Chiamami Col Tuo Nome: la recensione "Chiamami col tuo nome" ha saputo scatenare l'entusiasmo del pubblico e della critica.

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Film rivelazione della stagione 2017/2018, “Chiamami col tuo nome” è già considerato uno dei favoriti all’Oscar.

Tratto dal romanzo di André Aciman, del 2007, racconta la storia d’amore tra il giovane Elio e Oliver, studente del padre di Elio, che passerà la calda estate del 1983 nella residenza di quest’ultimo.
Ed è proprio l’amore il fulcro del film, un amore passionale, di quelli che arrivano all’improvviso e restano impressi per tutta la vita, seppure se fugaci, “superficiali” e, talvolta, sbagliati.

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-“Is it better to speak or die?” È forse meglio parlare o morire? – chiede la madre di Elio, mentre legge la traduzione in tedesco dell’Eptamerone di Margherita di Navarra.
-“Non potrei mai porre una domanda del genere”, risponde Elio.

Indipendentemente dalla lunghezza del film (più di 2 ore) la pellicola scorre piacevolmente, trasportando lo spettatore in una profonda storia d’amore e di amicizia. Sullo sfondo, un’Italia ormai lontana, quella degli anni ’80, della provincia e della semplicità. Ed è forse questo uno dei punti di forza del film, la semplicità, raccontata attraverso la storia di due uomini, di una famiglia, di un ragazzo adolescente.

Guadagnino riesce a mostrare un’immagine splendida dell’Italia anni ’80, fatta di scorci di campagna, vita di provincia, libertà, poesie, romanzi, chitarre e canzoni; Un’Italia in cui si parla, si hanno idee e non si ha paura di mostrarle; Un’Italia in cui si discute di Craxi a tavola, del pentapartito, di resistenza e dove un giovane Beppe Grillo fa il comico in televisione.

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Ma, Chiamami Col Tuo Nome non è solo una storia d’amore, è una storia sull’accettare e sull’accettarsi. Il giovane Elio imparerà a conoscere se stesso attraverso le esperienze tipiche dell’adolescenza, la gioia della scoperta e la paura di prendere decisioni importanti. Il film affronta la sessualità con un’estrema delicatezza, mai volgare, mai inappropriata. Quasi come se sfiorasse determinati argomenti, senza parlare a voce alta, facendo intendere allo spettatore ciò che accade, sussurrandolo.

Straordinaria l’interpretazione dei due attori protagonisti, in particolare quella del giovanissimo Chalamet che riesce a conferire a Elio tutte le sfumature dell’adolescenza, dall’incertezza, alla passione più profonda, quella innata, viscerale.

La storia si allaccia fedelmente alla sceneggiatura di James Ivocy.

La regia di Guadagnino si mostra adatta ad una storia di questo tipo, una storia che vive di dettagli. Sono proprio i dettagli quelli su cui il regista punta: piedi che si incastrano tra di loro, una pesca, l’attesa mostrata con il semplice gesto di controllare incessantemente l’orologio.

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“Sono così invidioso di quello che c’è tra voi due” dice il padre di Elio, al ragazzo.

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Giulia Cascella

Giulia Cascella

Giurista cinefila, classe 1990. La grande passione per il cinema mi ha accompagnata nei temibili anni adolescenziali, dove brufoli e amori platonici si sono mescolati ai protagonisti del grande schermo. Ho curato la regia di alcuni video pubblicitari e scattato diversi servizi fotografici.