Storia dei videogiochi, Ep. 1 – Dalle origini a Pac-man

1961 0

Con questa prima puntata inauguriamo una rubrica che ripercorre le tappe fondamentali della storia dei videogiochi.

Se un alieno ci spiasse e ci trovasse incollati a uno schermo mentre facciamo gesti e movimenti ripetitivi, spesso con strani aggeggi tra le mani, probabilmente avrebbe qualche problema a realizzare come mai ci stiamo divertendo un sacco. Per la maggior parte di noi terrestri, invece, è ormai assodato che i videogame sono un fenomeno culturale di massa. Qualcosa di paragonabile al mercato editoriale e a quello cinematografico.

Ma… com’è cominciato tutto questo?

Premi il bottone, questa volta per gioco

Se schiacciare un pulsante è per noi un’azione banale e quotidiana, per gli americani degli Anni ‘50 rappresenta qualcosa di fatale: l’azionamento di un’arma atomica. Durante la Guerra Fredda, Unione Sovietica e Stati Uniti si affrontano virtualmente, supportate dalla tecnologia informatica. Questa, simulando combattimenti e lanci missilistici, incrementa le paure collettive di intere nazioni.

Il governo USA finanzia ingenti somme a supporto dell’innovazione in campo militare e sostiene un clima competitivo tra gli stessi ricercatori. Questi, ogni settimana si sfidano nel laboratori a suon di nuove sperimentazioni e risultati. Il giovane fisico William Higinbotham, arruolato nei laboratori di ricerca del MIT, in un weekend del 1958 presenta ai suoi colleghi una trovata decisamente sopra le righe. Per la prima volta le tecnologie, usate fino a questo momento per distruggere, sono messe a disposizione di qualcosa di assolutamente creativo: il prototipo del primo videogame.

Tennis for Two tecnicamente non può essere considerato un videogioco, perché non utilizza un segnale video. Tuttavia, resta il primo tentativo della storia di impiegare una delle tecnologie più sofisticate per l’epoca, l’oscilloscopio, per finalità ludiche.

Spacewar! e la Prima generazione di console

Negli Anni ‘60 il conflitto tra USA e URSS alza il tiro: la Guerra Fredda fa da sfondo alla conquista dello spazio. Intanto, la popolazione continua a temere lo scoppio di un nuovo conflitto mondiale. Il primo videogioco che offre un mondo con proprie regole fisiche riflette appieno lo spirito dell’epoca: si chiama Spacewar! ed è sviluppato da Steve Russel. Il motore su cui gira è il PDP-1, la prima macchina paragonabile a un personal computer (nonostante sia ancora delle dimensioni di un frigo). Spacewar! si ricorda oggi per la sua natura “open” (essendo rilasciato a chiunque ne facesse richiesta), per essere nato contestualmente agli albori della cultura hacker e per aver portato con sé il primo joystick (i tasti, precedentemente, erano disposti sul computer). Infine, è il primo videogioco a introdurre la distruzione, nel caso specifico di velivoli spaziali, sullo schermo.

L’idea di trasformare un potenziale di 40 milioni di statunitensi da semplici spettatori a utenti attivi dei televisori si concretizza per mano di Ralph H. Baer nel 1972. Il Magnavox Odyssey, la prima console della storia dei videogiochi (e naturalmente della Prima generazione di console).

1600px-magnavox-odyssey-console-set
Il Magnavox Odissey, appartenente alla Prima generazione di console

L’Odissey, privo di audio, si basa graficamente su una linea verticale e tre quadrati. Due di essi sono controllati dai giocatori, in orizzontale e in verticale. Sulla base di questi elementi e attraverso pellicole colorate applicate direttamente al televisore, sono proposti diversi giochi. Ben 12 sono inclusi nella versione originale: dal tennis, all’hockey, a “il gatto e il topo”. Quest’ultimo potrebbe essere considerato il predecessore di Pac-man.

Dalla distruzione alla distrazione di massa

A partire dalla fine degli Anni ‘60 si diffonde un movimento contro-culturale portatore di una nuova filosofia. Il punto di partenza è ancora il timore del conflitto nucleare che conduce a un’etica improntata sul “qui e ora”. In assenza di certezze sul futuro, conta solo vivere il presente al massimo, divertirsi, rischiare.

Questi sono i valori su cui si basa Atari, la prima videogame company, fondata nel 1972 da Nolan Bushnell. Bushnell ha avuto modo di osservare Spacewar! e l’Odissey. Nonostante abbia l’idea di esordire con un gioco di guida, opta per PONG (1972), il primo titolo arcade della storia dei videogiochi, ispirato al ping pong e basato tecnicamente sui principi del tennis proposto dall’Odissey.

pong
Pong, il primo successo di Atari

PONG introduce gli effetti sonori, tra i quali il fragore del pubblico e il punteggio. Inoltre si diffonde parallelamente alle lotte per i diritti civili, tra cui la parità sessuale. Anche attraverso PONG le donne, per la prima volta, possono sfidare gli uomini ad armi pari, e vincere.

 

La risposta giapponese: Space Invaders…

Abbiamo visto che negli USA i videogiochi nascono nel contesto di una “guerra virtuale”. Nel Giappone del Secondo Dopoguerra l’incubo dell’atomica, realizzatosi, è invece appena trascorso. Anche qui l’interesse per la tecnologia è preponderante: il Giappone diventa presto un colosso nel settore dell’elettronica di massa. Gli ingredienti del primo grande videogioco nipponico sono proprio la tecnologia di massa e il clima di distruzione post-atomica riflesso dal mito di Godzilla. Il risultato è Space Invaders (1978), marchiato Taito e firmato Tomohiro Nishikado.

maxresdefault
Space Invaders, il primo videogame di successo giapponese

Space Invaders rappresenta il primo sparatutto, nonché il primo scenario fantascientifico della storia dei videogiochi. Ed ecco la prima trama di un videogame, in cui il protagonista resta l’ultima speranza di difesa della Terra dagli invasori alieni. C’è anche spazio per una morale di fondo: in guerra non c’è possibilità di vittoria, è sempre game over. Parte della riuscita del gioco è spiegata dal semplice ma sapiente impiego degli effetti sonori. La musica è infatti composta da sole quattro note ma si velocizza con l’avvicinarsi degli alieni, aumentando la tensione e il coinvolgimento del giocatore.

Con Space Invaders nascono il problema della dipendenza dai videogame e il digital divide, che contrappone due fazioni: da una parte coloro che osteggiano, non comprendono o non hanno i mezzi per utilizzare la tecnologia (tipicamente le generazioni più adulte), dall’altra quelli che giocano, traendone i benefici e gli aspetti negativi.

…e Pac-man

L’epoca buia segnata da Space Invaders, come se fosse una delle infinite palline del suo universo, sarà simpaticamente fagocitata nel 1980 da Pac-man. Arriva il primo prodotto videoludico della stramberia giapponese, solo in apparenza troppo adorabile e infantile per la cultura occidentale. Tohru Iwatani progetta un gioco non violento, pensato anche per le ragazze e per le coppie. Nato dall’immagine di una pizza priva di una fetta, destinata a diventare un simbolo di riconoscimento per l’intero settore, Pac-man è il primo personaggio con il quale è possibile identificarsi. Non ci sono guerre in atto, tutto ciò che c’è da fare è mangiare il più possibile. I nemici, quattro fantasmini dal design accattivante e dalle differenti personalità non vengono mai uccisi, solo temporaneamente imprigionati.

maxresdefault
Pac-man, il primo personaggio dei videogame

Da semplice protagonista di un videogame, Pac-man diventa un’icona pop alla quale viene affiancato un merchandising di successo comprendente pupazzi, giocattoli, musica e… una compagna, Ms. Pac-man.

pacman-and-ms-pacman
I personaggi Pac-man e Ms. Pac-man

Il carisma del personaggio resterà inalterato negli anni e reggerà il confronto con le future star, come Mario e Sonic.

Si chiude con Pac-man il primo capitolo del nostro viaggio nella storia dei videogiochi. Non avremo la pretesa di essere esaustivi: alcuni titoli meriterebbero (e probabilmente avranno) capitoli interi a loro dedicati. Inoltre, ognuno di noi possiede una propria “storia personale” di videogiocatore che influenza naturalmente le valutazioni.

Il nostro obiettivo è rivivere alcune delle più importanti tappe che hanno emozionato diverse generazioni. Magari, perché no, stimolando riflessioni e dibattito. Stay tuned!
(clicca qui per leggere la puntata successiva)