PUBG regna nella community di Steam: ma lo fa con merito?

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Playerunknown’s Battleground è nato ed è esploso come uno dei tanti fenomeni indie che da qualche anno a questa parte regnano nella community di Pc Gamers. Quando un titolo raggiunge il successo non si può essere che felici per gli sviluppatori che lo hanno creato, ma alcune riflessioni sono forse un po’..d’obbligo. La provocazione è infatti la medesima: PUBG si merita davvero il successo che ha ottenuto? La risposta non è così banale come si potrebbe pensare.

Un videogiocatore esigente come me risponderebbe subito che PUBG non merita in assoluto il suo successo. Nato come mod per l’indimenticabile ARMA II, gioco di Bohemian che a quanto pare è stato teatro di sperimentazioni per sviluppatori in erba, è poi diventato un gioco retail nel corso del 2017 sfruttando a proprio modo la popolarità acquisita con il celebre simulatore bellico e presentandosi come un gioco molto acerbo. Insomma: in modo analogo a quanto accadde con Day-Z, PUBG deve il suo successo alla nutrita community di Arma 2 che, in questo caso, ha deciso di migrare totalmente sul titolo di BlueHole.

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Inizialmente PUBG era una mod per Arma II

Diversamente però a quanto accadde con Day-Z, il titolo, invece che conoscere una forte esplosione di utenza iniziale poi dissipata a causa di gravi problemi di gameplay, PUBG sta invece sperimentando una crescita esponenziale, tanto da diventare il titolo più giocato su Steam con 1’298’406 utenti  in contemporanea scalzando dal primo posto il giocatissimo DOTA 2. Un sorpasso importante che identifica in PUBG l’inizio di una probabile nuova era.

A tal proposito però, se si va a conoscere da vicino chi vi è dietro allo sviluppo del gioco si può ben capire che il suo successo non sia affatto casule, ma frutto di una pianificazione aziendale ben studiata ed efficace. BlueHole infatti non è un’azienda emergente nello scenario videoludico. Coreana di origine, ha sviluppato due dei grandi MMO orientali dalle grosse community occidentali: Tera e Devilian. I due titoli si identificano come MMORPG a stampo orientale con alcuni tratti tipicamente occidentali, il che ha permesso ai due progetti di fare strage di giocatori appassionati.

Con nutrite finanze e un team di veri professionisti, è difficile parlare di prodotto di basso livello parlando PUBG. Diversamente da altri fenomeni indie che il Pc Gaming ha potuto conoscere da vicino, Playerunknown’s Battleground non è supportato da gruppi di persone disinteressate dal loro progetto, ma da un team di sviluppatori con esperienza che ha tutte le intenzioni di migliorare e supportare la propria creazione. Ma perché è importante definire questo punto?

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Tera è uno dei prodotti di maggior successo di BlueHole

In passato Steam ha dato luogo a videogiochi vendutissimi, ma dallo scarso merito di successo. Parlo di RUST, videogioco Survival dal gameplay estremamente frustrante e mai migliorato nel suo corso di sviluppo, e soprattutto di ARK, videogioco sviluppato in Unreal Engine 4 e vendutissimo fra la community più giovane i cui sviluppatori si dichiararono disinteressati nel creare sufficienti aggiornamenti per risolvere le gravi lacune del gioco. La natura indipendente e a tratti “low budget di PUBG, potrebbe far pensare ai videogiocatori più conservatori che tale si tratti di un titolo con un ciclo di vita simile a quello di RUST/ARK: esce come titolo piccolo e indipendente; per via di alcune meccaniche sociali inizia a vendere moltissimo; diventa il gioco più giocato e acquistato su Steam grazie a una forte promozione promossa dagli idoli di Youtube e Twitch.tv; gli sviluppatori smettono di supportarlo per via dei grossi introiti generati dal codice sorgente malconcio e infine il gioco declina non appena un altro fenomeno indie approda sullo store di Valve.

Osservando video e giocatori di PUBG si potrebbe pensare che il gioco di BlueHole stia vivendo la medesima roadmap dei titoli indie prima citati. Effettivamente le analogie esistono e anzi: più che analogie stiamo parlando di un percorso del tutto uguale a quello seguito da RUST e ARK. Tuttavia, notando una qualità apprezzabile del titolo e un supporto garantito da una vera società di videogiochi formata da professionisti del settore, si può  affermare che PUBG si stia meritando nel tempo il suo grandissimo e dilagante successo. O almeno parte di esso. Certamente si potranno dare conclusioni migliori tra qualche mese (o anno), quando sapremo di per certo quanto supporto BlueHole abbia effettivamente dedicato al titolo, ma a tal proposito mi dimostro fiducioso: allo stato attuale PUBG non è secondo me paragonabile ai fenomeni indie del passato poiché, secondo me, molto al di sopra delle vette qualitative toccate dai videogiochi prima citati.

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Playeruknown’s Battleground è qualitativamente migliore di alti fenomeni indie del passato

La domanda posta a titolo dell’articolo può quindi essere rimandata a data da destinarsi, sebbene attualmente, almeno un minimo, BlueHole sembra apparentemente meritarsi il successo ottenuto con PUBG (come allo stesso modo se lo meritò con TERA e affini).  A tal proposito, invece che chiedersi se PUBG si meriti il suo successo, in questo periodo storico sarebbe più intelligente chiedersi: “Ma per quanto ancora durerà il successo di PUBG?. Date le competenze di BlueHole e quanto già visto con i suoi passati MMO, potremmo assolutamente pensare che PUBG possa durare anche molto nel tempo, magari diventando addirittura il principale rivale dei MOBA negli e-Sport di tutto il globo. Tuttavia attualmente è ancora troppo presto per sentenziare, ma sarà dannatamente interessante vedere come si evolveranno le cose.

E soprattutto sarà interessante vedere come BlueHole gestirà una community che già si può intendere come problematica.

 

Marco Masotina

Marco Masotina

Tosto come un Krogan, gli piace essere graffiante e provocante per scoprire cosa il lettore pensa dei suoi strani pensieri da filosofo videoludico. Adora i lupi, gli eventi atmosferici estremi, il romanticismo e Napoleone.