Far Cry 5 Anteprima Gamescom 2017

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Esistono saghe videoludiche che possiedono storie di sviluppo strane e inusuali. Una di queste è sicuramente Far Cry, titolo nato dalle mani di Crytek e massimo esponente tecnico della sua epoca (parliamo del 2005), poi passato in mano a una Ubisoft che ha prodotto ben quattro nuovi capitoli ognuno completamente diverso dall’altro. Parliamo quindi di una serie videoludica che è nata per uno scopo, ovvero dichiarare l’amore per la grafica più devastante da parte di Crytek, perseguito poi da un secondo capitolo ambientato in Africa e dal tocco socio-politico, per poi avere una grande inversione di marcia con una fantastica terza reincarnazione che poi si è tradotta in due “cloni” successivi: Far Cry 4 e Far Cry Primal, quest’ultimo venuto fuori con alcune problematiche di emulazione di fondo.

Osservando la sua situazione, si può dire che Far Cry sia stato uno di quei classici brand il cui successo è stato frutto di fortunose coincidenze. Certo però che la serie ha venduto parecchie milioni di unità e sarebbe un peccato per Ubisoft lasciare a marcire il suo brand “politically incorrect” più potente del momento, ecco perché ha deciso di creare Far Cry 5, l’episodio definitivo che promette anti-americanismo a volontà e un gameplay rinnovato.

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Il primo Far Cry fu una dichiarazione d’amore verso la potenza grafica più pura

Da grande appassionato della serie (il mio preferito rimarrà però sempre Far Cry 3), non ho perso occasione per spulciare per bene la demo portata alla Gamescom 2017 di Colonia. Quello che ho potuto vedere ha creato in me sentimenti contrastanti. Innanzitutto spero che la build che ho potuto provare girasse su Xbox One o Ps4: tecnicamente parlando il gioco non mi ha affatto entusiasmato, fermandosi ai livelli di Far Cry Primal che sono tutt’altro che ottimi. Il problema non è però la grafica in generale, bensì la direzione artistica del progetto in questo caso, paradossalmente, limitata dall’hardware dedicato. Quello che voglio dire è che Far Cry 5 mi è parso castrato dal punto di vista grafico, come se Ubisoft avesse effettivamente esagerato nell’inserire una quantità incredibile di poligoni a schermo. Scelta che ha portato inevitabilmente a una diminuzione globale del dettaglio nonché a un orizzonte visivo si vasto, ma limitato nella sua forma tecnico/artistica. Il colpo d’occhio è però interessante grazie anche a un sistema di illuminazione performante e suggestivo, mentre sono sicuro che almeno su Personal Computer il gioco farà faville.

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Far Cry 5 si “difende” bene, ma si iniziano a notare i primi limiti tecnici sia del motore grafico che dell’hardware utilizzato

Niente da dire invece per tutto il resto. La trama completamente anti-americana si sposa perfettamente coi miei ideali. Trovo che le tematiche di Far Cry 5 si sposano alla perfezione con quelle affrontate in Bioshock Infinite con intelligente criticismo, il che è sicuramente un complimento. Il gioco si ambienta nello stato del Montana e vede protagonista alcuni “onesti cittadini” vedersela brutta con gruppi di fondamentalisti cristiani volenterosi di conquistare l’america a suon di piombo e salmi biblici. Tale condizione narrativa apre scenari infiniti su quanto Far Cry 5 possa effettivamente raccontare il degrado culturale che stanno attraversando alcuni tra i più iconici stati degli Stati Uniti d’America e sarà per me davvero stimolante raccogliere tutte le pesanti critiche che sicuramente Ubisoft ha in serbo per noi giocatori.

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Far Cry 5 è molto antiamericano

Per quanto riguarda il gameplay, posso parlare di una mappa di gioco immensa e ben diversificata, che però non mostra in alcun modo di proporre qualcosa di nuovo al giocatore. Preparatevi quindi a scalare antenne e a cercare tesori preziosi in posti introvabili, mentre ho apprezzato particolarmente la possibilità di visitare case e abitazioni varie questa volta “aperte al pubblico”. In tal senso la direzione artistica del gioco si fa sentire in modo più preponderante, con porzioni di mappa ben caratterizzate e interni di case ben dettagliati e diversificati. Ho apprezzato anche la notevole difficoltà nell’utilizzare le armi: sparare con precisione non è affatto facile in Far Cry 5, cosa che obbliga il giocatore a ad essere molto più cauto nelle sue scelte sul campo. Interessante il fatto che in molte delle missioni di gioco ci sarà una spalla su cui contare la quale, oltre ad aiutarci a far fuori gli americanotti fanatici di Cristo, cercherà in tutti i modi di rianimarci nel caso troppi proiettili raggiungano il nostro corpo. A tal proposito le analogie con Bioshock Infinite crescono a dismisura e ho trovato l’intelligenza artificiale amica discreta e bilanciata: mi aspetto che il partner possa essere controllato anche da un amico in divertenti sessioni online.

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Tra gli alleati vi è un simpatico cane

Non voglio soffermarmi sul fatto che si potranno svolgere le più disparate attività o che saranno disponibili all’uso diversi veicoli (nella demo ho provato un idrovolante capace di sparare fiumi di piombo supportati da diversi lanciarazzi), piuttosto vorrei sottolineare il fatto che Far Cry 5, almeno da quanto ho potuto vedere, non può che puntare sulla nuda e cruda narrativa. Che poi, alla fine, è quello che mi aspetto. Possa passare il dettaglio tecnico non del tutto all’avanguardia, possa passare un gameplay poco rivisto e pur sempre simile ai precedenti capitoli e possa passare un concept di gioco già visto e rivisto. Ma la trama no: la trama di Far Cry 5 deve necessariamente essere qualcosa di incredibile e mi aspetto una storia tremendamente coinvolgente. Perché insomma: se narrativamente parlando Far Cry 5 si dimostrerà essere appena sufficiente, allora ci troveremmo davanti a qualcosa che non varrebbe nemmeno la pena provare, una situazione negativa che spero gli sviluppatori abbiano cercato di evitare a tutti i costi.

Vero Ubisoft?

Marco Masotina

Marco Masotina

Tosto come un Krogan, gli piace essere graffiante e provocante per scoprire cosa il lettore pensa dei suoi strani pensieri da filosofo videoludico. Adora i lupi, gli eventi atmosferici estremi, il romanticismo e Napoleone.