dirk gently vol 2

Dirk Gently – Vol 2 – Un Cucchiaio Troppo Corto – Recensione

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Dirk Gently Vol 2 si riconferma essere una delle serie più folli e meravigliose dell’anno!

Questo Dirk Gently Vol 2 è un brossurato di 128 pagine a colori, formato 17x26cm, al prezzo di 14,90€. Per maggiori informazioni vi lascio il sito della Saldapress.

STORIA

dirk gently vol 2

Una famiglia del Hampshire è ricoverata per uno strano male: la perdita della comunicazione, non possono più né scrivere né parlare. Dirk Gently dovrà quindi recarsi in Africa, presso la Tribù Senza Parole, dove anche lì quello strano male ha colpito. Ma chi si cela dietro a questo mistero?

A scrivere troviamo Arvind Ethan David che diverte il lettore con questo secondo volume con un storia interessante e fuori dagli schemi, come da programma dell’Investigatore Olistico per eccellenza, creazione del compianto Douglas Adams, papà del celeberrimo ciclo della Guida Galattica per Autostoppisti.

Un personaggio che deve molto a Doctor Who, in Gran Bretagna se la batte solo con James Bond, fonte di ispirazione per tutti i grandi autori inglesi degli ultimi 20 anni, alcuni hanno pure scritto diversi episodi o romanzi (oltre allo stesso Douglas Adams, pensate a Neil Gaiman).

La storia dunque intrattiene e diverte con un mistero davvero mysterioso (come Castelli insegna) che si risolverà nel solito modo impossibile ed eccentrico del nostro Dirk, senza dimenticare la denuncia e critica piuttosto evidente e forte nei confronti del bracconaggio in Africa che dall’800 ad oggi sembra non avere fine.

Una serie bella e divertente ma non per tutti, perché il personaggio nel suo essere così estremo e fuori dagli schemi a lungo andare può stancare anche i lettori più sfegatati.

DISEGNI

dirk gently vol 2

Ilian Kyriazis disegna in linea col tono scanzonato e divertito della storia, fatta di assurdità e follie a sfondo comico. Ecco quindi all’apertura del volume uno stile a metà tra gli EC Comics e Calvin & Hobbes, per poi lasciare spazio ad una grafica ricca e barocca con griglie sempre diverse e ben poco comuni, anche per il fumetto americano.

La linea del disegno invece è estremamente leggera, utile per abbozzare le figure, ritagliarle dallo sfondo ma senza una dovuta attenzione, uno stile che oggi va molto di moda.

I colori di Charlie Kirchoff invece danno quel tocco di follia e assurdità aggiuntivo che migliorano notevolmente il comparto tecnico, sempre ben adatto ai toni del volume.

Riccardo Maggi

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