ash is purest white

Ash is Purest White: l’incontro con ProjectNerd al Festival di Cannes Dopo la partecipazione alla proiezione di Ash is Purest White, ProjectNerd ha incontrato la produzione in conferenza stampa.

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Quest’anno la Cina si è presentata al Festival di Cannes con un film che ha fatto parecchio discutere sin dalla prima proiezione al concorso. Ash is Purest White (Jiang Hu Er Nv in lingua originale) è un film tipicamente orientale, di due ore e mezza, con un ritmo intervallato da momenti estremamente lenti e spesso caratterizzati da suoni che segnalano la presenza di un evento chiave della narrazione, che ha fatto discutere parecchio la critica internazionale per svariati motivi, legati principalmente all’intento narrativo del regista, Jia Zhang-ke.

Ash is Purest White parte sin da subito con lo stesso ritmo che manterrà per tutta la durata del film, elemento questo che può essere sintomo di monotonia, quando invece è la miglior trovata per dare al film il peso drammatico e la linearità di cui necessita la storia d’amore e di prigione che vivono i protagonisti, interpretati perfettamente da Zhao Tao e Liao Fan. La Cina mostrata per tutto il film è quella delle periferie rurali, dove le innovazioni e lo sviluppo arrivano come segno del consumismo adottato anche dal regime cinese, con possessori di iPhone X che indossano Nike, ma che guidano i peggiori modelli di automobili reperibili in quella parte del paese.

Si parla di bische, codici d’onore da rispettare ed esistenze talmente lontane dallo sviluppo socio economico da trovare un senso solo nell’entrare a far parte dei gruppi filo criminali della zona, che vivono sì di malavita, ma principalmente di rispetto del codice, molto spesso mostrato in maniera quasi grottesca ed allegorica dalla regia intelligente e sottile di Jia Zhang-ke. La Cina presentata fino a questo punto in Ash is Purest White è quella del far west, dove per chiudere i conti in sospeso e farsi rispettare ci si lincia, ma si scappa non appena si sente una sirena, perché nonostante il crimine dilagante dei piccoli centri abitati, l’ordine e la legge cinese giungono comunque in fretta e non è mai una cosa sottile, come capita alla protagonista.

Ash is Purest White è un film orientale girato all’occidentale

Il personaggio di Zhao Tao infatti si mette nei guai salvando Liao Fan da morte certa, pagando un prezzo con la legge superiore a quello che noi occidentali potremmo immaginare. Il film prende una piega diversa, il ritmo è sempre lo stesso ma la storia verte sulla ricerca di un fidanzato perduto che sembra non volersi far ritrovare, attraverso una scenografia impressionante per la sua diegeticità. Ash is Purest White, oltre ad essere un esempio di regia originale, è un viaggio nella Cina odierna, attraverso circostanze e ambientazioni che hanno portato a Jia Zhang-ke a dover rispondere alla domanda su quanto può essere scomodo questo film per la Cina una volta che gli occidentali avranno una finestra così specifica sul paese?

La risposta è piuttosto soggettiva, ma quel che è certo è che Ash is Purest White non esagera nel mostrare la società cinese per quel che è lontano dalle metropoli. Oltre a ciò, quel che salta all’occhio in maniera evidente è lo stile che il regista ha voluto dare alla propria direzione. Sebbene sia un film evidentemente orientale, per ritmo, tematiche e filosofia, il modo in cui viene girato sembra essere palesemente occidentale. Piani sequenza e riprese a mano conferiscono al film un gusto estetico sì ricercato, ma decisamente più appetibile per gli amanti dello stile moderno di girare le scene, uno stile decisamente imposto dalla nostra parte di mondo piuttosto che dalla loro. ProjectNerd lo ha chiesto in conferenza a Jia Zhang-ke.

Le riprese del film sembrano avere un gusto occidentale. È segno che stiamo progressivamente sviluppando un modo specifico di dirigere i film comune a tutti i registi del mondo? Se ciò sta accadendo, perché sta accadendo?

La risposta del regista di Ash is Purest White è reso onore al valore del cinema come mezzo di comunicazione, tenendo conto di cosa significa essere un cineasta con qualcosa da dire: credo che il cinema sia un mezzo di comunicazione universale, che non ci sia quindi un modo orientale o occidentale di esprimersi, ma che nonostante questo ogni regista deve necessariamente trovare il proprio stile, perché ognuno di noi ha il proprio modo di esprimere un messaggio”.

ProjectNerd ha altresì presieduto alla masterclass di Christopher Nolan e alla proiezione del suo restauro di 2001: Odissea nello Spazio. Il Festival di Cannes del 2018 sembrava partire piuttosto in salita, ma gli organizzatori e la qualità dei film in gara ne stanno facendo un’edizione storica, non solo per le questioni di genere affrontate sul red carpet.

 

 

 

Francesco Paolo Lepore

Francesco Paolo Lepore

Redattore presso PJN e CinemaTown, laureato in Nuove Tecnologie dell'Arte, studente di Social Media Marketing. Il cinema è una costante della sua vita. Ha scritto e diretto diversi progetti per le università e il territorio. Amante dei mass media, ne studia minuziosamente i meccanismi utili alla comunicazione emozionale. Scrive da sempre, osserva da sempre, ricorda tutto da sempre.