E3 2017 riflessioni a freddissimo nonostante il caldo (e il pubblico)

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In tanti mi hanno chiesto che cosa pensassi riguardo all’E3 2017 appena trascorso. Tra le mie vaghe risposte, che prevedevano di pazientare per permettermi di processare al meglio tutte le informazioni ricevute, ho sempre sottolineato come l’E3 fosse una fiera ormai in declino poiché non più importante come un tempo. Tale affermazione l’ho sostenuta sino ad ora e posso assolutamente dire di esserne ancora concorde. E’ palese che l’E3 sta perdendo importanza, ma ironicamente non sta perdendo consensi da parte del pubblico (gli spettatori sono sempre in aumento), bensì da chi presenta i prodotti nuovi stessi.

La manifestazione losangelina sta infatti diventando sempre più stretta e sempre più di cattivo gusto per aziende che si vedono sfumare milioni di dollari a causa di qualche videoblogger rompiscatole. Il fatto è che sta capitando sempre più spesso che ottimi giochi vengano demoliti come conseguenza di opinioni pattume divulgate da Youtubers con scarsa competenza videoludica che, guardacaso, propongono puntualmente dirette seguitissime dell’evento losangelino cercando in qualche modo di spacciarsi come cultori del videoludo. Non è quindi difficile arrivare alla conclusione che tali “Youtuber(s)” informino il pubblico in tempo reale con filtri poco condivisibili i quali, oltretutto, distorcono in modo netto e tangibile la percezione da parte del pubblico del susseguirsi di eventi nel corso delle numerose conferenze dell’E3.

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Questo è quello che succede quando l’industria va in mano ai videoblogger: una XBox One X viene presentata come se fosse una Barbie

Pertanto, chi mai investirebbe milioni di dollari per presentare un prodotto che potrebbe essere demolito in tempo reale da blogger salariati? Perché dai, ne ho sentite di ogni in questi giorni di stasi, opinioni che mai mi sarei sognato di percepire con le mie stesse orecchie. Perchè credetemi: se avessi potuto ottenere un euro per ogni cavolata da me sentita in queste calde settimane, penso che Bill Gates si prostrerebbe a me chiedendomi il segreto della mia ricchezza, ed è proprio qui che voglio volgere la mia riflessione.

Per quanto riguarda l’E3 2017, qui su PJN avete già avuto modo di ottenere informazioni dettagliate sulle maggiori conferenze ormai già passate alla storia e devo dire che questo E3 2017 non è andato poi così male. Certo: le aspettative erano altissime, ma con un E3 2016 conclusosi nei migliori dei modi, nessuno poteva fare miracoli. Questo perché le grandi aziende che compongono questo florido settore hanno cambiato strategia commerciale e preferiscono annunciare nuovi giochi quando sono sicuri che la loro data d’uscita possa essere umanamente accettabile. E così Microsoft si è ritrovata a promuovere quasi esclusivamente titoli multipiattaforma ribadendo il concetto per cui Xbox sia più una “Windows Machine” piuttosto che una console tradizionale e Sony a ripresentare titoli presentati nello scorso anno dato che, alla fine, non ha molto senso annunciare nuovi giochi se quelli già presentati non sono ancora usciti.

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L’E3 di Sony non è andato molto bene, piuttosto perché si capisce quanto l’azienda nipponica non creda più nell’E3

E già: qui c’è la prima critica al pubblico. Ho sentito migliaia di volte frasi quali “Sony mi ha deluso: non ha presentato nuove IP“; “Sony mi ha deluso, non ha presentato nuove esclusive“; “Sony mi ha deluso perché la conferenza Sony non era abbastanza Sony”.

Riprendo dall’ultima frase del precedente paragrafo: non ha alcun minimo significato annunciare nuovo software se quello, ottimo, presentato lo scorso anno non è ancora uscito sul mercato. Insomma: sembra che il pubblico sia più affamato di annunci piuttosto che di videogames, come se l’annuncio stesso fosse più godibile del gioco che rappresenta. Ma alla fine è proprio così: il pubblico non vuole videogiocare, vuole esaltarsi sui social network condividendo l’annuncio più incredibile di tutti i tempi: fa niente se poi quel gioco nemmeno lo si compra (LE VENDITE DI PREY VI DICONO QUALCOSA?), l’importante è fare scalpore con gli amici virtuali su Facebook.

Nintendo mi è piaciuta: gli annunci che ha portato all’E3 hanno fatto l’effetto sperato (vedi poco sopra) e in generale devo dire che Switch mi piace sempre di più. Con la nuova console di Nintendo ci faccio di tutto e soprattutto gioco dappertutto, senza sosta. E oltre al fatto che trovo simpaticissimo il suo design e constatato che è più robusta di un Nokia 3310, i titoli Nintendo li ho sempre trovati dannatamente efficaci e soprattutto assolutamente compatibili con una vita noderna “mobile”. Oltretutto sono gli unici giochi giapponesi che sono portato ad apprezzare: titoli come Monster Hunter, seppur di altissima qualità, non mi aggradano molto. Sta di fatto che Metroid Prime 4 e Mario & Rabbits mi hanno convinto appieno, idem per le prossime uscite previste per il 2016.

EA Games e simili non li ho molto considerati. Bello Battlefront 2, o meglio: interessante. Tra le altre cose sembra essere molto vicino a quelli che erano i primi due leggendari capitoli per Ps2, il che è davvero un bene. Uno dei titoli che più mi ha colpito è stato però The Last Night, gioco sviluppato da Odd Tales Studio e basato su di un progetto creato in una game-jam nel corso del 2014 e che offre un’avventura a rompicapi in due dimensioni con grafica a 16-bit dallo stile artistico spiccato. Oltre alla forte trama sovversiva, che vede un uomo vivere quella che sembra essere la sua ultima notte di vita in una società decadente, vi si trovano scenari al limite del light Cyberpunk renderizzati con una grafica in 2.5D comprendente anche dei modelli tridimensionale posti all’interno di un gioco bidimensionale con grafica 16-BIT: strabiliante. Il titolo mi ha sin da subito rapito per atmosfera e direzione artistica, ma purtroppo non si hanno notizie riguardo alla sua data d’uscita, fissata per un ipotetico 2018: speriamo bene.

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Sono innamorato di The Last Night

E gli altri? Dovrei parlare nel dettaglio delle grandi aziende e di alcune loro mosse, ma lo farò nel dettaglio in un prossimo articolo in uscita nelle prossime ore (che di proposito farà da “parte 2″ a questo che state leggendo). Tuttavia non posso che elogiare 4A Studios e la sua ultima opera Made in Ucraina: Metro Exodus promette di essere uno degli sparatutto più incredibili mai realizzati e sin dalle prime battute del lungo video presentato in conferenza Microsoft si capisce quanto il titolo, Open World, offrirà una cura e un dettaglio scenografico da far gola anche a The Witcher 3. In generale è così: i russofili ex-comunisti sono i migliori nel creare mondi open world estremamente dettagliati (vi sfido a trovare due cose uguali nel trailer di Metro Exodus). Bene Bethesda: i titoli presentati mi hanno soddisfatto. Wolfestein era già stato in realtà annunciato tramite un easter egg nel corso dell’E3 dell’anno passato, mentre Qake Champions non mi ha detto moltissimo, ma sembra essere l’unica vera alternativa di godere di uno shooter arena vecchia scuola (DOOM in tal senso è un ibrido).

Per quanto riguarda tutto il resto, e di “resto” ce n’è davvero tanto, se non l’ho citato in questo articolo (praticamente l’89% dei giochi presentati), è perché non me ne importa niente di loro. Pertanto, seguendo la mia logica, tutti i giochi che ho citato in questo articolo saranno sicuramente titoli molto apprezzabili (per le esclusive Sony si da per assodato che saranno videogames con le controscatole e quindi di grande interesse), per il resto invece non posso che lasciar naufragare i “grandi annunci” nel mio grande mare del “non mi interessa”.

A tal proposito vi invito a leggere la seconda parte del mio articolo, seppur questo che avete letto può comunque esser definito Stand-Alone, per certi versi, quindi arriverò ora alla mia conclusione prima di lasciarvi al sequel diretto di questo scritto.

 

 

Marco Masotina

Tosto come un Krogan, gli piace essere graffiante e provocante per scoprire cosa il lettore pensa dei suoi strani pensieri da filosofo videoludico. Adora i lupi, gli eventi atmosferici estremi, il romanticismo e Napoleone.