L’ipocrisia di Netflix: fuori C.K. e Spacey, dentro Masterson Il rifiuto di Netflix di sospendere o fermare la produzione di "The Ranch" è l’esempio più lampante di “due pesi e due misure”.

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Quattro anni fa Netflix ha fatto irruzione nel mondo altamente competitivo della creazione dei contenuti originali. House of Cards, presentato per la prima volta nel febbraio 2013, è stato il primo di quella che sarebbe diventata una lunga serie di contenuti originali Netflix.

House of Cards ha inaugurato l’età d’oro di Netflix, grazie anche e soprattutto all’intuizione del suo protagonista e produttore, Kevin Spacey. Ora, cinque anni dopo, la serie ha incontrato un tragico destino, a causa delle accuse di molestie sessuali mosse nei confronti di Spacey.

La decisione di Netflix di chiudere House of Cards con la sesta stagione è stata vista come una risposta rapidissima alle accuse di molestie del suo protagonista. (La cancellazione è stata annunciata a meno di 24 ore dall’uscita dello scandalo)

“Media Rights Capital e Netflix sono profondamente turbati dalle notizie della scorsa notte riguardanti Kevin Spacey” hanno dichiarato le società in una comunicazione congiunta. “In risposta alle rivelazioni della scorsa notte, i dirigenti di entrambe le nostre aziende sono arrivati a Baltimora per incontrare il cast e la troupe; per garantire che continuino a sentirsi sicuri e supportati”

Dopo poche ore vi è stato un altro comunicato congiunto di MRC e Netflix:

MRC e Netflix hanno deciso di sospendere la produzione di House of Cards, per darci il tempo di rivedere la situazione attuale e di affrontare eventuali problemi del nostro cast e della troupe”

A meno di una settimana da quest’ultima affermazione, un portavoce di Netflix ha dichiarato:

Netflix non sarà coinvolta in ulteriori produzioni che includano Kevin Spacey. Continueremo a lavorare con MRC durante questo intervallo di tempo per valutare il nostro percorso per quanto riguarda House of Cards.”

Netflix ha, inoltre, deciso di non distribuire “Gore”, film sullo scrittore Gore Vidal, girato quest’estate in costiera amalfitana. Il film vedeva come protagonista e produttore il malaugurato Kevin Spacey.

Netflix è sicuramente un mezzo progressivo, basti pensare alla sua crescita negli ultimi anni. Sfortunatamente però l’ipocrisia di Netflix, alla luce delle recenti accuse rivela una società solo superficialmente impegnata ad essere progressista. Basti pensare al tweet di netflix dopo le accuse di cattiva condotta sessuale nei confronti di Louis C.K.

Netflix ha così deciso di tagliare i ponti con Louis C.K. e Kevin Spacey.

Ma questa risolutezza e fibra morale, è davvero priva di ogni qualsivoglia tipo di ipocrisia?

il giornalista Yashar Ali, ha parlato delle accuse di aggressioni sessuali nei confronti dell’attore Danny Masterson.

Danny Masterson è stato accusato di aver violentato quattro donne. Il procuratore distrettuale di Los Angeles sta indagando attivamente da mesi. Le prove contro Masterson, alcune delle quali ho esaminato io stesso, sono schiaccianti. Netflix però, non metterà nemmeno in pausa il suo show, in attesa del risultato delle indagini”

In un altro tweet all ha sottolineato quanto sia stato difficile convincere Netflix a riconoscere le accuse contro Masterson, che attualmente recita e produce “The Ranch”, contenuto originale Netflix, sostenendo di aver inviato all’azienda almeno 15 e-mail prima di aver ricevuto una risposta.

Denny Masterson in "The Ranch"
Denny Masterson in “The Ranch”

Chrissie Carnell Bixler, una delle quattro donne che hanno accusato Masterson di violenza sessuale, ha dichiarato al The Daily Beast:

“ci sono rimasta male quando ho letto le dichiarazioni di Netflix, sul fatto che continuare a distribuire The Ranch e continuerà il rapporto di lavoro con un uomo che ha abusato di così tante donne” e conclude, “Le vittime stanno riprendere il potere che ci è stato rubato e le cose cambieranno”.

Finora, però, né la testimonianza della Bixler, né la diffusione di una petizione online, hanno convinto Netflix a rivedere la propria posizione e sospendere la produzione di The Ranch. la dichiarazione di Netflix è stata la seguente: “Siamo a conoscenza delle accuse e delle indagini e risponderemo se vi saranno ulteriori sviluppi o un’incriminazione”. Masterson intanto ha negato ogni accusa.

Il rifiuto di Netflix di sospendere o fermare la produzione di The Ranch è l’esempio più lampante di “due pesi e due misure”.

Intanto la casa di streaming, si è impegnata a promuovere il documentario di Chris Brown, “Welcome to My Life“, cantante noto per la sua vita sregolata e gli abusi messi in atto da Brown nei confronti dell’allora compagna, Rhianna.

Giulia Cascella

Giulia Cascella

Giurista cinefila, classe 1990. La grande passione per il cinema mi ha accompagnata nei temibili anni adolescenziali, dove brufoli e amori platonici si sono mescolati ai protagonisti del grande schermo. Ho curato la regia di alcuni video pubblicitari e scattato diversi servizi fotografici.