascella, un modello fisico e di distruttibilità inarrivabile e una balistica dalla difficile gestione. Battlefield 1 è infatti un capolavoro di tecnica e di tecnologia, soprattutto considerando il fatto che il titolo di DICE riesce a girare anche su computer dalla scarsa potenza, segno di una ottimizzazione totale del codice di gioco.

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In Battlefield 1 la distruttibilità è massima

Dal punto di vista sonoro troviamo una campionatura impeccabile delle armi e dei diversi ambienti sonori, i quali vanno a modificare la percezione dei suoni che ci circondano. Tipicamente DICE ha sempre avuto un occhio di riguardo sull’aspetto sonoro delle sue produzioni e Battlefield 1 non manca di esaltare il giocatore. Speciale è invece il doppiaggio dei soldati, tutti rigorosamente in lingua originale. Ogni schieramento parla quindi la sua lingua e non è difficile ascoltare una vera babilonia nelle battaglie più grandi e concitate. Da segnalare che l’esercito italiano è anche capace di bestemmiare, dettaglio che fa comprendere quanto DICE abbia dato libertà ai suoi attori di entrare davvero nei panni dei soldati del Primo Conflitto Mondiale.

PRENDI QUEL DANNATO PENNUTO

Volevo dare un poco di spazio alle modalità multiplayer presenti nel titolo. Oltre alla canonica Conquista, in realtà la vera e unica modalità di Battlefield, ho potuto ben gradire un vero ritorno della modalità Corsa finalmente ora davvero incentrata sulla distruzione degli obiettivi (in questo caso telegrafi) e della modalità Deathmatch che nonostante poco si sposa con Battlefield, rimane sempre utile per fare esperienza con le proprie armi. Bella e frenetica è invece la modalità “Piccioni di Guerra”, che vede un gruppo di soldati avversari battersela in piccole porzioni di mappa alla conquista dei codici di artiglieria mediante la cattura di un simpatico piccione mentre poetica ed eccezionale è la modalità operazioni, secondo me vera novità di Battlefield 1.

In parole povere si combatte in scenari che si possono già osservare nel corso della campagna in single-player, ma invece che combattere contro nemici controllati dalla CPU, dovremo vedercela con avversari umani. Basti pensare che una partita può durare delle ore di intensi combattimenti, ma l’immersività e il divertimento sono tali da rendere ogni partita in Operazioni divertente e dannatamente affascinante. La mia preferita? La Battaglia del Monte Grappa, che sebbene ha destato non poche polemiche dagli attuali alpini, è sicuramente il riconoscimento più forte ed emozionante che l’esercito italiano ha mai ottenuto da un’opera videoludica.

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La mappa dedicata al Monte Grappa è sicuramente una tra le più suggestive: in modalità operazioni è sicuramente la più bella e affascinante

IN THE CONCLUSION

Battlefield 1 è un vero e proprio Battlefield, non c’è nulla da fare. Secondo me riesce a raggiungere il leggendario Battlefield 2 e anzi: lo supera in molti suoi aspetti. E’ un titolo prettamente multiplayer, ove l’intelligenza e la strategia ne fanno da padrona, il tutto sorretto da un livello tecnico inarrivabile e campi da battaglia così dettagliati e realistici da far venire la pelle d’oca. Tutto funziona alla perfezione, anche l’intensa campagna in singolo forte di una grande enfasi sull’eroismo dei numerosi schieramenti del Primo Conflitto Mondiale.

Finalmente posso dire di aver giocato un vero videogioco ambientato nel corso di quest’epoca storica e felice di constatare che quest’unica perla è anche uno dei più gloriosi capolavori del genere FPS.

Grazie di essere tornata, DICE.

Marco Masotina

Marco Masotina

Tosto come un Krogan, gli piace essere graffiante e provocante per scoprire cosa il lettore pensa dei suoi strani pensieri da filosofo videoludico. Adora i lupi, gli eventi atmosferici estremi, il romanticismo e Napoleone.