Tekkon Kinkreet, un seinen che non ha paura di osare – Recensione Perché l'omnibus del lavoro di Tatsuya Matsumoto merita l'acquisto

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Tekkon Kinkreet La sceneggiatura: tra Sogno e Realtà
Tekkon Kinkreet parte in punta di piedi, per poi esplodere tavola dopo tavola in un costante crescendo di emozioni. La storia di Kuro e Shiro si svolge in Giappone, in un periodo non meglio precisato, anche se, a guardare bene dai dettagli sparsi qua e là, sembrerebbe trattarsi del’epoca moderna. L’opera è un bellissimo e potente racconto di crescita personale e psicologica. I due bambini protagonisti, orfani, vivono come piccoli teppisti di strada, dormono in una macchina abbandonata e sono noti in tutto il quartiere come i Gatti, per via dell’agilità fuori dal comune che permette loro di muoversi con rapidità sui tetti delle case, per compiere azioni dalla dubbia liceità. Il loro equilibrio – concetto cardine per la lettura di questo seinen – è però turbato da un misterioso yakuza, il Serpente, desideroso di trasformare il quartiere, teatro della loro vita, in un enorme luna-park finalizzato a prosciugare i denari e le menti dei giovani della zona.
Accanto ai due indiscussi protagonisti si affianca, peraltro, una nutrita compagine di adulti, dei quali preferisco lasciare a voi lettori la scoperta, limitandomi a rilevare che costoro sono tutti personaggi ben caratterizzati, ciascuno con una sua peculiare storia, un obiettivo e un legame con i due piccoli teppistelli.
Il primo pregio di Tekkon Kinkreet risiede nella forza fuori dal comune che Kuro e Shiro sono in grado di trasmettere al lettore. Kuro è il fratello maggiore, dedito alla totale protezione e cura del fratello più piccolo, riflessivo e più avvezzo alle dinamiche del suo quartiere e della vita in generale; Shiro, invece, rappresenta la parte più dolce e piacevole della fanciullezza, la spensieratezza che spesso l’accompagna, l’ingenuità e il piacere di non prendersi mai troppo sul serio, mescolati al costante desiderio di imparare ogni giorno cose nuove senza però rinunciare al divertimento. Sarà difficile per il lettore non affezionarsi a entrambi, al legame indissolubile che li caratterizza. Tra i due io ho adorato in particolare modo Shiro, capace di trasmettere un senso di gioia e felicità non esprimibile con delle semplici parole.
Poc’anzi ho parlato di equilibrio, perno centrale per le vicende di Tekkon Kinkreet: in questo seinen ciascun personaggio ha un suo equilibrio che, in un modo o in un altro, viene minacciato o stravolto. È intrigante osservare le reazioni di ciascuno di fronte al cambiamento e cercare di capire come si strutturerà la ricerca di un nuovo e sicuro punto di approdo. Ma l’opera non è solo questo, è molto di più; lo si capisce dal profondo lavoro di elaborazione psicologica dei protagonisti, complementari eppure allo stesso tempo così diversi, ma anche dal magistrale legame, alla stregua di un vero e proprio vincolo di sangue, che l’autore fa correre tra i personaggi e il quartiere, quasi personificato. I momenti più intensi sono quelli della separazione tra i due fratelli, toccanti e strazianti, che coinvolgono il lettore con scene ad alto impatto emozionale.
Tekkon Kinkreet è una storia adulta, che supera qualsiasi stilema, che sfugge ad una facile classificazione. Kuro e Shiro ci raccontano un qualcosa che riesce a toccare ogni corda dell’anima, e che difficilmente vi lascerà impassibili, una volta chiuso il corposo volume che racchiude questo prezioso gioiello narrativo.

I disegni: un disegno essenziale che riesce a convincere
Sicuramente il particolare stile di Tekkon Kinkreet può risultare difficile da apprezzare sin da subito. Il colpo d’occhio non è certamente dei migliori, ma progredisce con il prosieguo della storia. Ben presto il vostro sguardo si adatterà allo stile di Taiyō Matsumoto e sono quasi del tutto sicuro che vi soddisferà. Ogni tavola è ricca di piccoli dettagli, che consentono non solo di animare il quartiere, ma anche di inquadrare precisamente le vicende che si stanno svolgendo. I personaggi principali sono quelli che ricevono più attenzione, ma anche i vari antagonisti e comprimari non sono trascurati dal punto di vista grafico. Dicevo, dove Tekkon Kinkreet colpisce di più è certamente nella strutturazione del mondo dove la storia si svolge: pur trattandosi dello stesso quartiere, le ambientazioni sono molto varie e sono rappresentante con grande vivacità grafica, al punto da ricreare un’atmosfera sospesa tra magia e realtà. Uno stile peculiare, molto essenziale per quanto concerne le linee dei personaggi, ma che esplode per ricreare il contesto in cui essi si muovono.

Commenti finali
Tekkon Kinkreet non solo è un seinen dall’indubbio valore, ma è un’opera che anche i non appassionati del genere non dovrebbero farsi sfuggire. Un romanzo di formazione intenso, delicato e attento alla cura psicologica di ciascun soggetto. Una storia che commuove, coinvolge e diverte, complice la presenza di due protagonisti difficili da non adorare. Altra nota assolutamente positiva è la cura riposta dall’editore per riproporre il volume: si tratta infatti di un voluminoso cartonato, venduto al giusto e onesto prezzo di 25€; a mio parere, per più di 600 e con una veste grafica preziosa, l’acquisto è di certo imprescindibile!

PRO
1) Storia toccante e profonda, narrata con grande tatto
2) Caratterizzazione di ogni soggetto memorabile e dettagliata
3) I due protagonisti sono una tra le coppie più incredibili che potrete mai incontrare in un seinen

CONTRO
1)  Stile grafico particolare, che può non soddisfare i gusti di tutti
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3) /

Two-Face

Un nickname per nulla casuale: due amici, due studenti di giurisprudenza, due appassionati di fumetti; nel tempo libero, gestori della pagina Facebook And comics for all.