Tomb Raider – Recensione in anteprima Recensione di Tomb Raider, il nuovo film con Alicia Vikander nei panni della giovane eroina Lara Croft

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Quando il cinema e il videogioco diventano una cosa sola non sempre i risultati sono promettenti. Anzi, se proprio vogliamo dirla tutta, manca un vero e proprio caposaldo all’interno del genere. Qualche anno fa Justin Kurzel, insieme all’attore Michael Fassbender, aveva provato a portare sul grande schermo una delle saghe videoludiche più attese, ovvero Assassin’s Creed, ma come ben sappiamo l’intera operazione si rivelò un enorme fiasco. Si possono fare numerosi esempi al riguardo, anche nella nostra nazione (vedi Game Therapy), ma non è questo il momento giusto. Esce oggi nelle sale italiane il reboot di Tomb Raider, diretto da Roar Uthaug e con Alicia Vikander nei panni della giovane eroina.

Il film racconta la storia di Lara Croft, figlia di un eccentrico avventuriero, scomparso quando lei era ancora in tenera età. Diventando grande e determinata nel trovare la sua strada, si rifiuta di assumere il comando dell’impero globale del padre, così come rifiuta l’idea che lui sia veramente scomparso. Decidendo di lasciarsi tutto alle spalle, la ragazza esaudirà il suo ultimo desiderio, ovvero la ricerca di una tomba leggendaria, situata in Giappone e nascosta su un isola mitologica. Una sfida non solo verso i propri limiti, ma anche di sopravvivenza.

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Da un po’ di tempo, nel mondo delle produzioni cinematografiche, sta accadendo qualcosa di molto strano. Ci sono intere pellicole che sembrano arrivare in ritardo coi tempi, vittime di un passato già scritto che rinchiudono l’intera operazione nella banalità più assoluta. Basti pensare a Valerian di Luc Besson, un film visivamente fantastico, ma carente sotto l’aspetto narrativo. Tutto quello che racconta sa di già visto e questo non fa che annoiare tremendamente lo spettatore. Tomb Raider non è da meno. La storia che racconta attinge a piene mani da famosi cult del genere che hanno fatto la storia, come per esempio Indiana Jones. Non che la sceneggiatura non provi a risultare originale, anzi, inizialmente si può rimanere spiazzati dalla prima parte, specialmente se si conosce bene il personaggio, ma sono elementi a cui allo spettatore non importano minimamente. Tuttavia la seconda parte, nella sua incredibile banalità, potrebbe risultare perlomeno interessante. La suspense e il mistero sono costruiti bene, ma sono pregi di poco conto. Il più grande è sicuramente l’interpretazione della Vikander che qui risulta azzeccatissima per il ruolo incarnando perfettamente l’essenza stessa dell’eroina. La regia prova a regalare a qualche scena adrenalinica, ma molte di queste risultano confusionarie, sopratutto se accompagnate da una colonna sonora facilmente dimenticabile.

Davanti a un soggetto del genere non possiamo non rimanere con l’amaro in bocca, ma purtroppo oggi un film come Tomb Raider non può che rivelarsi un operazione commerciale completamente anonima.