Scrivere (e leggere) recensioni obiettive è da imbecilli Perché una "critica" utilizzerà sempre canoni di giudizio personali

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Questo editoriale corrisponde all’opinione dell’autore e non necessariamente rispecchia la posizione dell’intera redazione.

Nota dell’autore: L’editoriale qui di seguito proposto si intende dedicato agli appassionati di videogames

 

Il titolo è provocante e non vuole essere fonte di “Clickbait”. Lo dico perché probabilmente molti di voi saranno in disaccordo con me e quando scrivi qualcosa di particolarmente provocante e impopolare, sono in tanti ad accusarti di scrivere soltanto per raccogliere visite e condivisioni. Non è così, non lo è mai stato per me. Ho sempre cercato di definire in queste pagine quella che era la mia sobria verità, il mio punto di vista inviolabile e personale, popolare o impopolare che fosse. E lo farò anche ora, spiegandovi il motivo per cui penso che scrivere recensioni obiettive (e leggerle come se lo fossero), sia una cosa davvero da imbecilli.

Inizio pertanto a definire il termine “Recensione” con le parole stampate nell’autorevole vocabolario Treccani:

 

Recensione:

Esame critico, in forma di articolo più o meno esteso, di un’opera di recente pubblicazione: omaggio per r., con preghiera di r.; fare, scrivere una r.; r. breve, succinta, lunga, benigna, severa; il libro ha avuto r. favorevoli. Per estens., il termine è usato anche a proposito di spettacoli teatrali, cinematografici, mostre d’arte e simili: ho letto una r. molto positiva su quel film.

 

Che cosa vi suggeriscono le parole “Esame Critico”? Teoricamente dovrebbero suggerire l’idea di giudicare un qualcosa (che sia un evento, un prodotto che sia), mediante l’utilizzo della “Critica”. Il fatto di utilizzare un sistema critico preclude l’obbligo di utilizzare dei canoni di giudizio i quali, condivisi o ignorati che siano, sono per definizione personali. La parola “giudizio” contiene al suo interno un sistema di osservazioni personali poiché, a conti fatti, un po’ come si affermava nell’epoca illuminista, l’uomo è un essere soggettivo e non potrà far altro che giudicare e criticare ciò che gli sta attorno con canoni del tutto personali.

Nel caso delle recensioni questo si dovrebbe tradurre nella stesura di un testo che corrisponda in tutto e per tutto all’opinione di chi la redige il quale, per onestà intellettuale, ne dovrebbe anche definire i canoni di giudizio utilizzati.

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Se siete videogiocatori da tempo immemore ed eravate soliti acquistare e leggere riviste dedicate al mondo videoludico, vi ricorderete sicuramente che a inizio rivista o poco prima della sezione “Reviews”, vi era sempre un trafiletto ove venivano dichiarati i metri e quindi i canoni di giudizio utilizzati in sede di recensione. Tale procedura consentiva a un gruppo di redattori di essere chiari e onesti nei confronti del lettore il quale, a sua volta, aveva la possibilità di confrontare i suoi canoni di giudizio e quindi le sue preferenze con quelle dei redattori della rivista. Questo trafiletto, in parole povere, era utile per capire se quel gruppo di persone che si divertivano a scrivere di videogiochi su riviste sconosciute osservasse i videogiochi con la nostra stessa visione. Nel mio caso cercavo sempre di trovare quelle riviste che offrissero un metro di giudizio opposto al mio, pratica utile per confrontarsi con punti di vista diverso in modo da poter comprendere al meglio un determinato prodotto videoludico.

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Le lacrimucce qui sono d’obbligo

Con l’avvento del web e della conseguente recessione del cartaceo, il modello di business dell’intero settore editoriale così come il pubblico sono cambiati. Se da una parte il web ti consente di guadagnare promuovendo articoli salariati (questione che abbiamo già affrontato in un passato articolo), il pubblico è cambiato in..peggio, ma di riflesso. Con l’avvento di Internet le informazioni sono iniziate a circolare molto velocemente, così velocemente da non permettere ai lettori di avere il tempo per osservare in modo critico un testo. Questa velocità ha fatto in modo tale che il pubblico di lettori iniziasse a fidarsi di quanto leggesse in rete, senza minimamente tentare di criticare un testo a causa della mancanza di tempo e, il più delle volte, di strumenti critici. Di conseguenza è accaduto che i siti internet più attivi nell’epoca dell’esplosione di Internet (2008/2010), sono diventati il punto di riferimento di moltissimi gamers i quali, fidandosi ciecamente di quanto pubblicato in questi “spazi digitali”, hanno assorbito i canoni di giudizio di personalità parecchio discutibili, osservandoli come “veri”. Perché come veri? Perché semplicemente la rete, per definizione non moderata, all’epoca dei fatti aveva bisogno di punti di riferimento solidi e utili a rendere più semplice la fruizione della stessa dai miliardi di nuovi utenti che proprio in quegli anni (parlo sempre del 2008/2010), stavano conoscendo le potenzialità di Internet. E insomma: quando entri in qualcosa di nuovo e grande, è anche istintivo seguire quello che la massa compie: un meccanismo di sopravvivenza naturale e inevitabile che ha creato parecchi problemi.

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Tra il 2008 e il 2010 vi fu quella che oggi viene chiamato il “boom di Internet”. Gli utenti Online si moltiplicavano di mese in mese, i Social Network divennero più forti e, soprattutto, le recensioni online acquisirono spessore

 

Ma se seguire la massa può essere utile quando state scappando da un attentato terroristico in uno stadio, non lo è in tutto il resto. Fidarsi ciecamente della medesima e quindi fidarsi di ciò che la massa indica come degno di fiducia vuol dire semplicemente metter da parte le proprie capacità critiche e le proprie volontà cercando di semplificare la propria vita, senza accorgersi di star cadendo in un profondo burrone. Un atteggiamento che sinceramente non sopporto e che nel mondo del gaming ha prodotto disastri irreparabili. Tale comportamento infatti può essere facilmente indotto e quindi dirottato da massicce dosi di forte marketing di stampo statunitense, lo stesso che ha fatto percepire al pubblico di massa titoli quali “Call of Duty” e “Dark Souls” come titoli dalla grande qualità “costruttiva”. Titoli che, secondo canoni più logici, non dovrebbero assolutamente essere presi in considerazione, ma che confrontati con canoni critici alterati (e pagati per essere tali), ecco che diventano magicamente dei capolavori.

 

E qui veniamo al punto della situazione. Perché è da imbecilli leggere e scrivere recensioni “Obiettive”?

Se sei qualcuno che le recensioni le scrive, dovresti innanzitutto metterti in testa che ciò che scrivi non potrà mai essere obiettivo. Se tu sei un recensore, il tuo ruolo è quello di fornire al tuo pubblico quella che è la tua visione dei fatti confrontata con i propri canoni personali. Pensare che utilizzare i canoni critici più condivisi possa creare una recensione più “obiettiva” è da imbecilli, perché non solo tali canoni critici sono comunque personali e creati da qualcuno che a quanto pare ha ottenuto consensi nel suo modo di vedere le cose, ma soprattutto vien meno quello che dovrebbe essere il ruolo della recensione: esporre il PROPRIO punto di vista. Non ha assolutamente senso cercare di scrivere recensioni simili a quelle di altri siti internet più “popolari” pensando che tali siti internet “popolari” siano nel giusto semplicemente perché “popolari”. Non ha senso perché il giusto, nelle recensioni, NON ESISTE. E’ tutto personale e così dev’essere e anzi: più si espone la propria opinione e più miglioriamo la vita dei nostri lettori poiché, oltre a offrire un testo unico e squisitamente interessante, si espongono nuovi punti di vista utili al fine di comprendere al meglio l’opera presa in esame.

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95/100 è un voto altissimo su Metacritic, soprattutto se sono ben 70 le redazioni prese in esame. Eppure a me TLOU non è piaciuto. Ma allora chi è in torto: io o i 70 siti internet definiti?

 

Se invece sei qualcuno che le recensioni le legge, pensare di giudicare un titolo leggendo una recensione che voi giudicate come “obiettiva”, senza però giocare a tale titolo, è ancora più da imbecilli che cercare di descrivere un videogioco completato in modo “obiettivo”. Pensare che per conoscere al meglio il mondo videoludico si debba semplicemente leggere tutte le recensioni (o news) del vostro sito internet preferito, vi sbagliate di grosso. Innanzitutto non potete ritenervi appassionati di videogiochi (e quindi gran conoscitori degli stessi),  se tali non li giocate limitandovi invece a leggere articoli ad essi dedicati (a tal proposito potreste definirvi come appassionati di testi dedicati ai videogames), e in secondo luogo è davvero da stupidi giudicare un videogioco con i canoni critici di altre persone che nemmeno conoscete. Affermare che un gioco è brutto perché quella recensione lo definisce in tal modo vuol dire non solo mettere da parte le proprie capacità critiche ammettendo di non essere in grado di giudicare un titolo per una deficienza (mancanza) personale, ma soprattutto alimentare quel falso giro di recensioni salariate che tanto vanno a condizionare il mercato. Inoltre, cosa ancor più grave, potreste addirittura non giocare a un titolo che magari vi piacerebbe moltissimo a causa di un motivo futile quale quello di prendere in considerazione come “vera e giusta” l’opinione altrui.

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La soluzione a tutto questo? Iniziare a intendere le recensioni per quello che sono: dei puri e semplici punti di vista. La recensione non dev’essere il motivo scatenante dell’acquisto o di un giudizio nei confronti di un titolo, ma dev’essere occasione di confronto, di comprensione e di indagine. La recensione è quindi uno strumento utile in primis a divulgare il punto di vista del redattore e in secondo luogo per permettere al pubblico di comprendere al meglio il prodotto che gli si pone davanti. La recensione non deve quindi sostituire l’opinione del giocatore, bensì integrarla, migliorarla, confermarla e, nel caso, metterla in discussione. Non è quindi la recensione a dipingere un gioco, ma l’esatto contrario. E se ogni dipinto di ogni artista è diverso l’uno dagli altri, anche ogni recensione scritta da redattori diversi non può che essere diversa dalle altre.

Quello che vi chiedo è quindi questo: non siate imbecilli. Non rovinate tutto cercando di scrivere recensioni “obiettive” (che per definizione non possono esistere). Non cercate di giudicare un titolo leggendo le recensioni in rete.

Createvi i VOSTRI canoni personali. La vita è vostra e dovreste viverla secondo le vostre preferenze. Pertanto, se sei recensore non seguire i canoni di giudizio più condivisi di quel momento e non scrivere quello che il pubblico vorrebbe sentirsi dire, ma anzi fai l’esatto l’opposto! Il tuo ruolo di recensore è quello di dare al pubblico quello che il pubblico ancora non ha, non il contrario!

E se sei videogiocatore, te ne prego: torna a quell’epoca d’oro fatta di selezioni personali e incontaminate. Utilizza le recensioni come confronto, integrazione e non come facile giudizio di un prodotto. Acquista i videogiochi che interessano davvero a te e non limitarti ad acquistare quello che gli altri indicano come “bello”. Vivi la tua vita da videogiocatore, scegli in base alle tue personalissime preferenze, torna a scegliere i videogiochi in base a quello che senti dentro e non a quello che senti fuori: vedrai che sarà ancor più bello giocare ai videogames. E nel caso poi vorrai saperne di più, ecco che proprio in quel momento una recensione ti sarà davvero  utile (soprattutto se letta su Projectnerd.it)
Per tutti gli altri..beh: spero che per loro la vita da “imbecilli” possa andare per il meglio.

 

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Possibile che siano tutti così d’accordo? Sono sicuro che molti di voi, adesso, non concorderanno con quei “numeri”
Marco Masotina

Marco Masotina

Tosto come un Krogan, gli piace essere graffiante e provocante per scoprire cosa il lettore pensa dei suoi strani pensieri da filosofo videoludico. Adora i lupi, gli eventi atmosferici estremi, il romanticismo e Napoleone.