Odio Favolandia vol.1-2, quando l’ultra-violenza incontra le favole – Recensione Facciamo il punto sui due volumi della pazza e divertente opera di Skottie Young

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Odio Favolandia La sceneggiatura: c’era una volta lo splatter
Tutti noi siamo profondamente debitori di un qualcosa alle Favole; forse, è grazie ad esse che ci siamo affacciati per la prima volta alla lettura, che abbiamo stimolato la fantasia oppure intrapreso un percorso di crescita personale. Perciò, oggi, sarebbe quantomeno difficile trovare una persona che le disprezzi a tal punto, da ritenere che sarebbe stato meglio non averci mai avuto a che fare. Skottie Young riesce però nell’impresa di dare un nome, un volto e uno scopo ad una persona che non solo odia le fiabe, ma cerca con tutte le forze di eliminarle dalla propria esistenza: Gertrude.
Tenete bene a mente questo nome, anche perché probabilmente di questa strampalata avventura sarà l’unico che ricorderete. È forse questo uno dei primi vizi di sceneggiatura di Odio Favolandia: infatti, oltre alla protagonista Gertrude, l’insetto Harry (dipendente dal tabacco, con enormi occhi a palla perennemente rossi, simulacro di ciò che un tempo doveva essere una voce della coscienza) e la regina di Favolandia, sono pochi i personaggi che restano impressi nella memoria del lettore. Molti compaiono solo per essere brutalmente uccisi, senza neanche una minima presentazione.
La “dolce” bambina dai capelli verdi è finita, in tenera età, nel magico mondo delle Favole. Lì la sua crescita fisica si è bloccata, mentre quella psicologica e interiore ha proseguito il suo corso; sicché, dopo 27 anni, la piccola Gert è diventata una psicopatica, iperviolenta, prigioniera di un corpo che non le dovrebbe più appartenere. Il suo obiettivo è uno solo, semplice e cristallino: abbandonare l’incubo di Favolandia una volta e per sempre, se è il caso – e, a quanto pare, lo è spesso – lasciando dietro di sé una copiosa scia di sangue, cadaveri e corpi orrendamente mutilati. La prova di Skottie Young come sceneggiatore è dunque più che sufficiente, pur potendosi lamentare che la trama non va molto oltre lo schema di una disperata fuga hack and slash. In certi tratti, per giunta, Young accelera indebitamente, spianando in modo crudele la strada di Gert da un paesaggio all’altro, senza mai troppo approfondire il background, con un conseguente appiattimento dell’entusiasmo narrativo. Un recupero considerevole c’è ed emerge in maniera evidente su determinati capitoli, salvo appunto il fatto che sia altalenante.
I dialoghi sono sboccati, ironici e ricchi di simpatici neologismi (deliziosamente tradotti nell’edizione italiana curata da Bao Publishing), accompagnati dal lettering strepitoso di Nate Piekos, pieno di soluzioni fuori di testa e colori che anticipano il contenuto della vignetta ancor prima di averla letta: pura arte espressiva.
Dunque, al netto di alcune imprecisioni, la lettura resta comunque fluida e gradevole. Complice anche lo straordinario lavoro svolto sul fronte dei disegni.

I disegni: una violenza terribilmente adorabile
Ammetiamolo il tratto di Skottie Young ha stile da vendere. La sua cifra permetterebbe di individuare un suo disegno tra mille altri, e questo è senz’altro un valore aggiunto. Dare una propria impronta ai personaggi denota carattere e voglia di innovare, tutti aspetti che a Skottie Young non mancano. Se avete del tempo, provate a fare un giro cercando alcuni dei suoi schizzi su altri personaggi, ne resterete rapiti. Mai come in Odio Favolandia lo stile di Young risulta azzeccato in pieno: disegni cartooneschi ben si adattano all’impostazione generale della vicenda. Ancora più godurioso è lo splatter, esagerato, grottesco e onnipresente, eppure dannatamente calibrato e mai fastidioso; vedere dolci personaggi trasformarsi in mostri assassini o piccole e fastidiose creaturine massacrate a colpi di ascia ha un non so che di sublime (nel senso romantico del termine). Skottie Young riesce nella difficile impresa di confezionare un prodotto subito riconoscibile, godibile da chiunque (a patto che si siano compiuti 18 anni) e con una cura dal punto di vista visivo maniacale; difficilmente vedrete personaggi, scenari e oggetti uguali in Odio Favolandia: la varietà è uno dei grandi punti di forza dell’opera, che di certo sorprende tavola dopo tavola. Ottimi anche i colori di Jean-François Beaulieu, che utilizza una gamma cromatica dalle tonalità accese, esplosive e che riempie gli occhi di tutti i colori dell’arcobaleno, specialmente il rosso (di quello ne vedrete fino a sazietà!).

Commenti finali
Dunque, buona la prima per il lavoro di Skottie Young. Odio Favolandia si pone come una lettura davvero gradevole per molti, purché d’accordo nell’accettare barbarie e violenze di ogni tipo. Lo humor nero, sboccato, irriverente di Gertrude e Larry, la tediosa fiabosità dei personaggi di Favolandia e le sue vicende vi faranno compagnia per alcune ore di divertimento. Un divertimento leggero e disimpegnato, lontano da riflessioni sul senso della vita o simili.

PRO
1) Lo stile cartoon di Skottie Young
2) La pazzia e il cinismo di Gertrude
3) L’opera vi strapperà più di una risata

CONTRO
1) Trama abbastanza pretestuosa
2) Oltre a Gertrude il mondo di Favolandia offre solo carne da macello
3) Si sarebbe potuto approfondire di più il contesto del mondo delle fiabe

8/10

Il giudizio di Two-Face

Approcciarsi a Odio Favolandia nella speranza di cercare il Sacro Graal del Fumetto d’autore potrebbe frustrare enormemente le vostre aspettative. Se siete però alla ricerca di intrattenimento scurrile, ironico e magari di uno stile di disegno subito riconoscibile allora siete i benvenuti: Gert non vede l’ora di ammazzare il tempo in vostra compagnia!

Two-Face

Un nickname per nulla casuale: due amici, due studenti di giurisprudenza, due appassionati di fumetti; nel tempo libero, gestori della pagina Facebook And comics for all.