Magneto: Testamento, l’orrore della Shoah nel mondo Marvel – Recensione Una storia che lascia il segno

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Magneto

La sceneggiatura: quando la drammaticità della Storia entra a gamba tesa nel fumetto
La produzione artistica sulla Shoah è pressoché sconfinata, eppure, e forse più che mai di questi tempi, sorge sempre più forte l’esigenza di ricordare eventi che ci possono sembrare ormai lontani; così, mentre le tristi pagine di attualità riportano alla luce rigurgiti di un passato terribile, occorre spendersi ancora di più per la causa, onde evitare non solo che il Giorno della Memoria venga confinato a una mera celebrazione istituzionale il 27 di Gennaio, ma in special maniera far sì che ciò che è accaduto non possa mai più ripetersi.
Panini Comics ripropone in una maestosa veste deluxe una delle graphic novel più intense che mi sia capitata di leggere di recente, Magneto: Testamento. Un tesoro prezioso, da conservare e far leggere a chiunque, persino a chi sia lontano dal medium fumetto. Una lezione indelebile, che resterà scolpita nella memoria del lettore per lungo tempo.
Greg Pack è il campione cui Marvel affida l’onerosa e ardua sfida di sceneggiare la storia, senza però scadere nella facile retorica o nel pietismo fine a se stesso. Egli non imposta una trama classica, con numerosi dialoghi e personaggi che si muovono in contesti mutevoli; no, nella sua elaborazione Pack decide di affidarsi ad un altro narratore, certamente più affidabile di lui per la peculiare portata del compito assegnatogli: la Storia. E infatti la sceneggiatura di Testamento è scandita dalle date più celebri che hanno segnato l’escalation di orrori e violenza nei confronti degli ebrei: le infami leggi razziali, la ghettizzazione, la successiva deportazione e gli orrori atroci di una prigionia immotivata. I personaggi fittizi, specie quel Max Eisenhardt che un giorno diventerà il flagello degli X-Men e dell’umanità, sono calati nel mare magnum della Storia e in essa si muovono. Certo, i dialoghi ci sono, ma sono molto più scarni di quello che si possa pensare; a parlare sono le immagini, le Storia con le sue date e i suoi eventi, la disperazione.
Nulla di più si potrebbe dire sulla trama, che qui ha un compito ancillare, di supporto; vero obiettivo è confezionare un prodotto non solo in grado di dare un background di assoluta profondità a un già ottimo personaggio, no, c’è molto di più. Greg Pack usa il fumetto per consegnare agli occhi di chi legge un racconto che sembra urlargli, in ogni sua tavola e finanche in ogni sua vignetta, “Mai più. Mai più. Mai più”. Magneto è un pretesto per raccontare una delle vicende più tremende del secolo passato e, probabilmente, della Storia intera. Tutti noi saremmo potuti essere Max Eisenhardt, qui privo dei poteri che avrebbero potuto salvare non solo la sua vita, ma quella di migliaia di persone innocenti; il mutante è spogliato dei suoi talenti e si ritrova da solo contro l’irragionevolezza del genere umano, del quale ancora fa parte. Ed è proprio in questo frangente che mi è sorta, al termine della lettura, una perplessità; ho infatti pensato che la diversità tra l’attuale Magneto, autore di tentati genocidi e fervido sostenitore della superiorità mutante, e Max Eisenhardt fosse troppo netta e di difficile giustificazione: i tragici eventi della graphic novel avrebbero dovuto plasmare una persona del tutto diversa da ciò che oggi è incarnato dal signore del magnetismo.
Eppure, dopo un confronto con un amico, mi sono convinto di una teoria che mi ha fatto rimuovere l’idea di essere di fronte ad un vizio di sceneggiatura: l’orrore che Max Eisendhert ha vissuto sulla sua pelle lo ha convito di fino a dove l’uomo si possa spingere, pertanto vuole impedire che le vittime di una nuova “Shoah” possano essere i mutanti. Questo giustificherebbe in senso lato anche la violenza di Magneto nei confronti del genere umano, reo di aver complicemente taciuto di fronte a un siffatto orrore. Certo, parliamo di un personaggio fittizio, ma questa motivazione così forte e personale, nonché reale, lo rende un antagonista davvero interessante e psicologicamente valido. Testamento è un titolo emblematico, e ciò che pone la parola fine all’umanità di Magneto. Dalle ceneri di Auschwitz sorge colui il quale sarà nemico dell’umanità, incapace di perseguire il bene senza servirsi del male.
Un viaggio complesso, straziante e intriso di un significato che supera il fumetto stesso. Posato il volume, al lettore sarà dunque concesso di riprendere fiato, dato che l’intensità emotiva del medesimo è decisamente alta: ogni tavola mira a colpire dritto al cuore, aprendo delle ferite dolorose su di un passato che non si sopirà mai. Una sceneggiatura ottima, accompagnata da dei disegni altrettanto validi.

•  I disegni: la conferma del talento di Carmine di Giandomenico
Grande soddisfazione è legata al fatto che i disegni per un’opera così importante siano stati affidati all’italiano Carmine di Giandomenico. Il suo tratto ruvido e preciso, subito riconoscibile, delinea con crudezza il dipanarsi degli eventi. Dove Magneto: Testamento colpisce più forte è proprio nella sua veste grafica. Il disegnatore riesce a trasmettere in tutta la sua atrocità gli orrori del tempo, la privazione della dignità quotidiana cui i prigionieri erano sottoposti. La vera grandezza e bravura dell’artista teramano sta nell’essere perfettamente in grado di trasporre su carta il concetto astratto di violenza psicologica, ricorrendo solo sporadicamente alle crude immagini dei soprusi perpetrati dai nazisti in quei campi di morte. Per tutto il racconto il lettore si sentirà oppresso, condividerà le sofferenze del giovane Max e sarà fiaccato dall’inquietante è inquinata aria di morte del campo di concentramento di Auschwitz. Se non è talento questo, non so cosa potrebbe esserlo: di Giandomenico avrebbe potuto limitarsi a mostrare il lato più barbaro della vicenda, che è comunque presente, ma non si limita alla sola orribile violenza dei luoghi, anzi fa molto di più, cercando di trasporre quella che poteva essere l’angoscia, il senso di profonda disperazione e impotenza che aleggiava tra i prigionieri ebrei (e non solo) vittime di un eccidio insensato.
Finita la lettura prenderete un bel respiro e capirete ancora di più  quanto un semplice fumetto possa superare i limiti entro cui è spesso confinato dall’opinione comune.

Commenti finali
Testamento è un fumetto che tutti dovrebbero leggere, non solo gli appassionati del genere supereroistico. Pertanto non condivido la scelta di riproporlo in una sola versione deluxe, che è senza dubbio ottima nelle sue forme e dimensioni, ma recante un prezzo – 24€ – che potrebbe scoraggiare molti dall’acquisto. E sarebbe un peccato: una simile opera dovrebbe essere letta da tutti, specie i più giovani, per perpetuare il ricordo di uno dei periodi più bui dell’umanità e far sì che quanto accaduto non abbia mai più a ripetersi. Un prezzo più popolare avrebbe magari avvicinato anche molti soggetti estranei al medium, incuriositi dalla potenza grafica delle immagini più che dalla smania di aggiungere un tassello centrale alla biografia del personaggio di Magneto.
Ciò nondimeno chi vi scrive resta fermamente convinto che il volume debba essere vostro in ogni caso, perché altrimenti correreste il rischio di privarvi di una lettura memorabile, straziante, capace di elevare il fumetto allo stato dell’arte.

PRO
1) La Storia, nuda e cruda, senza alterazioni derivate dal genere supereroistico
2) I disegni di Carmine di Giandomenico si fondono a perfezione con la tragicità della vicenda
3) Profondamente educativo e in grado di veicolare un messaggio importante per chi lo legge

CONTRO
1) Il prezzo della versione deluxe non è esattamente popolare
2) Nonostante il formato prestigioso, manca un apparato extra degno di nota
3)  /

9/10

Il giudizio di Two-Face

Un volume dall’indiscutibile valore educativo, in grado di riportare il lettore agli orrori di una vicenda che non deve correre il rischio di essere consegnata agli archivi della Storia. Peraltro è una delle storie di origini più complesse mai scritte su di un villain Marvel. In una parola: imperdibile.

Two-Face

Un nickname per nulla casuale: due amici, due studenti di giurisprudenza, due appassionati di fumetti; nel tempo libero, gestori della pagina Facebook And comics for all.