Super Mario Odyssey esclude il concetto di morte: scelta saggia?

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Secondo quanto descritto tramite un Tweet da Nintendo of Japan, Super Mario Odyssey, il sucessore spirituale di Mario Galaxy in attesa per Nintendo Switch questo autunno, i giocatori non potranno morire nel corso dell’avventura. O meglio: potranno sbagliare e scomparire dallo schermo nel caso di un salto sbagliato o di un nemico mal combattuto, per poi riapparire subito con dieci monete d’oro in meno e niente più.


Tale scelta sembra esser stata decisa dagli sviluppatori stessi con l’idea di permettere al giocatore di esplorare tutti i mondi di gioco senza necessariamente pensare alle conseguenze di un’azione sbagliata. Insomma: limitare la morte del personaggio controllato dal giocatore permetterebbe al giocatore stesso di vivere una esperienza gradevole e serena, o almeno secondo gli sviluppatori.

Ma è davvero così?

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Nel nuovo Mario non si potrà morire

Siamo sinceri: ormai nessuno vuole vedere la schermata di “Game Over” nel proprio gioco preferito. Dopotutto, anche in giochi quali Zelda: Breath of the Wild o Dark Souls il “Game Over” è in realtà compensato dalla rinascita quasi istantanea del personaggio il quale non è effettivamente costretto a rifare tutta l’avventura da zero per poter recuperare i progressi svolti. Certo: nei titolo di From Software si perdono le “Anime“, ma non armi o livelli sbloccati, stesso discorso per Zelda: Breath of the Wild, la cui funzionalità autosalvataggio rende praticamente inutile il concetto di morte.

Potreste quindi affermare che in tutti quei videogiochi corredati da autosalvataggio ricorrente sia semplicemente necessario spegnere tale funzionalità per rendere la situazione molto più “Hardcore“, ma vi è davvero questa necessità? Nonostante siano in molti a considerare il videogioco come una forma di intrattenimento ove il giocatore non deve far altro che “battere” il videogioco, posso assolutamente affermare che il videoludo moderno va ben oltre l’idea di battere un punteggio record o di uccidere più velocemente possibile il boss finale di gioco.

Le produzioni moderne si fondano su un concetto di immersività totale donato principalmente dalla forma “Open World” di tutti i videogiochi ormai presenti sul mercato, un “vecchio modo” di intendere i videogiochi che, grazie alla potenza computazionale delle macchine odierne, riesce a garantire esperienze longeve ed appaganti. In un titolo Open World o semi-Open World non c’è cosa più bella che godersi l’ambiente circostante andando a scavare nei pixelosi segreti creati dagli sviluppatori del gioco, fermandosi poi davanti a scorci meravigliosi o pericoli apparentemente insormontabili. A tal proposito la scelta di Nintendo acquisisce un gran significato.

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Gli Open World più mozzafiato sono anche quelli che garantiscono al giocatore un Game Over pressapoco assente

Super Mario Odyssey dovrebbe permettere ai giocatori di esplorare grandi mappe di gioco infarcite di tonnellate di segreti e strade alternative. Non solo: secondo quanto abbiamo potuto osservare dai trailer, si da anche per scontato una direzione artistica azzeccata e ricercata, motivo per cui rendere ostico un titolo di tal natura limiterebbe l’apprezzamento di tutte le sue feautures artistiche.

Non solo: nel caso di Super Mario Odyssey, la negazione della morte permette al gioco di essere più leggero e fruibile in diverse situazioni. Un livello di difficoltà basato sulla capacità del giocatore di esplorare piuttosto che di evitare proiettili permette un gameplay solido e concettualmente più semplice, feauture utile nell’ottica di partite in formato mobile e quindi all’aperto. Switch è infatti una console ibrida il che vuol dire che almeno i giochi in esclusiva debbano garantire una esperienza casalinga e una esperienza mobile contemporaneamente. Nel caso di Zelda: Breath of the WIld il tutto è stato risolto con un gameplay dal ritmo più lento e soprattutto dagli autosalvataggi consistenti, nel caso di Super Mario Odyessey con la rimozione del concetto di morte. Un piccolo espediente che permetterà di giocare con serenità anche in metropolitana.

In ultima istanza c’è anche la questione del PEGI. Super Mario Odyssey dev’essere quel classico gioco Nintendo che tutti i videogiocatori, dai più grandi ai più piccini, possono gradire. Eliminare ogni qual si voglia forma di violenza permette a Nintendo di vendere il suo prodotto a infinite fasce d’età, allargando il bacino d’utenza del suo gioco e anche della sua console di riferimento: Switch. Una strategia che si è sempre rivelata vincente (sebbene con Gamecube abbia vacillato un bel po’), e che ora come non mai sembra essere apprezzata d aun pubblico che ha compreso quanto la violenza gratuita non sia alla fine fondamentale per il divertimento videoludico.

Quindi, la scelta di rimuovere il concetto di morte nel futuro Super Mario Odyssey è stata una scelta saggia? Assolutamente si. Certamente qualche purista del genere storcerà il naso, ma c’è anche da dire che non siamo più nel 1986 e che oltre a un ammasso di pixel in 8-bit c’è molto di più da vedere e gustare. Per quello che mi riguarda l’idea di estromettere la morte nel prossimo capitolo di Mario si rivelerà vincente, soprattutto nell’ottica del gioco mobile. Ma tanto lo so che anche i più tradizionalisti lo acquisteranno.

E’ troppo irresistibile!

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Uno screen, quattro sogni
Marco Masotina

Marco Masotina

Tosto come un Krogan, gli piace essere graffiante e provocante per scoprire cosa il lettore pensa dei suoi strani pensieri da filosofo videoludico. Adora i lupi, gli eventi atmosferici estremi, il romanticismo e Napoleone.