I dieci migliori film con Al Pacino In occasione del compleanno di Al Pacino ripercorriamo insieme le tappe fondamentali della sua luminosa carriera, selezionando i suoi dieci migliori film.

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Al Pacino, nato Alfredo James Pacino il 25 Aprile 1940, è considerato uno dei maggiori attori della storia del cinema. Originario del quartiere di East Harlem e figlio di immigrati siciliani originari di Corleone (in provincia di Palermo), Pacino dovette da subito fronteggiare l’abbandono da parte di suo padre, che lo lasciò con la madre e i nonni a vivere nel Bronx. Nonostante sia oggi riconosciuto come uno dei più portentose stelle di Hollywood, Al ha dovuto prima fare i conti con un passato turbolento, fatto di abbandoni e mansioni umili: fu costretto a lasciare la casa e la famiglia quando capì che sua madre non avrebbe appoggiato il suo stile di vita, e gli anni a seguire lo portarono a svolgere lavori di ogni tipo, eccetto quello dell’attore. Dopo una carriera come attore di teatro nei seminterrati di New York fu respinto dalla Actors Studio, per poi esservi ammesso solo sul finire degli anni ’60.

La collaborazione con i registi di punta degli anni ’70 e ’80 e la conseguente consacrazione definitiva, grazie a ruoli come quello di Tony Montana (Scarface), Carlito (Carlito’s Way), Serpico (nell’omonimo film di Sidney Lumet) e Michael Corleone (Il Padrino), hanno fatto di Al Pacino l’attore che, forse più di chiunque altro, incarna e simboleggia la New Hollywood al massimo del suo splendore. In occasione del suo settantottesimo compleanno, Project Nerd vi riporta indietro nel tempo per riscoprire la carriera di questo camaleontico interprete.

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Cruising

Un detective viene incaricato di indagare su una serie di delitti commessi da un maniaco omosessuale. Comincia a frequentare i cruising bars di New York e a travestirsi per mimetizzarsi fra i frequentanti di quegli ambienti, ma presto dovrà fare i conti con la sua identità. Cupo e psicoanalitico, Cruising è uno dei film più coraggiosi e incompresi di William Friedkin. Collocato in un periodo di transizione (1980), il film traduce la fobia del “diverso” in un odio virulento che consuma la città, e si fa portavoce di un’analisi sulla personalità e sulle continue modifiche ad essa apportate dall’ambiente in cui si vive.


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Americani

In una società immobiliare di Chicago gli affari non vanno molto bene: per ridurre il personale viene stabilita una gara con premi per decidere chi resterà nella società. Verranno licenziati quelli dal terzo classificato in poi. La competizione si trasforma in una guerra all’ultimo sangue che smaschera la vera personalità di ognuno dei protagonisti e tira fuori il peggio di loro. Un film di scrittura e colossi del cinema, in pratica, che si prendono a parolacce seguendo la traccia della brillante sceneggiatura scritta da David Mamet, che sembra cucita su misura per il suo cast stellare (Jack Lemmon, Kevin Spacey, Ed Harris e Alec Baldwin valgono da soli come quattro motivi per vedere il film). La regia è di James Foley.


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Serpico

Tratto da una storia vera, Serpico prende le mosse dalle indagini del poliziotto Frank Serpico, che indagò sulle attività illegali dei suoi colleghi. L’onestà e l’ingenuità di Serpico nulla sembrano potere contro il sistema corrotto che è stato da lui scoperto, ma niente gli impedisce di continuare la sua crociata per la giustizia, nemmeno quando viene allontanato, deriso e da tutti odiato. Serpico è una delle prime prove di Al Pacino che, grazie all’opera di Sidney Lumet, riesce a mostrare al mondo il suo enorme talento e una maturità con pochissimi eguali.


Panico a Needle Park

Dopo un aborto illegale la giovane Helen incontra Bobby, un tossico-dipendente e uno dei frequentatori più assidui di “Needle Park”, a Manhattan. La ragazza si unisce a lui nella spirale di tossicodipendenza che suggella il loro destino e decreterà la loro fine. Nel secondo film di Jerry Schatzberg il giovanissimo Al Pacino affianca Kitty Winn (L’esorcista), vincitrice della Palma d’Oro al Festival di Cannes del 1971, nel disperato ritratto di due compagni che si appigliano l’uno all’altra, con le unghie, e restano insieme nell’inevitabile discesa verso la fine solo per non soccombere alla propria atavica solitudine.


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Donnie Brasco

In questo film di Mike Newell Al Pacino è Lefty “Gun” Ruggiero, un mafioso che sogna di arrivare ai vertici della famiglia e prendere il comando di Brooklyn. Donnie Brasco (falso nome utilizzato da un agente dell’ FBI), invece, vuole guadagnarsi la fiducia di Lefty per intrufolarsi nel mondo criminale che domina la città e smascherarne i membri, ma l’intralcio più grande sarà proprio l’amicizia che nascerà con Lefty. In coppia con un più che mai ambiguo Johnny Depp, Al Pacino offre una delle sue migliori prove attoriali nei panni di un mafioso di mezza tacca, senza arte né parte, incatenato dall’inizio alla fine alla sua miseria. Anche quando sembra potersene allontanare. Lefty, personaggio tragico come pochi, è così patetico che risulta davvero impossibile da dimenticare.


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Il Padrino

Il “padrino” dell’omonimo film di Francis Ford Coppola, lo sappiamo, è Vito Corleone (un ciclopico Marlon Brando), potentissimo capo di una famiglia mafiosa cui si chiedono vari “favori”. Quando Corleone viene ferito in un attentato, il figlio Michael (Pacino), avvocato e padre di famiglia, si addentrerà nel mondo che ha sempre tenuto distante da lui, e si sporcherà le mani al fine di vendicare il padre. Immortale e straordinario capolavoro, intriso della Sicilia e delle sue atmosfere, che fa da apripista a due seguiti, di cui uno sicuramente all’altezza del primo.


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Quel pomeriggio di un giorno da cani

Due reduci del Vietnam assaltano una banca, ma la polizia interviene in tempo e riesce a bloccare i due all’interno dell’edificio. Il confronto che nasce fra chi è dentro e chi è fuori fa di questo film, diretto ancora da Sidney Lumet nel 1975, un’opera di aspra critica sociale. Ci si chiede chi sia il vero pericolo e si sorride chiedendocisi se sia necessario un così massiccio impiego delle forze di polizia per controllare un uomo che fa conversazione con i propri ostaggi. Non manca neppure una velata satira nei confronti dei mass media, argomento che verrà da Lumet stesso ripreso nell’anno seguente con Quinto Potere. La sceneggiatura di Frank Pierson vinse, giustamente, un premio Oscar.


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Lo spaventapasseri

Appena uscito di prigione, Max (Gene Hackman) incontra il giovane ed esuberante Lion (Pacino) mentre cerca di fare autostop. Max sogna di aprire un autolavaggio a Pittsburg e Lion vuole solo poter conoscere suo figlio, ma per farlo deve affrontare la ragazza che ha abbandonato quattro anni fa. Ha inizio un viaggio insieme che metterà in luce i dolori inespressi, l’emarginazione dal mondo e le paure più intime di entrambi. Scarecrow è il road movie per eccellenza, dove il viaggio è metafora di cambiamento. Rifiuta gli sperimentalismi di una certa New Hollywood, sì, ma abbraccia totalmente l’essenza della corrente, suggellando due figure maschili in un’amicizia miracolosa che capovolge di netto il senso delle loro vite. Fa scuola Un uomo da marciapiede, film di John Schlesinger (1969). Seconda collaborazione di Pacino con Schatzberg, regista del film.


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Carlito’s Way

Dopo il successo di Scarface, Al Pacino torna a collaborare con Brian De Palma nel 1993 per interpretare un ruolo attinente e, al contempo, del tutto diverso: in Carlito’s Way Pacino veste i panni del portoricano Charlie Brigante detto “Carlito”, un ex spacciatore di droga un tempo ammirato nel suo quartiere. Dopo 5 anni di prigione ha intenzione di ripulirsi, ma il legame con il suo avvocato lo riporta dritto nel mondo da cui cerca di fuggire. Invano, come annunciato dai titoli di testa che spoilerano il finale. Carlito’s Way, che contrappone il suo redento protagonista a un mondo vacuo, sterile, fatto di cocaina, glamour e nightclub, è un gangster movie come nessun altro, totalmente polarizzato sulla fase finale del suo protagonista. L’ingenuità e la viltà umana si sciolgono in una miscela fatale che affogano la fermezza di Carlito, negandogli la sua sola possibilità di riscatto morale. Al Pacino regala al pubblico e alla storia del cinema un personaggio incredibile, in caduta libera, succube degli eventi che lo trainano verso la fine. Nella colonna sonora si concentra il meglio dei Seventies. Ovvio punto di partenza per film a seguire, Boogie Nights (P.T. Anderson) su tutti.


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Il Padrino – Parte II

La vita di Vito Corleone e di suo figlio Michael Corleone si alternano nel sequel de Il Padrino, uscito nel 1974 e diretto sempre da Francis Ford Coppola. Vito, interpretato da Robert De Niro, getta le fondamenta per il suo impero criminale a New York, dopo essere sfuggito al massacro della sua famiglia. Michael, che è Pacino, si trasferisce in Nevada con la sua famiglia e sarà alle prese con un azionista ebreo che vuole eliminarlo. Sebbene il primo capitolo della saga fosse un’opera compiuta, il suo seguito è senza dubbio il più completo ed emozionante dei tre capitoli e sottolinea le abilità dei suoi attori, da Pacino a De Niro.

Federica Cremonini

La sua passione per la settima arte comincia quando, da piccola, scopre una videocassetta di Nightmare nascosta su una mensola in casa. Trascorsi i primi anni di cinefilia ad approfondire l'horror (in ogni salsa), passa alla seconda fase tipica di ogni appassionato: Lynch, Kubrick, Tarantino. Dopo una terza fase fatta di nouvelle vague, cinema russo e New Hollywood, decide che è finalmente pronta a dare la risposta definitiva: il suo cuore appartiene a David Cronenberg.