Bruce e Brandon Lee: due morti avvolte dal mistero Attori di fama mondiale, artisti marziali: Bruce Lee e Brandon Lee ebbero moltissimo in comune, anche una morte avvolta dal mistero.

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La morte di Bruce Lee, scatenò un mare di teorie fantasiose che divennero vere e proprie paranoie quando il figlio, Brandon, seguì lo stesso destino.

La leggenda racconta che padre e figlio erano vittime consapevoli della stessa mano: la mano della triade, la mafia cinese.
Secondo i fan, tutto ebbe inizio alla nascita di Bruce, che sin da bambino, grazie al padre, famoso attore e alla triade, invocata dal padre a sostegno del giovane figlio, Bruce lee iniziò a recitare in diverse produzioni locali.
Dopo i numerosi screzi di Lee con la mafia cinese, pare che la triade maledì Bruce, assicurandogli che lo avrebbero stroncato e avrebbe colpito anche i suoi discendenti.

LA MORTE DI BRUCE LEE:

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Sebbene le circostanze della morte dei due siano state chiarite più volte, permangono alcuni dubbi.
Bruce morì per una violenta reazione allergica ad un farmaco per l’emicrania ma alcuni dettagli non riescono a placare le menti dei fan.
Pare che al momento dell’autopsia, il cervello di Bruce Lee pesasse 1.575 grammi, il 13% in più di un cervello adulto normale. In particolare, il neurochirurgo, Peter Wu, che lo ebbe in cura dichiarò che la causa della morte era da attribuire alla reazione allergica avuta dopo aver assunto il farmaco; ma in seguito ritrattò queste dichiarazioni aggiungendo che sul momento “non poteva contraddire le dichiarazioni dello scienziato forense appositamente assunto da Scotland Yard per chiarire le circostanze del decesso”.

LA MORTE DI BRANDON LEE:

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Brandon si spense invece per un tragico quanto sospetto incidente sul set de “Il Corvo”, il 31 Marzo 1993 a Wilmington.
Secondo le ricostruzioni l’incidente che portò alla sua dipartita fu solo l’ultimo di una serie di strane circostanze: Incidenti, cavi scoperti, un operaio che si schiantò con la macchina sul set e sparatorie avvenute poco lontano dalla location tutto ciò consacrò “Il Corvo” come uno dei film più “maledetti” della storia del cinema.

La tragedia si consumò a causa della disattenzione dello staff che non controllò attentamente la pistola che doveva servire per girare la scena. Per motivi di tempo, non avendo colpi a salve, alcuni membri della troupe comprarono proiettili veri e ne rimossero la polvere da sparo all’interno, ricongiungendo il proiettile alla capsula a percussione.
La pistola venne usata in diverse riprese ma all’interno della canna rimase bloccato un proiettile. Il difetto passò inosservato e l’arma venne ricaricata con proiettili a salve per poi essere usata per girare la scena fatale.
Per via della breve distanza e della canna ostruita, una carica a salve fu sufficiente per far partire il proiettile bloccato che colpì Brandon Lee all’addome.
il regista, Alex Proyas, dichiarò:

“Lo vidi crollare a terra, con un lamento, il foro del proiettile mi parve perfettamente simulato e il sangue era forse fin troppo abbondante, ma nel complesso la scena era riuscita a meraviglia e dopo aver gridato “stop” dissi che ne avremmo girata un’altra, più che altro per sicurezza”.

Sul set tutti si mossero per rigirare la scena ma Brandon rimase disteso al suolo, immobile.

“Visto che non si muoveva, mi avvicinai a lui – ricorda il regista – notai che la macchia di sangue continuava ad allargarsi. Mi chinai, toccai con il dito quel liquido. Era tiepido e denso, come sangue… sangue vero… sul set cadde un silenzio di morte. La prima persona a capire fu Eliza Hutton, fidanzata di Brandon, che faceva parte del cast come assistente alla produzione. Lanciò un urlo e si precipitò verso Brandon, mentre io mi rendevo conto che respirava debolmente e che le sue condizioni dovevano essere gravi”

Brandon venne trasportato al più vicino ospedale dove morì di li a poco.

Vi sono numerosi dubbi su questa morte, è possibile che in una produzione hollywoodiana, con un budget di milioni di dollari, possano accadere incidenti del genere? e se la pistola fosse stata caricata con proiettili veri con lo scopo di uccidere Brandon Lee?

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Come prova dell’esistenza di una vera e propria macchinazione criminale, i fan adducono la pellicola “L’ultimo combattimento di Chen“, un lungometraggio postumo composto da spezzoni tratti da immagini di repertorio, nato da una sceneggiatura rimaneggiata dallo stesso Bruce Lee poco prima del suo decesso.
Il film narra le vicissitudini di un’affermata star di action-movies di Hong Kong che rifiuta le pressanti offerte di management di una potente organizzazione criminale, che fa in modo che venga ucciso con un colpo di pistola che avrebbe dovuto essere sparato a salve; una denuncia autobiografica, secondo gli appassionati.

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Triade o no, entrambi morirono in circostanze misteriose, più o meno alla stessa età; in entrambi i casi il mistero rimane e contribuisce ad alimentare la loro leggenda.

Giulia Cascella

Giurista cinefila, classe 1990. La grande passione per il cinema mi ha accompagnata nei temibili anni adolescenziali, dove brufoli e amori platonici si sono mescolati ai protagonisti del grande schermo. Ho curato la regia di alcuni video pubblicitari e scattato diversi servizi fotografici.