Tales from the Borderlands recensione: la miglior avventura di Telltale

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Le avventure grafiche di Telltale non mi piacciono. Sarà forse che le associo soprattutto a The Walking Dead, proprietà intellettuale che proprio non mi piace, sarà forse che la loro opera dedicata a Monkey Island mi ha convinto a metà, sarà per l’uso spasmodico dell’Unreal Engine 3, che rende tutto anacronistico, ma le loro opere le ho sempre trovate di basso profilo e molto impagliate, false. Certamente il loro operato ha contribuito alla rinascita del genere proponendo videogiochi dall’alto potenziale narrativo, concetto poi ripreso da diverse software house dalla simile filosofia di sviluppo,  ma è difficile confrontare un qualsiasi gioco Telltale alla naturalezza e alla potenza tecnica di un titolo di Quantic Dream o Dontnod che sia.

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Heavy Rain è uno di quei giochi che assoceresti facilmente alle parole “naturale” e “stupefacente”

Ai tempi di “The Walking Dead”, masse di persone si avvicinarono ai videogames proprio grazie alle avventure grafiche sviluppate dalla software house californiana, la quale scelse con un tempismo perfetto una finestra di lancio (la serie Tv dedicata mieteva grandi ascolti). che gli permise di ottenere grandi consensi da un pubblico ormai non più formato esclusivamente da videogiocatori. Nonostante furono in molti a sottolineare l’espressività dell’avventura grafica zombesca, non ho mai trovato di forte impatto la narrativa della medesima produzione, definendola come lenta, poco tenace e soprattutto poco coraggiosa. Voglio dire: nonostante la miriade di scelte da compiere e le migliaia di situazioni da risolvere, TWD mi ha sempre dato una forte sensazione di prevedibilità e staticità.

Tali caratteristiche le ho trovate in tutti i titoli Telltale moderni. In tutti tranne in uno: Tales from the Borderlands. Quest’ultimo, uscito nel 2014, è stato da me ignorato fino a qualche settimana fa ove per volere divino decisi di addentrarmi dentro la storia raccontata da Telltale in collaborazione da 2K Games.

Pertanto di seguito vi spiegherò perché Tales from the Borderlands è da me considerata come una delle migliori avventure grafiche moderne degli ultimi 10 anni.

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VOGLIO CAMBIARE IL MIO PUNTO DI VISTA CAMBIATO

Quella di Borderlands è una IP a doppio taglio. Quello creato da Gearbox e 2K è un universo stupefacente, anarchico e divertente. Tuttavia, proprio a causa di questi ingredienti, è facile andare incontro a una sorta di ripetitività retorica di fondo, la quale porta il giocatore a prevedere tutte le  situazioni folli e letali. Pandora è un pianeta ostile, il che vuol dire che qualsiasi cosa respiri sulla sua superficie del Pianeta vuole uccidere qualsiasi altra cosa respiri sulla sua superficie. Una retorica che ben presto porta il giocatore ad annoiarsi o, che meglio, dovrebbe portare a questa conseguenza. Nel caso della versione “FPS” della serie, quella originale insomma, il problema è stato aggirato in due modi: nel primo inserendo oltre 17 milioni di armi diverse, nel secondo inserendo centinaia di ambienti diversi fra loro e infarciti di tonnellate di missioni una più diversa dall’altra (con le sempre disponibili 17 milioni di armi da equipaggiare). Ma come portare tutto questo fragore videoludico in un genere statico come quello delle avventure grafiche? Beh: se la Pandora in prima persona non è altro che un mare di caos fatto di piombo ed esplosioni, l’unico modo per sorprendere il giocatore è quello di proporre una Pandora calma e meno agitata.

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Alcune situazioni ci saranno familiari..

Sono nella posizione di affermare che Tales from the Borderlands fonda il suo fascino sulla sua capacità di reinterpretare Pandora e la sua strana società in un modo del tutto inedito. Quello che ne consegue è la capacità del giocatore di poter osservare gli stessi ambienti già conosciuti sotto un punto di vista molto più umano e mortale, potendo quindi apprezzare i veri retroscena della vita sul violento pianeta. E’ vero: l’ironia di fondo che caratterizza l’intera serie è perennemente presente, ma in questo caso in una forma man mano sempre più matura, in una iperbole emotiva che coincide con la trasformazione psicologica dei personaggi. Senza scendere nei dettagli e cercando di non fare spoiler di nessun tipo, posso assolutamente affermare che Tales from the Borderlands aggiunge un sacco di carne al fuoco nel background narrativo di Borderlands, illustrando e descrivendo realtà assolutamente importanti per il corretto godimento del suo universo di gioco. Pertanto, se siete davvero dei fan dell’RPGFPS per eccellenza, non potete perdervi questa avventura.

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C’è ancora tanto da scoprire nell’universo di Borderlands: Tales from the Borderlands ovvia a questa nostra deficienza

FAMMI PERSONIFICARE PERSONE

Diversamente dalle precedenti avventure firmate Telltale, Tales from the Borderlands è tutt’altro che statico. La mia grande considerazione di questo gioco va a braccetto con l’organizzazione ludonarrativa decisa dagli autori californiani i quali hanno creato un susseguirsi di eventi incredibilmente naturale e dinamico. Iniziare e finire l’avventura vuol dire letteralmente fare un viaggio lungo e difficile, fatto di grandi scelte morali e di personaggi memorabili. Diversamente da The Walking Dead o da Game of Thrones per esempio, TftB risulta sempre imprevedibile e solido nelle conseguenze delle scelte compiute dal giocatore, il che porta a vivere situazioni al limite dell’assurdo, ma sempre coerenti con le decisioni intraprese nel corso dell’avventura. Decisioni che si rivelano fondamentali, non solo per il prosieguo della trama di gioco, ma soprattutto per la crescita psicologica dei personaggi e del giocatore, il quale impara a fidarsi dei vari attori a schermo o a dubitare di loro. E un po’ come accade in Until Dawn, la bellezza di Tales from the Borderlands sta proprio nel decifrare in pochi decimi di secondo una situazione al limite la cui risoluzione e conseguenza rimangono all’oscuro fintanto il giocatore non andrà a vivere quello che le sue scelte hanno creato, per un effetto empatia senza precedenti.

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Lo scorrere degli eventi è naturale e coerente con sè stesso

Tale esperienza è assicurata da una descrizione dettagliata e credibile di ogni personaggio. Gli NPC a schermo sono così credibili nelle loro azioni/reazioni che sarà difficile non affezionarsi a qualcuno di loro, tant’è che il giocatore stesso è portato a farsi delle aspettative nei confronti di certi personaggi piuttosto che di altri. Alla fine Telltale ha sapientemente creato una varietà di persone tale che qualsiasi essere umano può generalmente riconoscersi in qualcuno, il che rende vincente a prescindere Tales from the Borderlands. Ma tra risate, piagnistei, forti emozioni e grandi arrabbiature, quello che ne rimane sono momenti passati assiema a eroi improbabili, normalissime e stranissime persone che si sono ritrovate insieme per fronteggiare un male superiore. Momenti, fotografie di situazioni assurde le quali, se assemblate tra loro, creano il percorso di un viaggio lungo e piacevole, di quelli che alla fine ti fanno dire: “Wow, quanta strada che abbiamo fatto”. Già: è impossibile dimenticare personaggi di questo calibro ed è impossibile dimenticare le situazioni risolte con le improbabili soluzioni.

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DI momenti assurdi ce ne sono a volontà. Insomma: perché mai un uomo dovrebbe stare sopra la testa di un robot a forma di uovo mentre una donna sembra essere impegnata con quello che sembra essere un monitor?

UN CLASSICO RINNOVATO

In realtà la trama di gioco non è nulla di così straordinariamente originale, ma trovatemi qualcosa che lo sia nel 2017. L’umanità ha ormai raccontato tutte le storie che poteva immaginare, pertanto il segreto di una buona esperienza non sta nella ricercatezza della storia stessa, bensì nel come viene raccontata. Nel caso di Tales from the Borderlands le scelte fanno da padrone all’intero gameplay, andando a definire qualsiasi aspetto del gioco. Ben più che in TWD, GoT o Minecraft Story Mode, in TftB il giocatore è chiamato in ogni momento a compiere scelte più o meno banali, che sia scegliere la risposta migliore nel corso di una discussione (tra le parole scelte da Telltale ho sempre trovato la mia risposta ideali), fino alla decisione di uccidere l’uno o l’altro personaggio (preparatevi a piangere, più e più volte).

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Le emozioni forti non mancano in Tales from the Borderlands

Le scelte sono però così tante che quasi obbligano il giocatore a rimanere attenti rispetto a quanto accade a schermo il che  è un gran bene. I cinque capitoli che formano l’intera avventura, che dura all’incirca una quindicina di ore, sono densi di microeventi che vanno inevitabilmente a formare un tessuto ludonarrativo che sarebbe difficile da comprendere se non si stesse attenti a ogni dettaglio visualizzato a schermo. Insomma: i colpi di scena sono tantissimi e sarebbe brutto non poterli gustare nel loro pieno potenziale. Questo porta il gameplay classico di Telltale a un livello superiore  grazie a questo  semplice accorgimento che funziona davvero a dovere. La noia di Tales from the Borderlands non si  sente mai, complice un ritmo di gioco ben ponderato e molto bilanciato che non lascia mai delusi.

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L’ironia di Borderlands permane in tutta l’avventura, ma con un sapore tutto agrodolce

Parlando invece in termini prettamente tecnici, qualcuno potrebbe sostenere che i milioni prodotti da TWD potevano essere investiti in un motore grafico di nuova generazione e costoro hanno ragione. Tuttavia nel caso di Tales from the Borderlands non avrebbe avuto senso programmare un nuovo motore grafico, dato che la scelta di utilizzare gli stessi modelli poligonali proposti nella versione “FPS” della serie si è rivelata molto più azzeccata. La direzione artistica è quindi la solita scelta da Gearbox, sebbene modelli poligonali e scenografia in generale siano più dettagliati ed espressivi rispetto all’opera originale. La colonna sonora è invece splendida, azzeccata e ispirata. I brani scelti per le diverse introduzioni di gioco sono perfetti, così azzeccati che io stesso ne ho fatto un album da ascoltare in auto. E se anche la colonna sonora diventa indimenticabile, è inutile soffermarci più di tanto: Tales from the Borderlands è il primo vero capolavoro di Telltale Games: qualità assicurata

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Non è mai semplice filtrare con una ragazza quando sua sorella ci si mette d’impegno per rompere le scatole

IN THE CONCLUSION

Quindi, colpo di scena: Tales from the Borderlands è un capolavoro. Non ve lo aspettavate? E’ vero: ci ho girato un po’ attorno in questi miei paragrafi, ma spero di avervi descritto nel modo più corretto possibile il mio pensiero nei confronti di una avventura grafica incredibile. Tra le altre cose per la versione Ps4 e Xbox One è disponibile la traduzione originale in italiano dei testi, il che rende il tutto ancor più godibile per tutti noi del popolo italico.

Per quanto riguarda Tales from the Borderlands vi dico soltanto una cosa: giocatelo! Da tempo sostengo come le avventure grafiche moderne siano tra i titoli più stimolanti presenti sul mercato (guardasi Layers of Fear, The Beginner’s Guide), e Tales from the Borderlands non fa eccezione. Il titolo di Telltale si avvalora di una trama forte e dirompente, di personaggi “vivi” e indimenticabili, di un gameplay fatto di migliaia di scelte veloci e concrete e di una colonna sonora paradisiaca. Davvero devo dirvi di più per convincervi all’acquisto? Beh: forse sapere che tutto questo splendore è disponibile per soli 20 euro vi farà correre subito in negozio (o nel caso su Steam).
Consigliatissimo!

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Le diverse espressioni dei personaggi presenti in questo screen dovrebbe subito farvi capire quanto ognuno di essi possieda un proprio carattere e una propria personalità
  • Direzione Artistica
  • Gameplay
  • Narrativa
  • Audio
  • Fattore Hyperion
5

In Breve

Tales from the Borderlands è un gioco da avere. La sua trama si snoda attraverso un gameplay fatto di tantissime scelte e supportate da personaggi indimenticabili. Considerato il prezzo di acquisto, il miglior modo per valorizzare 20 euro (o 30 euro nel caso della versione retail console), è acquistando questo gioco. Consigliatissimo.

Marco Masotina

Tosto come un Krogan, gli piace essere graffiante e provocante per scoprire cosa il lettore pensa dei suoi strani pensieri da filosofo videoludico. Adora i lupi, gli eventi atmosferici estremi, il romanticismo e Napoleone.