Pantera Nera

Pantera Nera Marvel Collection vol. 1-2-3 – Recensione Facciamo il punto sulla gestione di Ta-Nehisi Coates e Brian Stelfreeze

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Pantera Nera

 

• La sceneggiatura: lo stato dell’Unione

La vita editoriale del Wakanda negli ultimi anni non è stata una passeggiata; il tempo l’ha esposta ai soprusi di Destino, Morlun, Namor e perfino del temibile Thanos: il regno ha retto, il morale dei suoi abitanti ha iniziato a vacillare, complice il comportamento poco incisivo di re T’Challa dinanzi alle continue disgrazie. È a partire da questa serpeggiante sfiducia che si dipana il political drama di Ta-Nehisi Coates, giornalista d’oltreoceano che molto inchiostro ha versato in materia di diritti civili degli afroamericani. La repentina ascesa di una frangia di estremisti detta “Il Popolo”, guidata dal pericoloso sciamano Tetu e sotto il controllo di Zenzi, giovane donna capace di manipolare le emozioni e portare violentemente in superficie l’altrui Io più recondito, fa drasticamente breccia nelle difese di T’Challa. Il primo arco narrativo, spalmato su questi tre volumi, gioca molto sulla dicotomia eroe-sovrano, ruolo – quest’ultimo – che non sembra più combaciare con le naturali inclinazioni di T’Challa. Le basi sono quindi estremamente promettenti e riflettono un’attualità sempre più ravvicinata rispetto alle pagine dei fumetti; si consideri la stessa Zenzi, che non è una semplice manipolatrice mentale, ma una telepate che neutralizza i freni inibitori delle persone, incoraggiando i loro istinti più trascinanti. Vi suona familiare, in quest’epoca di classi politiche disilluse, che si abbandonano alla mercé di elettorati snervati e con le dita intente al click che confeziona l’ennesimo pollice verso? C’è un però. Non vorrei essere frainteso quando lo dico, perché questo nuovo Pantera Nera ne sa, snocciola disquisizioni di filosofia politica con una pertinenza e insieme una naturalezza che dovremmo incoraggiare nel fumetto moderno, è l’anticamera di riflessioni importanti; tuttavia, il complesso risulta ancora molto grezzo, le tempistiche dialogiche scoraggiano l’entusiasmo, che inevitabilmente scema su alcune sequenze più verbose, anche considerato l’argomento. Pantera Nera ha evidentemente tante cose da comunicare e le pagine sono quelle che sono, ma questo vale per qualsiasi sceneggiatore: trovare l’alchimia tra riflessioni stimolanti e un canovaccio appetibile è cosa ardua, perciò mi risolvo a dire che a Coates toccherà fare ancora un po’ di strada.

• I disegni: una staffetta mancata

Certi passaggi più stantii sarebbero stati vitalizzati da disegni fluidi e dinamici, ma così non è stato; e qui l’asino casca nuovamente. Sebbene i colori di Laura Martin convincano, le matite di Stelfreeze non riescono a risollevare la sceneggiatura nei suoi punti morti, anzi, l’affossano con una staticità e una rigidità che era proprio l’ultima cosa che serviva ad un’opera dal simile taglio. Il design dei personaggi, per quanto spigoloso, è buono – lì sta ai gusti personali preferire Pantera con o senza mantello e altri orpelli regali. Anche quando il testimone passa a Chris Sprouse, i disegni non acquistano particolare vivacità ed in generale si mantengono sufficienti, senza mai regalare chiari attimi di vero appagamento.

• Commenti finali

Insomma, per me, che dal nuovo Pantera Nera aspettavo una bomba senza precedenti, questi primi tre volumi sono stati una doccia simil-tiepida, tendente al fredda. Ho ridimensionato le mie aspettative e mi sono goduto interessanti considerazioni politiche che, ribadisco, avrebbero però potuto veramente condurre a risultati più soddisfacenti; pur mantenendo inalterata la porzione dedicata alla riflessione, lasciar cadere a pioggia un po’ di pepe ci avrebbe sicuramente regalato una storia memorabile. Ciononostante, auguro a Coates una crescita fumettistica che in futuro mi permetta di smentire ogni mia singola svalutante parola di questa recensione.

PRO

1) Background politico con spunti di estrema attualità

2) Culturalmente più accurata rispetto alle altre attuali serie Marvel

3) Di ampio respiro: uno sguardo d’insieme sul Wakanda tra passato e futuro

CONTRO

1) La copertina del volume 1 preannunciava un’avventura più frenetica

2) La componente action fiacca non bilancia la porzione dedicata a considerazioni molto efficaci

3) I disegni di Stelfreeze imprimono una definitiva staticità, laddove invece del dinamismo avrebbe aiutato

Two-Face

Un nickname per nulla casuale: due amici, due studenti di giurisprudenza, due appassionati di fumetti; nel tempo libero, gestori della pagina Facebook And comics for all.