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Recensione Persona 5 – The Wings of Rebellion

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La nostra recensione di Persona 5


You are a slave. Want emancipation?

Annunciato nel 2013, questo è ciò che venne mostrato ben tre anni fa, in un video da un minuto nel quale si diceva che il gioco  (Persona 5) sarebbe uscito l’anno dopo. Peccato che si dovette aspettare fino ad oggi per vederlo sugli scaffali (fisici o digitali che siano) e poterlo giocare.

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Ma ehi, ne è valsa veramente la pena, perché signori miei quella che state leggendo è la recensione di un gioco micidiale, un gioco che raramente si vede al giorno d’oggi di questa qualità e a breve saprete perché. Avevo aspettative altissime avendo giocato anche i Persona precedenti, e questo quinto capitolo le ha rispettate se non superate tutte.

Tuttavia, parlare di Persona 5 come capolavoro è controverso, poiché di nicchia, il titolo spruzza spirito giapponese da tutti i pori, potrebbe non piacere a chiunque e poi c’è la problematica della lingua inglese di cui abbiamo già parlato, una questione di non poco conto che potrebbe scoraggiare molte persone. C’è tanto, tantissimo testo da leggere, come ogni visual novel che si rispetti. Persino le cutscene sceneggiate col motore grafico, sono parlate in inglese e sottotitolate in inglese.

Persona 5 inizia con il protagonista che corre per un casinò, fuggendo da dei poliziotti, spacca la vetrata con movenze stilose, in abiti neri e maschera da ballo, finendo per venire arrestato. Segue poi un violento interrogatorio, col protagonista drogato e scalciato allo stomaco. Cerca di ricordare, mediante un lungo flashback, nel quale si racconta della sua vita e di come è arrivato fino a lì. Il ragazzo viene accusato di aggressione nel tentativo di difendere una donna da un uomo.

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The Wings of Rebellion

E legato a questo incipit, tantissime situazioni si sussegueranno, con tanto di narrazione intrecciata nella quale si raccontano i fatti proprio tramite ricordi. Non è un caso che si voglia l’emancipazione in circostanze come quelle di Persona 5 che vedono il giappone in una crisi dove il più forte sfrutta il debole per ogni suo fine succhiando loro l’anima. Chiaramente in un contesto molto moderno, difatti i concetti ed il modo con cui ogni cosa viene trattata e raccontata appare molto verosimilmente nella società di oggi – non soltanto quindi nel giappone.

Il tema del titolo infatti vede approfondita la questione della libertà, la libertà che il giovane cerca, diffidando dell’adulto corrotto. Una vera e propria ribellione, condotta da un ragazzo che, per questa accusa, viene etichettato da chiunque come criminale, costretto a vivere con una fedina penale. Giocare Persona 5 vuol dire avere un dating sim e una visual novel insieme al combattimento a turni tipico del gdr. Il protagonista dopo aver subìto il processo concluso con libertà vigilata, vive la sua vita su due mondi separati: i banchi di scuola, studiando e con una vita sociale mentre l’altro mondo, anche detto Metaverse, un universo fatto di visioni cognitive, dove il nostro eroe conduce la lotta contro gli Shadow, nemici che si manifestano all’interno di questi dungeon.

Il protagonista scopre il Metaverse del tutto casualmente, grazie ad una app installata senza preavviso nello smartphone, insieme ad un amico appena conosciuto. Più andremo avanti, più verremo a conoscenza di adulti che si comportano in maniera irresponsabile e inaccettabile, si decide quindi di sfruttare il Metaverse a proprio vantaggio: infiltrarsi nel “Palazzo” che l’individuo in questione si costruisce nella propria testa, frutto della sua visione distorta del mondo reale e cambiargli il cuore. Ogni Palazzo contiene vari enigmi e puzzle ambientali, l’estetica, la struttura, i nemici e gli enigmi, sono tutti influenzati dai pensieri ed i sentimenti di ogni proprietario. Qualunque cosa vi intralcerà pur di non farsi fregare il tesoro.

Cambiare il cuore ad ogni proprietario del Palazzo consiste nel rubare il tesoro nascosto in quel luogo, assolutamente necessario per far sì che il proprietario del Palazzo nella vita reale possa cambiare carattere in positivo.

Call upon my name, and release thy rage!

Per fare questo ci serviamo dei Persona, manifestazioni della propria psiche che sono visibili soltanto all’interno dei Palazzi. Il primo risveglio del Persona è sempre spiacevole e fa un male cane. Una volta che viene trovata una ragione per combattere, all’interno dei dungeon i compagni assumono sempre degli abiti diversi dalla realtà, questo sempre a causa della visione distorta del proprietario del Palazzo.

La ragione per combattere è talmente intensa da appunto, far risvegliare il Persona con il quale si forma un contratto spirituale, la forza è tale che sulla faccia di ogni protagonista vi si trova una maschera. La maschera che simboleggia appunto la propria maschera che mostriamo agli altri, senza rivelare noi stessi. Cosa succede al risveglio? Questa viene tolta. Viene tolta con tanto di sangue, i protagonisti urlano dal dolore, accettano il vero io e combattono per la ribellione, mentre tra di loro si riconoscono per chi sono davvero.

Da non confondere con le Ombre, altresì dette Shadow che nonostante pure loro nascano dalla volontà degli uomini, i Persona hanno una natura positiva, mentre gli Shadow hanno un temperamento “selvatico” e molto spesso – se non sempre – di natura malvagia. Il sistema di combattimento è il classico gdr a turni, ma con tante di quelle implementazioni da perderci la testa.

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«It should be easy if we stay focus.»

Ogni Persona ha debolezze (attacchi fisici, proiettili, fuoco, ghiaccio, vento, nucleare) che sono presenti ed in base al tipo, sono capaci di riflettere, nullificare o persino assorbire questi attacchi. Non mancheranno le abilità che sviluppano livellando, le quali sono legate alle debolezze generali dei nemici, che sono le stesse dei Persona.  Alcune di queste non sono soltanto legate alle debolezze di ogni essere (i vari elementi fuoco, ghiaccio, vento, ecc.) ma possono essere anche passive oppure di supporto: di passive ad esempio si ha un “Regenerate” che consiste nel rigenerare chessò, tot HP ad ogni inizio turno. Quelle di supporto possono essere anche un “Tarukaja” che consiste nell’aumentare l’attacco ad un alleato, oppure la sua controparte al plurale “Matarukaja” che aumenta l’attacco a tutti gli alleati. E così via, anche per la difesa o precisione/evasione. C’è poi una meccanica di gioco che consiste nell’attaccare un nemico nel suo punto debole – Shadow debole al ghiaccio colpito da una palla di ghiaccio, questi vengono inabilitati per qualche turno. Se questi poi sono più di uno potremo fare la stessa cosa, col risultato che se tutti sono a terra senza poter reagire, i protagonisti si ritroveranno a puntare le armi su di loro, scegliendo se attaccare tutti insieme oppure negoziare.

La negoziazione con uno Shadow ha diverse variabili: potremo decidere se “catturare” lo Shadow, oppure chiedere soldi o un item speciale. In tutti e tre i casi, la negoziazione deve aver lieto fine, ma perché succeda, gli Shadow devono sentirsi dire ciò che vogliono in base al loro carattere, quindi parlare con loro con certi toni. A fine combattimento, come ogni gdr che si rispetti, si ottengono un po’ di soldi, esperienza e item, la quantità di questi poi dipenderà dalla potenza di chi si era sconfitto.

«This place exists between dream and reality, mind and matter.»

Ottenere un Persona dalla forma “ombrosa” puo’ essere una possibilità, in alternativa è possibile ottenerne degli altri anche nella Velvet Room. Un posto che esiste tra sogno e realtà, mente e materia, dove è presente Igor, un simpaticone dal naso lungo che insieme a due bambine hanno il potere di manipolare i Persona a richiesta in una fusione, per dar vita ad un nuovo Persona. Da qui quindi, pensate alla marea di combinazioni che è possibile fare, dato che la fusione tra due o più Persona comporta sì, sacrificare i due mediante le ghigliottine, ma la nuova vita che ne nascerà potrà anche ereditarne le abilità dei precedenti. Ciò significa avere un nuovo Persona con abilità non soltanto sue, ma anche ereditate dagli altri, col risultato di qualcosa più potente. La fusione va in base alla “razza” del Persona, ovvero gli Arcani maggiori che sono un totale di 22 carte. Questi ne decidono più che altro il carattere e la loro appartenenza nel mare delle anime.

Nelle Velvet Room è inoltre possibile collezionare i vari Persona raccolti nel tempo mediante il Compendium, un libro dove vengono listati e richiamarli all’evenienza pagando Yen (la valuta del Giappone), questo perché, esistono tantissimi Persona, demoni nati nel mare delle anime dell’uomo in attesa di un riscatto. Ci sono Persona presi dalle religioni come Satan, Baphomet, Belial, oppure alcuni facente parti della legione dei demoni di Goezia. Questa legione fu evocata da Re Salomone di Gerusalemme e successivamente da lui confinati in un vaso di bronzo sigillato con simboli magici obbligandoli a servirlo. Alcuni Persona sono anche delle divinità legate alla cultura religiosa Shintoista come Ame-no-Uzume, oppure Izanagi. Ci sono anche divinità della mitologia greca, Cerberus, Orthrus e Mithras sono degli esempi. Abbiamo poi la mitologia Cinese e Buddista. La stragrande maggioranza dei Persona insomma, si rifanno alla cultura religiosa, anche se alcuni sono stati dedicati persino come easter egg – cercate Hell Biker su Google!

In battaglia capiterà molte volte che un nemico vi colpisca nel vostro punto debole, quando succede, per 1-2 turni sarete costretti a terra senza poter fare niente. Il proprio punto debole lo decide il Persona equipaggiato in quel momento, dato che le debolezze dei Persona sono le nostre, da qui il discorso dei Persona che nascono dalla nostra psiche.

Altre volte capiterà che uno Shadow vi infligga uno status maligno: puo’ essere Dizzy – Stordito, Brainwash – Lavaggio del cervello e il malcapitato dimenticherà temporaneamente come usare le proprie abilità. E tanti altri status che si incontrano più si va avanti nel gioco, ma niente panico, esistono determinati item che possono essere comprati alla clinica di Yongen-Jaya che possono rimediare alla situazione. E’ inoltre possibile, in base all’abilità del Persona a disposizione, che si possano erigere dei muri contro determinati status, a volte anche contro certi tipi di attacchi. In alternativa, a volte capiterà, in base al livello di Confidant del compagno che questi intervengano per farvi riprendere togliendo lo status che affligge.

Simulatore di vita – The Sims spostati

Il Confidant è una parte del gameplay della vita reale, più frequenteremo qualcuno e più questo si affezionerà a noi, avanzerà di livello e ci fornirà elementi interessanti da sfruttare sia nella vita reale che nei dungeon. Un esempio è la clinica menzionata poco prima, avremo occasione di frequentare qualcuno là dentro e costui ci permetterà di usufruire di speciali medicine o sconti per quest’ultime. Ogni Confidant ha un livello, più questo sale e più ci fornirà vantaggi sempre più potenti ed efficaci. Passando il tempo con loro negli angoli più disparati di Tokyo: sale giochi, templi, tavole calde dove servono il ramen e altri prodotti tipici. Ogni Confidant è legato ad uno dei 22 Arcana, come i Persona. Infatti quando capita di fondere un nuovo Persona nella Velvet Room, se l’Arcana di questo Persona è lo stesso Arcana che ha il Confidant, questo subirà un boost di esperienza in base al livello del Confidant e puo’ tornare utile per un livellaggio veloce del Persona – specie se siamo vicini all’end game.

Capiterà che nella vita reale ci sia da fare qualcosa di particolarmente difficoltoso, come gli studi. Per studiare ed incrementare lo status “Knowledge”, Conoscenza, possiamo andare in libreria dopo scuola, al “Diner” un bar, oppure al Leblanc, la tavola calda del proprietario che ha deciso di prenderci in custodia. Stessa cosa per altri status sociali come “Charm”, “Guts”, “Kindness” o “Proficiency”, che possono essere aumentati solo in determinati posti frequentando a volte anche i Confidants oppure semplicemente trovandoci un lavoro, leggere qualcosa o persino andare a pesca o giocare ai videogame. E sì, i videogame sono interattivi, comprendono vari minigiochi tra cui smashare tasti o premere la corretta combinazione di tasti entro pochi secondi. Ma anche la scuola è interattiva, perché come ho detto più sopra, alla fine vestiamo i panni di uno studente, per cui non mancheranno le lezioni dei professori, le loro interrogazioni e gli esami. E si passano studiando.

Oltre alla vita sociale, quando si è nella vita reale è possibile comprare dell’equipaggiamento da usare nel metaverse, con molti modi con cui attaccare. Armi da fuoco, armi bianche, armature e accessori che danno quel plus in battaglia che non guasta mai.

Un’esperienza audiovisiva unica

Graficamente Persona 5 sorprende con una versione di Gamebryo – usato anche in Catherine – rivista e migliorata, per la cura in ogni suo elemento. Le vie di Tokyo sono vive con tanta gente che vi passeggia, ogni personaggio chiave della storia è curato maniacalmente tra colori, animazioni ed espressioni, rendendo le cutscene che si presenteranno di volta in volta nella storia, spettacolari. Peccato abbia alti e bassi, poiché capiterà con la telecamera di passare vicinissimi ad un oggetto (anche a causa di un FOV veramente troppo basso nei Palazzi) e vedere texture sgranate od oggetti poligonali poco definiti. Insomma, un motore grafico eccellente ma non perfetto. Il gioco è uscito su PS3 e PS4, la versione giocata è quella della PS4 normale. Forse per ragioni di esclusività che però non sono state rese note, ma i Persona hanno la tendenza di uscire solo su console Sony. Chissà che magari in futuro la cosa possa cambiare, visto che adesso appartiene tutto a SEGA.

Le soundtrack come ogni Persona hanno vibrazioni e note magnifiche, Shoji Meguro ogni volta che prende la chitarra elettrica ci va bagnare tutti, con tanto di violini e un po’ di elettronica per un concerto di suoni da far venire la pelle d’oca ad ogni boss fight o scene animate. E anche del Jazz. Meguro dal primo Persona (il remake uscito su PSP) continua a sbalordire.

Persona 5 vi terrà occupati per mesi a causa di una longevità fuori dal comune ma familiare per chi già conosce la serie. Il 5 è soltanto il numero del capitolo, non è legato agli altri Persona quindi si puo’ giocare con tutta tranquillità anche se non se ne è mai giocato uno. Il tempo medio per arrivare al finale la prima volta è di circa 120 ore di gioco.

Notevole che siate arrivati fin quaggiù, ma che state aspettando? Godetevi il viaggio di Persona 5, vi aspettano una trama intrisa di mistero con una base di fatti che accadono spesso nella realtà – in positivo e negativo –  insieme a molto fantasy. Di Persona 5 io non ho detto praticamente nulla, è tutto da scoprire.

Manuele Musso

Manuele Musso

Scrittore improvvisato tra romanzi, sceneggiature e testi brevi. Ama i videogiochi, sarebbe capace di scrivere qualsiasi cosa su questi. Tende a guardare di più all'interfaccia di un videogioco piuttosto che al gameplay in sé, senza contare che pensa solo a quanto è smussato un poligono.