Loto

Loto d’oro: la pericolosa e dolorosa pratica cinese Oscilla come il fiore di loto al vento

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Il Loto d’oro è il nome più comune della pratica cinese della fasciatura del piede.
Fu il periodo della Dinastia Song a dare inizio alla pratica della deformazione del piede femminile che continuò nelle Dinastie successive sino a scomparire lentamente nel XX secolo.

La teoria più accreditata sostiene che la pratica ebbe inizio nei primi anni del 900 a opera di alcune concubine che si fasciarono i piedi per eseguire la cosiddetta “ Danza della luna sul fiore di Loto “.
Si tratta di una questione puramente estetica, a tratti erotica e finalizzata al matrimonio e all’importanza delle classi sociali.
Si arrivò a un punto per cui, una donna che non aveva i piedi fasciati non poteva sperare in una buona unione matrimoniale.

Normalmente, nei ceti sociali più elevati, il piede iniziava la sua deformazione artificiale intorno ai 2-3 anni in base allo sviluppo della bambina, sino agli 8 anni.
La scelta della tenera età era dovuta principalmente alla malleabilità delle ossa, ancora non saldate e per cui facilmente deformabili.
Inoltre si diceva anche che quest’età rendesse la pratica meno dolorosa e meno traumatica a livello psicologico.

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Nelle bambine provenienti dalle campagne e quindi dai ceti sociali più bassi, la pratica del Loto d’oro iniziava ben più oltre degli 8 anni.
Le bambine dovevano essere abili al lavoro sino al matrimonio concordato o comunque fino all’età da marito.
Il bendaggio veniva perciò eseguito anche a 12 anni o comunque entro i 15 anni.

Il Loto d’oro consiste nel piegare le dita dei piedi tranne l’alluce all’indietro contro la pianta del piede, fasciando il tutto con strette bende di seta alte cinque centimetri e lunghe anche oltre tre metri.
Nell’arco di tre o più anni si otteneva che la pianta del piede fosse deformata su stessa, formando una mezza luna e raggiungendo una lunghezza stimata tra gli 8 e 12 centimetri.
Più il piede era piccolo, maggiore e più alta era l’idea di quella donna.

Al momento del bendaggio le unghie erano tagliate cortissime, i piedi lavati di ogni sporcizia o residuo, mentre durante la pratica ossa e articolazioni spesso venivano rotte.
Ogni piede era cosparso di allume, una sostanza per evitare e proteggere, per quanto possibile, dalla macerazione e dalla putrefazione.
Difatti spesso si andava incontro a setticemie e cancrene.
Nel processo di deformazione era necessario frequentemente asportare calli e parti di tessuto per permettere al piede di incurvarsi maggiormente.

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La fasciatura dei piedi dimostrava la sopportazione del dolore della donna, il suo coraggio, la docilità e la disponibilità nel compiacere il marito.
I piedi così fasciati erano calzati da apposite scarpine rigide in grado di aiutare la donna a sorreggere il suo peso nella difficoltà di camminare.
Proprio l’andatura ondeggiante era il simbolo e la qualità tanto amata nella pratica del Loto d’oro.
Le scarpine erano quasi sempre realizzate dalle donne stesse per dimostrare la loro abilità artigianale.
Molte famiglie di ceto sociale basso si giocavano tutto sulle figlie e sul bendaggio dei piedi, indispensabile per un eventuale passaggio a uno status sociale superiore attraverso il matrimonio combinato.

Fu un ordine imperiale del 1900 a mettere fine a questa pratica.
Dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese nella metà del XX secolo, il termine Loto d’oro è stato considerato discriminatorio e inaccettabile.
Molti occidentali si stupiscono e inorridiscono a riguardo, ma se ne può trovare una somiglianza anche nel mondo occidentale con il busto, pericoloso oggetto di bellezza in grado di deformare organi interni, coste e compromettere così le funzioni vitali.

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Francesca Bandini

Francesca Bandini

Totalmente avvolta nella sua bolla fatta di letteratura (principalmente fantasy, urban fantasy e distopico), ballo, recitazione, post produzione, cinematografia e fotografia. Cosplayer dal 2008. Dedita al violino come il celebre Sherlock Holmes, innamorata della chitarra come Jimi Hendrix (senza darle fuoco). Entra nel mondo del K-Pop senza passare dal via e fra i suoi gruppi preferiti del genere svettano Super Junior e AOA. Tanti anni prima sposa il genere J-Rock, dove i GazettE resteranno sempre sovrani nella sua playlist.