Batman di John Van Fleet, tre racconti e un pipistrello – Recensione Il viaggio nella bizzarra dimensione artistica di Van Fleet

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Batman di John Van FleetLa sceneggiatura: c’erano una volta il Sacro Graal, le mummie e Poison Ivy …
Il cartonato che Rw-Lion propone contiene tutte e tre le storie sulle quali si è calata la mano di John Van Fleet. Si tratta di tre racconti molto diversi, assolutamente slegati tra loro, il cui unico tratto comune è quello di proporre una sceneggiatura poco intrigante e priva di guizzi notabili.
La prima storia si concentra sul Sacro Graal: Batman è individuato come l’unico soggetto adatto a proteggere uno dei segreti più grandi dell’umanità; solo un uomo come lui, dotato di una incrollabile morale e di una resistenza aldilà dell’umana comprensione, può avere qualche chances di preservare da occhi indiscreti e mani pericolose i misteri della coppa dalla quale bevve lo stesso Gesù. Chiaramente le cose non vanno come dovrebbero e il Crociato Incappucciato si trova coinvolto in una lotta senza quartiere, la cui minaccia più tangibile è senza dubbio rappresentata da Ra’s Al Ghul – anche perché degli altri nemici, inspiegabilmente, Chuck Dixon sembra quasi dimenticarsi nel corso dell’opera -. Una trama semplice, scandita da dialoghi veloci e momenti di azione poco esaltanti. Buona la scelta di far scontrare il Cavaliere Oscuro con la Testa del Demone, la cui qualità di antagonista è indubbia, meno buona quella di far ruotare tutto attorno al Sacro Graal, artefatto adatto più alle vicende di un esploratore in cerca di rocambolesche avventure, che al protettore di Gotham City. Nel complesso, The Chalice scivola via senza tante pretese, lasciando il lettore piuttosto freddo alla sua conclusione.
Nella seconda vicenda Batman si trova ad affrontare una minaccia proveniente da un lontano passato, che arriva a scomodare addirittura la mitologia egizia e i suoi rappresentanti. La trama scorre alla velocità della luce, senza lasciare alcuna traccia di sé, proprio come le orme sulla sabbia del deserto. Chuck Dixon imbastisce una storia del tutto trascurabile, in cui non si registra alcun momento di tensione degno di essere ricordato. Una vicenda blanda, poco coinvolgente e assolutamente sganciata dal personaggio di Batman. Delle tre letture, questa è quella che mi ha convinto di meno in assoluto: piatta, anonima e non avvincente.
Sul finale Ann Nocenti prova a correggere il tiro, calandoci nello scontro tra Poison Ivy e Batman. Anche in tal caso non siamo di fronte a nulla di trascendentale, ma se non altro meglio di quanto letto nelle precedenti pagine. L’eterna lotta tra cementificazione e tutela della natura, la lieve sfumatura che rende la dott.ssa Isley una pericolosa criminale e non una paladina ecologista, l’ambigua posizione di Batman nei confronti della conturbante nemica sono tutti elementi stuzzicanti – anche se mai trattati con la doverosa attenzione – che invogliano a proseguire nella lettura. Una storia se non altro più convincente delle altre, più vicina a quella che può essere la dimensione editoriale di Batman e più attenta al personaggio. Buona la scelta di focalizzarsi su Poison Ivy, una nemica che risulta nel complesso poco presente, nonostante le sue molteplici e intriganti sfumature.

I disegni: meno male che c’è John Van Fleet
Senza dubbio il vero piatto forte del volume non è rappresentato dalle storie, piuttosto anonime e mai memorabili, ma dalla peculiare arte di John Van Fleet. L’artista americano ha un tratto che definire personale sarebbe riduttivo. Tavole ispirate e facilmente riconoscibili la fanno da padrone, spesso e volentieri sorpassando la dubbia qualità degli sceneggiati. Inquadrare il talento di Van Fleet non è semplice; si tratta di uno stile sospeso tra fotografia e disegno, con colori dalle tinte talora cupe e talaltra più accese, ma sempre adeguati al tono delle vicende. È difficile non restare affascinati da simile bravura, che risulta ancora di più dal fatto che, da sola, riesca a dare un tono a storie altrimenti insipide. Unico aspetto che non ho apprezzato: la rappresentazione di Killer Croc, ma si tratta di un gusto personale di chi scrive e che, per onestà, riporto.

Commenti finali
Non si può non osservare che la qualità artistica del volume in questione sia davvero sorprendente ed elevata. Peccato che non sia sostenuta da sceneggiature particolarmente incisive o degne di nota. I disegni di Van Fleet sono costretti a reggere da soli il peso di storie senz’anima e che non lasciano alcuna traccia nella memoria del lettore. Su Batman ci sono una infinità di opere che meritano molto di più della suddetta raccolta. Laddove abbiate già letto tutto lo scibile umano, da Bob Kane a Tom King, allora potete considerare di aggiungere un micro-tassello alla vostra già ampia conoscenza sul personaggio, viceversa lo stesso editore propone un parco titoli molto più sfizioso!

PRO
1) Disegni straordinari
2) Batman-Poison Ivy Cast Shadows è una storia tutto sommato piacevole
3) /

CONTRO
1) The Chalice calza poco con il personaggio del Cavaliere Oscuro
2) The Ankh è una storia piuttosto blanda e trascurabile
3) Nel complesso si tratta di sceneggiature piatte e poco coinvolgenti

Two-Face

Un nickname per nulla casuale: due amici, due studenti di giurisprudenza, due appassionati di fumetti; nel tempo libero, gestori della pagina Facebook And comics for all.