E se Sherlock parlasse giapponese?

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Di film, serie tv e fumetti tratti dai libri di Sherlock Holmes ce ne sono a bizzeffe, le trasposizioni cinematografiche partono dai primi anni del 1900 con cortometraggi e lungometraggi sia di animazione che non.

Ormai Sherlock ha fatto breccia, mistero dopo mistero, nei nostri cuori e tutti abbiamo sognato con le sue avventure.

Ma bando alle ciance e andiamo ad analizzare un capolavoro unico nel suo genere: il manga di Sherlock.

Tratto dall’omonima serie tv con protagonista il meraviglioso, freddo e affascinante Benedict Cumberbatch, ricalca alla perfezione la sceneggiatura dei grandiosi Steven Moffat e Mark Gatiss.

Parola per parola si mantiene fedele alla sua fonte senza stravolgere nulla. E’ uno storyboard dettagliato che non tralascia nemmeno una virgola.

Dalla fenomenale matita di Jay prende così vita Sherlock, una riproduzione reale del nostro amato investigatore televisivo.

Nessun elemento, comprese le fisionomie e le espressioni, viene cambiato. No, per Jay, tutto deve essere come appare a noi spettatori, senza alcuna ‘licenza poetica’.

E questo mi fa impazzire, letteralmente.

L’ho comprato il giorno che è uscito lo scorso novembre, e ora ho la mia piccola collezione riposta sullo scaffale.

Ho amato ogni pagina e ogni disegno, nonostante la difficoltà nel leggerlo al contrario propria di un’accanita lettrice di fumetti non nipponici (e sì, me ne vergogno molto).

Ma ora cerchiamo di capire perché è un lavoro così indimenticabile.

Alla fine Sherlock Holmes e il suo ‘elementare’ compagno (lasciatemi giocare con le parole) li abbiamo visti in ogni salsa, con serie tv bizzarre e meno fedeli alle storie originali.

Elementary, MD House, Hershel Layton, The Mentalist con il geniale Simon Baker e Shirley Holmes, sono tutte serie tv che portano sul piccolo schermo e sul pc (inutile nascondersi furbetti amanti dello streaming)  il moderno modo di dire Sherlock Holmes. E allora cosa porta di nuovo a un universo già così espanso un fumetto?

Un originale mondo che permette di vedere questa realtà con storie che già conosciamo.

I fumetti del nostro caro cocainomane già esistevano, da quelli più fedeli il cui intreccio è la trasposizione dei libri di Sir Arthur Conan Doyle, a quelli più ‘alieni’ (ovvero estranei) come il famosissimo Dylan Dog.

Quindi, possiamo dedurre che non sia una novità in fin dei conti, anzi probabilmente è più originale una serie come quella scritta da Tiziano Sclavi, piuttosto che una copiata ‘para para’ da una cosa già scritta da altri autori.

Eppure sì ragazzi, è una rivoluzione. La prima serie manga che porta un personaggio letterario inglese fino in Giappone.

Ah, come dite? Eh no cari, qui vi volevo. Conan il nostro detective con gli occhiali (vi permetto di canticchiare un po’ la sigla prima di continuare a leggere) per quanto citi Doyle e le sue opere è completamente diverso da Sherlock.

Innanzi tutto la serie riprende il personaggio solo dandogli il nome (che si inventa lui stesso) del nostro autore britannico, e la trama solo per le investigazioni, che sono di sfondo a tutti i 91 volumi.

Ma la differenza fondamentale è il protagonista stesso, piccolo intelligente e comunicativo differisce moltissimo dal nostro beniamino televisivo che invece risulta essere solo, drogato (anche se di nicotina e non di cocaina), e non particolarmente espansivo.

Ecco perché rendere Sherlock un manga è stata una grande innovazione, ed ecco perché io spero che prima o poi si distacchi dalla serie esistente e si crei una stagione fumettistica aggiuntiva che possa portare ulteriori novità al mondo dei manga.

Quindi, amanti di Sherlock Holmes, se dopo i film con Robert Downey Junior e Jude Law e quello più recente con Ian McKellen, le duemila serie tv, e i fumetti sovra citati non ne avete abbastanza potete trasferirvi con la fantasia al 221B di Baker Street con un nuovo, incredibile capolavoro al contrario.

Non mi resta dunque che augurarvi, buona lettura!

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Vittoria Borghese

Vittoria Borghese

Laureata in Architettura e appassionata di fumetti.