The Grand Tour: Una Pura Conferma

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L’ex trio di top Gear, tre settimane fa ci ha dato prova del loro nuovo lavoro, The Grand Tour.

Di cosa sia e di come sia strutturato, ne abbiamo parlato abbondantemente in un intensa anteprima che potete trovare QUI.

La nuova serie marchiata Amazon ha debuttato con il botto, macinando ascolti record in tutto il globo che sono andati ulteriormente a consacrare Jeremy, James e Richard tra gli infallibili.

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Perchè TGT non è Top Gear, ma uno Show completo ed inedito che seppur tratti i motori come il programma BBC, trasuda una comicità che si avvicina di molto a quella dei Late Show e delle stand up comedy.

A ribadire questo ci pensa la seconda puntata, pronta a rimescolare tutte le carte del format che ha da sempre caratterizzato il trio.

Attualmente gli episodi non sono disponibili in italiano, ma se si possiede un account Prime collegandosi ad Amazon uk la serie sarà perfettamente visibile, seppur in lingua Inglese.

UN FILM D’AZIONE O QUASI.

 

In questa tornata la tenda è stata saldamente fissata in SudAfrica, pronta ad accogliere tre uomini di mezza età e la loro ultima creatura.

L’introduzione rimane pressoché perfetta per musiche e regia (una flotta di droni), ma tutti quelli che dopo di essa si aspettano bolidi rombanti e giri in pista dovranno accontentarsi.

Come detto ampiamente in sede di anteprima, Jeremy e soci hanno voluto consolidare delle fondamenta estremamente solide maturate dalla loro esperienza, senza però disdegnarsi di costruire qualcosa di totalmente nuovo, qualcosa di sperimentale.

Ed ecco così che i motori vengono lasciati parzialmente da parte in questi 60 minuti, in favore di un approccio fuori schema.

Il set di Johannesburg da vita ad una spietata sfida dove il trio dovrà nientepocodimento che salvare la regina d’Inghilterra dalle grinfie di terroristi armati fino ai denti.

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Tutto molto semplice, tranne forse il fatto che come in un videogioco ogni volta che moriranno la missione sarà da rincominciare da capo.

Ed ecco così che i nostri protagonisti finiranno costantemente vittime della loro goffaggine tra granate tirate male e piani al limite del folle, in un susseguirsi di sequenze che strizzano l’occhio ai film d’azione più iconici.

Credetemi se vi dico che mi son trovato a ridere come un idiota per quasi tutta la puntata, ed alcune gag rimarranno in voga per molto tempo non appena le norme di Copyright diverranno meno pesanti e i primi spezzoni compariranno su YouTube.

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Se dovessi azzardare un paragone, il secondo episodio mi ha ricordato per certi versi lo speciale girato al polo nord…ma con più esplosioni.

E’ vero mancano le macchine e molte scene derivano da un copione ben scritto, ma tutto funziona a meraviglia, confermando ancora una volta The Grand Tour come uno Show più libero e meno schematizzato di quello BBC. Tanto, alla benzina 100 ottani ci penseranno le altre puntate.

L’unica nota dolente di una produzione apparentemente intoccabile rimane il pilota Nascar scelto come sostituto al mitico Stig, che risulta piuttosto fastidioso ed odiabile; si spera in un rimpiazzo il prima possibile (magari Rosberg n.d.r.).

IL RITORNO ALLE ORIGINI.

 

E proprio quando pensavi di aver intuito la linea del programma, The Grand Tour ancora una volta finisce per stupirti, creando 70 minuti perfettamente incastrati nella tradizione più assoluta.

Rigorosamente ambientata in Inghilterra (guarda a caso) la puntata dopo l’ennesima spettacolare introduzione che non smetterò mai di osannare, ci fa riscoprire i tre giornalisti per come li abbiamo sempre conosciuti con il più classico dei classici:

Un viaggio culturale attraverso i simboli della nostra Italia e tre…pardon due favolose vetture.

James a bordo di una comodissima Rolls-Royce Alba, Clarkson con una bellissima Aston Martin Gran Tourer, e Hammond beh…lui ha deciso di scuotere un po’ tutto con una Dodge Charger Hellcat.

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Chi ha seguito bene Top Gear si troverà letteralmente a casa propria, di tre episodi questo è quello più old school, quello più facilmente riconoscibile come stile.

Richard a bordo della potente muscle car prenderà il ruolo di “ragazzino” per l’intera puntata tra drift e accelerazioni, Jeremy dal canto suo si confermerà più testardo e scimmiesco che mai, mentre James ricoprirà il ruolo del burbero misantropo.

Chiunque possa almeno per un millisecondo aver dubitato della chimica di questo gruppo si dovrà ricredere.

A conti fatti quella girata in Inghilterra si dimostra una puntata molto classica nel concept, meno propensa a mettere in mostra il budget stratosferico, ma allo stesso tempo solida e completa, frutto di un programma costruito con intelligenza e esperienza.

Anche in questo caso l’unica critica che mi sento di muovere riguarda lo Sketch delle persone famose che periodicamente in ogni puntata muoiono a poche centinaia di metri dall’intervista, se in due puntate è risultata leggera e stupida, il suo continuo ripetersi potrebbe annoiare.

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The Grand Tour è un programma in grado di mescolare le carte.

Solido, ben sceneggiato e dotato di un budget smisurato, l’ultima fatica di Amazon ha ingranato una marcia che lo porterà lontano, sinceramente noi non vediamo l’ora di sapere dove.

 

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