Giocare troppo ai videogames è da malati? Si E' inutile negarlo, l'OMS ha ragione. C'è una differenza fra "amore videoludico" e "dipendenza patologica"

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Nelle ultime ore sta facendo scalpore la posizione dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), riguardo alla “Dipendenza da Videogames“. Secondo l’ente internazionale, essere dipendente dal videoludo vuol dire esser malati di un disturbo patologico che, in quanto tale, deve essere curato con metodi ospedalieri.

Inutile dire quanto la comunità videoludica si sia scagliata contro l’Organizzazione Mondiale della Sanità difendendo a spada tratta quanto descritto dall’ente. Comportamenti osceni che, come volevasi dimostrare, vanno a confermare quanto detto dall’OMS. Perché alla fine, una persona che si propone in modo equilibrato e consapevole nei confronti dei suoi prodotti di intrattenimento preferiti, difficilmente reagirebbe con violenza verbale (e fisica) a opinioni di quel tipo. Al contrario, una persona “dipendente“, ove per “dipendente” si intende di altre sostanze o oggetti, reagirà sempre con nervosismo e violenza nel momento in cui gli viene negato l’utilizzo di sostanze e oggetti di cui ne è dipendente.

Insomma: se è vero che i videogiochi non creano dipendenza, perché allora vi scaldate tanto quando qualcuno ve lo viene a dire?

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Secondo l’OMS, giocare ai videogames esiste e deve essere curata

 

Secondo l’OMS la dipendenza patologica di videogames si definisce nel momento in cui “il gioco prevale sugli altri interessi della vita“. Una definizione discretamente generica, ma che descrive casi che nella realtà qotidiana sono già accaduti. Non siete convinti? Nel 2015 un ragazzo morì dopo una sessione di 72 ore di fila giocando in un Internet Cafè, mentre un bambino è morto di malnutrizione a causa di genitor troppo “indaffarati” a giocare ai loro MMO preferiti. E’ anche accaduto che un ragazzo si è suicidato successivamente al rimprovero “Anti-Videogames” dei genitori, analogalmente una neomamma, negli USA, ha uccisio il suo primogenito da poco nato colpevole di averla interrotta troppe volte nella sua sessione di Farmville.

Sono sicuro e certo che difficilmente difenderete casi come quelli appena descritti. Sarebbe infatti difficile difendere un ragazzo morto per aver giocato troppo tempo ai videogiochi senza minimamente badare ai bisogni di prima necessità (come bere, mangiare o andare a fare i bisogni). Sarebbe difficile difendere dei genitori che hanno dato più importanza al loro gioco preferito piuttosto che all’alimentazione del loro bimbo. E sarebbe altresì difficile difendere colui che osserva il videogioco come qualcosa di più importante della sua stessa vita, andando a uccidersi all’idea di non poter favorire i suoi videogames preferiti per un lasso di tempo.

Insomma: se vi fermate un attimo potete ben capire che la definizione dell’OMS della dipendenza patologica di videogames ben si addice ai casi prima citati. Perché è vero: quelle persone hanno dato fin troppa priorità al videoludico, così tanta da far prevalere gioco sugli altri interessi della vita.

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La dipendenza da videogiochi si può manifestare in modalità diverse a seconda del soggetto, ma esiste e come tale deve essere curata. Io stesso ho sempre avuto “paura” di diventare dipendente dai videogiochi perché alla fine, diciamocelo, c’è una grande differenza tra chi ama giocare ai videogames e chi lo fa per un bisogno smodato. Chi ama giocare ai videogames innanzitutto sceglie con cura il software con cui vuole condividere grandi avventure, gioca nei momenti più propizi in totale relax e si sente spesso soddisfatto delle sue scelte. Chi invece ne è dipendente spesso e volentieri acquista moltissimi videogiochi in modo inconsapevole e smodato, gioca più ore possibili a videogiochi che nemmeno gli piacciono e soprattutto sente sempre il bisogno di videogiocare anche nel momenti meno consoni ( che sia durante i turni di lavoro, durante un meeting, alla guida di un’automobile o mentre dà da mangiare al proprio piccolo).

La differenza sta quindi nell’essere consapevoli di videogiocare. La consapevolezza è la chiave di risoluzione di moltissimi problemi perché se io sono consapevole di qualcosa, allora posso davvero decidere per me stesso. Nel caso dei videogames, essere consapevoli di giocare tanto ai videogiochi vuol dire aver deciso in totale autonomia di giocare tanto ai videogames, con la consapevolezza di saper smettere in qualsiasi momento senza avere ogni qual si voglia minima forma d’astinenza (contrariamente a chi non è consapevole e, probabilmente, dipendente). A tal proposito, diventa vano aver paura di diventare dipendenti del videoludo.

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Essere consapevoli di videogiocare può aiutare a evitare scenari di dipendenza patologica

 

Affermare che i videogiochi creano dipendenza non vuol dire affermare che i videogiochi fanno male. Come qualsiasi cosa esistente in questo mondo, il “troppo storpia” ed è proprio vero. Mangiare troppa frutta può portare a problemi fisiologici (nonostante spesso si affermi quanto la frutta faccia bene), bere troppo può portare alla morte (avete mai sentito parlare di “Avvelenamento d’Acqua”?, così come giocare troppo ai videogames può portare ad avere dei disturbi patologici. Ma non perché i videogiochi facciano male. Perché non è il videogioco in sè a far del male e anzi è stato più volte provato come una attività videoludica piacevole possa fare anche molto bene sia al morale, che alle funzioni fisiche (tra cui il potenziamento delle capacità riflessive o il pensiero analitico). A far male è un suo utilizzo errato e dannoso.

Quindi i videogiochi creano dipendenza? Non proprio. Videogiocare con la propria console di casa è molto diverso che giocare con le Slot Machine. Tuttavia esistono delle condizioni per cui un individuo dalla particolare personalità con magari una storia alle spalle di problemi e traumi morali, possa essere così soddisfatto dai videogiochi tanto da diventarne dipendente. Come prima evidenziato, la dipendenza da videogiochi può portare alla morte e non è pertanto qualcosa su cui scherzarci. Non ha nemmeno senso affermare che tale patologia (o disturbo a dir si voglia), non esiste perché non è vero. Piuttosto, prendere in considerazione il rischio di poter diventare dipendenti da qualcosa che ci piace molto può invece aiutarci a star lontano da comportamenti dannosi.

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Pertanto, la prossima volta che vi tuffate in una sessione videoludica da 15 ore di fila ponetevi questa domanda: “Ma io ho scelto consapevolmente di giocare 15 ore di fila? In quelle 15 ore avrei sarei stato capace di spegnere la console in ogni momento per una mia volontà?

Potreste scoprire verità utili al fine di prevenire forti (e pericolosi) disagi.

 

Marco Masotina

Marco Masotina

Tosto come un Krogan, gli piace essere graffiante e provocante per scoprire cosa il lettore pensa dei suoi strani pensieri da filosofo videoludico. Adora i lupi, gli eventi atmosferici estremi, il romanticismo e Napoleone.