Intervista allo sceneggiatore de “La rabbia”: Salvatore Vivenzio La nostra chiacchierata con lo sceneggiatore Salvatore Vivenzio

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Negli scorsi giorni abbiamo avuto la fortuna di leggere il nuovo volume della collana Shock! di casa Shockdom dal titolo “La Rabbia, vi lascio qui la recensione, e oggi vi proponiamo una nostra chiacchierata con Salvatore Vivenzio lo sceneggiatore di questa splendida storia.

Salvatore Vivenzio è uno scrittore, sceneggiatore e giornalista nato a Roma nel 1997. Tra le sue pubblicazioni : i romanzi brevi “Radioactive” e “Awake” e i fumetti “Kristen” e “Gamble” per ALT!È il fondatore e coordinatore del collettivo “La Stanza” e cura il blog “Dead Man Walking” su “Lo Spazio Bianco”.

Che cosa ti ha spinto ad intraprendere la carriera di fumettista?

Potremmo dire che la mia “carriera” da sceneggiatore vede il suo punto d’origine a 15 anni per colpa o merito di un amico che mi prestò “Old Man Logan”. Da lì ho iniziato a leggere fumetti in modo compulsivo, all’inizio soprattutto Marvel, e a 17 anni ho deciso di provare a scrivere la mia prima sceneggiatura. Ero totalmente ignorante sull’argomento infatti fu qualcosa di molto abbozzato, in quel periodo ero molto interessato alla Stand Up Comedy e provai a dare una mia sfumatura a fumetti, così nacque “Il Comico”, il primo fumetto pubblicato con il collettivo La Stanza.

Che consigli ti senti di dare a chi decide di intraprendere questo lavoro?

Non fatelo.

No, scherzo. Se sentite che questa è la vostra strada non mollate. Il consiglio che mi sento di dare a chi sente la necessità di scrivere e disegnare e di veicolare i suoi messaggi attraverso il fumetto è quello non essere ingenui, di non dormire. Questo mondo è una Jungla e chi sonnecchia non va da nessuna parte. Dovete essere sempre in movimento: fare, chiedere, cercare, trovare, scrivere. Mai fermarsi.

Come è nato il fumetto “La rabbia”? Conoscevi già Gabriele?

“La rabbia” nasce grazie a una richiesta di Simone D’angelo, un disegnatore con cui stavo collaborando in quel periodo, che mi chiese di scrivere una storia che vedesse come elemento centrale la boxe. Dell’argomento io ne sapevo poco o nulla, così iniziai a documentarmi e, per qualche strano caso del destino, nacque spontanea nella mia testa l’associazione tra la boxe e una foto di mio padre appesa nel salotto di mia nonna in cui sferrava un calcio volante contro il suo avversario durante un match di Taekwondo. Così la boxe e la storia personale di mio padre si sono incrociate.

Il finale del vostro fumetto fa riflettere molto e mi ha fatto immaginare mille possibili scenari futuri. Ci sarà un possibile seguito?

Mi ripeto spesso che avremmo dovuto mettere una didascalia in basso a destra, nell’ultima pagina, con scritto FINE a caratteri cubitali. Scherzo, è un riferimento alle mie sceneggiature dove mi piace chiudere con questo grosso FINE che mi dà un senso di soddisfazione. In ogni caso sì, mi rendo conto che il finale di La rabbia è un po’ aperto, forse troppo. Non so, la vedo dura per un seguito. Magari tra dieci anni.

Hai qualche progetto futuro?

Qualche? Ne ho mille! Sono quel tipo di persona che non sta mai ferma. Sono in fase di revisioni per un po’ di sceneggiature di volumi che sto proponendo in giro, scriverò una storia per la serie The Professor, lancerò entro l’anno il mio mediometraggio, continuo a scrivere storie brevi per La Stanza e a breve comincerò a lavorare a tre serie a fumetti on-line scritte o co-scritte da me. Sono da manicomio, lo so.

Cosa ne pensi del panorama fumettistico italiano di oggi?

Mi piace, c’è molto spazio e ci sono tanti autori davvero bravi, su molti livelli possiamo competere con qualsiasi nazione. Il problema credo sia che il pubblico è sempre lo stesso. C’è una fetta di pubblico che non cambia mai, più o meno a comprare i fumetti sono sempre gli stessi. Dovremmo provare ad allargare il pubblico dei fumetti, partendo dai lettori giovanissimi, fino alle contaminazioni con altri media e con tematiche, attività, prodotti che di solito non vengono trattati. Credo che allargare la fetta dei lettori sia il problema principale di cui si deve occupare oggi chi fa fumetti…oltre a fare bei fumetti, ovviamente!

Noi di Projectnerd.it non possiamo che augurarti il meglio ma soprattutto non vediamo l’ora di leggere un tuo nuovo lavoro..quindi mettiti subito al lavoro e regalaci un’altra storia come questa!

Andrea Patruno

Andrea Patruno

Nerd certificato dal 1991, ha imparato a leggere con Topolino e romanzi storici. Tutt'ora divora libri, fumetti, film e serie TV. Laureato in comunicazione e marketing, con specialistica successiva in comunicazione, con una tesi dal titolo "Nuovi media e comics nella multicanalitá: la modernità semantica emergente del fumetto".