AESVI e Delitto del Ferrarese: i media accusano i videogiochi, inaccettabile

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Penso sia ormai di dominio pubblico quanto accaduto nel territorio ferrarese nei giorni scorsi. Non vorrei nemmeno parlarne in questa sede: devo dire che l’omicio compiuto dai due ragazzini ha colpito molto anche a me. Volendo essere cinici si può affermare che ogni delitto possiede in realtà lo stesso valore di un altro poiché, a conti fatti, la morte di un individuo non può avere più valore della morte di un altro.

Per i Mass Media generalisti però non è così. I telegiornali nazionali, così come i quotidiani generalisti che ogni giorno raggiungono le edicole dei nostri paesi, cercano in tutti i modi di raccontare a noi del popolo episodi di cronaca nera che possano in qualche modo interessarci perché più efferati e strazianti del solito e quindi utili a vendere più copie o a fare più ascolti. Una politica, quella di dare risalto agli episodi più raccapriccianti, senza morale e soprattutto senza rispetto. Tale è la mia personalissima opinione.

Da videogiocatore, se c’è una cosa che non sopporto è come tali media generalisti trattino in modo ipocrita l’intera industria dei videogiochi, cercando in tutti i modi di screditare il lavoro di migliaia di software house in ogni delitto ove esista anche il minimo presentimento che gli assassini abbiano toccato nella loro vita un videogioco, giusto per convincere ancor di più le masse che videogiocare è sbagliato. Tale è una posizione che da sempre e inspiegabilmente viene condivisa dai canali di informazione di massa e sinceramente non ho mai trovato il motivo di questo accanimento, che in ogni caso interessa soprattutto la generazione dei nostri genitori e dei nostri nonni (quindi persone nate tra il 1930 e il 1970).

columbine
Non credo ci sia bisogno di spiegazioni

Nel caso del recente omicidio prima citato, i Mass Media non hanno perso un attimo per sottolineare che i due ragazzini, dopo aver compiuto l’irreversibile, hanno giocato alla Playstationcome se nulla fosse“. Ora: se io attualmente fossi un criminologo, sarei un criminologo da quattro soldi. Tuttavia basta appassionarsi agli eventi di cronaca nera per capire che ogni omicida “non-professionista“, solitamente reagisce cercando di mantenere la stessa routine quotidiana di sempre, quasi a voler cancellare il misfatto appena compiuto. Il fatto di aver sottolineato che i due ragazzi abbiano giocato con la Playstation, denota la volontà dei media generalisti di far capire che in qualche modo i videogiochi c’entrano con le eventuali (e ovvie) debolezze dei due delinquenti, quasi a dimostrare che ancora una volta i videogiochi sono stati complici di un delitto assurdo e ingiustificabile.

A tal proposito AESVI ha in queste ore divulgato in rete un comunicato stampa riguardo alla vicenda, ove l’Associazione Editori Sviluppatori Videogiochi Italiani imputa come inaccettabile la posizione dei media generalisti, che ancora una volta offende un’industria che in Italia conta 25 milioni di clienti.

Di seguito le forti e condivisibili parole di AESVI:

 

In questi giorni si sta molto parlando dell’efferata vicenda nel ferrarese, che ha visto come protagonisti due adolescenti complici nell’omicidio dei genitori di uno dei due. Diverse testate giornalistiche di rilievo nazionale hanno sottolineato la circostanza che gli autori del delitto fossero dei videogiocatori e l’hanno messa in connessione diretta con quanto accaduto additando i videogiochi al pari, e in alcuni casi ancora prima, delle droghe come simbolo di uno stile di vita privo di valori.

Questo tipo di comunicazione, oltre che inaccettabile per l’industria dei videogiochi, è a nostro avviso offensiva nei confronti dei videogiocatori, che oggi in Italia si stimano essere più di 25 milioni di persone. È inoltre scorretta ed ingannevole nei confronti dell’opinione pubblica, in quanto suggerisce una relazione del tutto indimostrata e inesistente fra l’utilizzo di videogiochi in quanto tale e la propensione al crimine. Denota, infine, un ingiustificato accanimento nei confronti del mezzo videoludico. I videogiochi si sono affermati, soprattutto negli ultimi anni, come uno strumento in grado non solo di intrattenere, ma anche di essere valido supporto nell’ambito dell’educazione e dell’informazione.

Troppo spesso non ci si rende conto che queste allusioni rischiano di penalizzare un intero settore che dimostra una sempre maggiore attenzione sia alla qualità dei prodotti sia alla promozione di un utilizzo consapevole degli stessi. Un’industria che proprio nel nostro Paese sta vivendo una fase di fermento creativo che ha portato alla nascita e al consolidamento di numerose realtà di sviluppo indipendenti. Ci auguriamo quindi che sui videogiochi possa essere fatta una corretta informazione nei confronti dell’opinione pubblica, evitando facili collegamenti non pertinenti, sempre nell’assoluto rispetto del diritto di cronaca.

Marco Masotina

Marco Masotina

Tosto come un Krogan, gli piace essere graffiante e provocante per scoprire cosa il lettore pensa dei suoi strani pensieri da filosofo videoludico. Adora i lupi, gli eventi atmosferici estremi, il romanticismo e Napoleone.