Perché sto rivalutando Fortnite, ma non troppo L'opera di Epic Games, da me tanto snobbata, sta riacquisendo valore ai miei occhi. I motivi sono vari, ma sappiatelo: sarà difficile che lo consideri un ottimo gioco

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Chi mi conosce un po’ meglio sa benissimo quale sia il mio pensiero riguardo ai Battle Royal e, in particolare, riguardo a Fortnite. Non me ne vogliate, ma penso che i Battle Royal non siano videogiochi meritevoli di successo, o almeno non lo erano fino a qualche ora fa. Il motivo principale per cui non sopporto l’esistenza dei Battle Royal, è lo stesso motivo per cui tempo fa non riuscivo a digerire l’esistenza di Minecraft sul mercato. Sono infatti nella convinzione che questo genere di giochi “monotematici“, mettano in ombra progetti ben più lungimiranti e appassionanti, facendo passare l’idea che il videogioco debba essere soltanto motivo di sfogo e divertimento spensierato (e dando quindi ragione a EA Games). Certamente io posso essere considerato un “fondamentalista videoludico” e l’idea di acquistare o giocare in continuazione un videogioco che offre soltanto lo stesso contenuto ripetuto una infinità di volte viene vista ai miei occhi come un insulto verso chi, invece, si impegna a creare grandi avventure (come CD Projekt RED, ad esempio).

Il mio pensiero estremista è giustificato dal fatto che il mercato videoludico è ovviamente soggetto alle variazioni di mercato e alle preferenze dei consumatori. Continuando a supportare progetti di scarso livello, non si fa altro che comunicare alle software house attualmente in attività di creare software di dubbia qualità. Nel caso specifico di Fortnite, la questione si è potuta osservare in proporzioni mastodontiche. E’ infatti risaputo che l’opera di Epic Games si rifaccia direttamente a PlayerUknown’s Battlegrounds, videogioco prodotto da Blue Hole (e basato sull’omonima mod per ARMA II), il quale, a sua volta, è un videogioco della qualità davvero decadente. Preso in considerazione questo era lecito aspettarsi che Fortnite non potesse essere diverso da una produzione di ignobile qualità. Insomma: se la base da cui Epic è partita era già davvero molto scarsa (parlo di PUBG), come poteva Fortnite proporsi come qualcosa di migliore?

 

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La qualità di PUBG, nei suoi primi mesi di vita, era davvero molto scarsa. Non che ora sia molto meglio, che sia chiaro

 

Essenzialmente, il 25 luglio 2017, dopo pochissimi mesi di sviluppo, esce quella che è la prima versione della modalità Battle Royal di Fortnite, la quale in modo veloce e innaturale riesce a ottenere un grande consenso da parte di un pubblico che a quanto pare adora il sadomizzarsi. Proposto come alternativa gratuita a PUBG, devo ammettere che la prima versione di Fortnite Battle Royal mi causò giorni di intense vomitate del povero bagno di casa, che per l’occasione fu successivamente igienizzato da un’azienda dedicata alle pulizie igienico-sanitarie per industrie petrolchimiche pesanti. E se già a Luglio 2017 PUBG si proponeva come una presa in giro venduta a 25 euro su Steam, constatare che Epic Games era riuscita a fare anche peggio del titolo di Blue Hole mi fece totalmente ricredere sulle capacità tecnico-ludice dell’ex casa di Cliff Bleszinski.

Mi ricordo che al tempo, quando qualcuno di voi Gentili Lettori mi avete chiesto consiglio sul migliore Battle Royal in circolazione, ero solito rispondere affermando: “Quasliasi Battle Royal tranne Fortnite, il quale è la brutta copia di qualcosa che è già brutto di per sè“. Devo però essere sincero: oggi mi viene difficile riconoscermi in quelle mie parole e devo dire che non ci avevo visto affatto bene (si, anche a me capita di sbagliare..qualche volta). Al tempo pensai che Fortnite Battle Royal fosse un ultimo disperato tentativo per risanare le ormai piangenti finanze di Epic Games. Dopo la pubblicazione di Gears of War 3 e l’abbandono del leggendario Cliff Bleszinski, Epic si è dovuta confrontare con un mercato videoludico completamente diverso rispetto a quello che era solita dominare e con un motore grafico che tutt’oggi fatica a prendere il volo. Se infatti l’Unreal Engine 3 fu effettivamente l’engine grafico più utilizzato nella settima generazione di videogiochi, lo stesso non si può dire dell’UE4, il quale ancora oggi arranca nel trovare consensi da parte di un pubblico di sviluppatori che, nonostante i potenti tool di sviluppo, non riescono a ottimizzarlo a dovere (Vedi: ARK, PUBG).

 

fortnite unreal engine 4 rendering
L’Unreal Engine 4 è un motore dalla potenza devastante, ma a quanto pare non è facile da ottimizzare (nonostante i potenti tool di sviluppo proposti). Nell’immagine potete ammirare un rendering statico di un bosco modellato in UE4..impressionante!

 

Al tempo però non considerai un fattore molto importante che da lì a qualche mese sarebbe stato il trampolino di lancio di una società pronta alla ribalta: l’esperienza. Quando il 25 luglio 2017 provai Fortnite, pensai che per Epic Games non vi era più nulla da fare e di questo ne rimasi molto dispiaciuto. Tuttavia mai avrei pensato che Epic avrebbe saputo come sfruttare il fortunato evento a suo vantaggio. Non lo avrei mai pensato, ma avrei dovuto farlo. Questo perché Epic Games non è certo un gruppo di pivelli alle prime armi. Stiamo infatti parlando di una società che ha più volte rivoluzionato l’intera industria videoludica sviluppando tecnologie da capogiro e videogiochi che hanno davvero lasciato il segno. Dopotutto, Epic Games è stata la responsabile dello sviluppo di Unreal Tournament e dell’incredibile Unreal Engine, il quale diede vigore all’intero settore con strumenti nuovi e dannatamente potenti. E se Unreal Tournament ridefinì i concetti grafici e tecnici degli Shooter di tutta un’epoca, Gears of War definì quelli che poi sarebbero stati i capisaldi di qualsiasi sparatutto in terza persona. Non solo: Epic Games ha anche “inventato” la modalità Orda introdotta in Gears of War 2, così come dimostrato quanto le avventure cooperative possano essere esaustive e divertenti. Giochi come A Way Out non esisterebbero oggi se in passato Epic Games non avesse sviluppato in modo così certosi e spettacolare il suo primo Gears of War (ho ancora bene in mente la mia prima volta in cui segai la mia prima Locusta).

Con un portfolio di questo calibro, era davvero possibile aspettarsi che Epic Games avrebbe lasciato Fortnite nella sua mediocrità? Al tempo pensai che sarebbe accaduto proprio questo, ma mi sbagliavo. Con le ultime patch e in particolare con la Season 4, Epic Games sta facendo capire all’intero globo quanto la società fondata da Tim Sweeney abbia ancora tanto da dire. Con la Season 4 di Fortnite è possibile osservare un videogioco completamente ripensato, potenziato e gradevole. E si: non lo avrei mai detto, ma oggi Fortnite risulta essere un gioco divertente e anche bello da vedere. Questo complice lo sviluppo in sincrono di diverse funzionaliutà che Blue Hole, per forza di cose, può solo sognare. Perché dopotutto, soltanto una società con grande esperienza come Epic Games potrebbe pensare a scenari così ben disegnati e caratterizzati. Soltanto una maestra nella creazione di mappe multiplayer come Epic Games potrebbe riequilibrare con poche e semplici mosse un intero battlefield da Battle Royal. Così come una società come Epic Games soltanto potrebbe essere capace di creare contenuti a pagamento ben caratterizzati da far invidia anche a Blizzard.

 

fortnite graphic update
Con gli ultimi aggiornamenti Epic Games ha reso più gradevole Fortnite anche all’occhio, ridefinendo sia lo stile artistico che il dettaglio grafico utilizzato. Il tutto rendendo ancora più leggero il gioco

 

Tutto questo vuol dire che Fortnite è un gran gioco? No, assolutamente. Nonostante l’update 4.0 abbia migliorato di molto l’intera esperienza in-game, è anche pur vero che l’offerta maggiore del titolo di Epic Games ruota attorno alla modalità Battle Royal,il che non è molto. Certo è che in origine Fortnite doveva essere un titolo con una modalità “orda” potenziata ove uccidere schiere infinite di nemici barricandosi in fortini man mano sempre più complessi (da qui il nome “Fortnite”). In realtà tale modalità esiste, ma accedervi è (giustamente) costoso e ad ogni modo non risulta divertente quanto in origine doveva essere. Se consideriamo che la modalità Battle Royal è stata sviluppata in poco meno di sei mesi e che tale ha salvato l’intero progetto, è facile comprendere come Fortnite non avrebbe mai avuto le capacità di imporsi con la sua modalità originale (ovvero la modalità “Salva il Mondo”). Oltre a questo vi è da considerare il fatto che il business del titolo è retto da microtransazioni che tanto micro non sono. Il pass battaglia, il quale da accesso a ricompense maggiori, costa ben 24.99 euro, mentre si arriva a pagare una somma simile per un costume in-game.

Nonostante sia vero che nessuno ti obbliga effettivamente ad acquistare nuove skin in-game, è anche vero che l’offerta ludica di Fortnite è ancora scarna e di poco valore. Al proposito considero Fortnite un buon passatempo casual, ma sono lungi dal considerarlo un titolo da e-sport. Propio per questo motivo è secondo me giusto considerare il titolo di Epic come il preambolo di nuovi interessanti progetti, dacché non vorrei mai che il denaro raccimolato con Fortnite venga tutto reinvestito nel gioco. Infatti, a mio dire, l’unico motivo per cui si potrebbe supportare finanziariamente il gioco acquistando contenuti in-game, è quello di vedere, un giorno, un progetto Epic Games come si deve e magari diretto a un pubblico più esigente.

Sta di fatto che attualmente il miglior Battle Royal sul mercato è sicuramente Fortnite: è ormai bello da vedere, divertente e discretamente bilanciato. Blue Hole & Co. non hanno l’esperienza per competere con Epic Games, la quale potrebbe tirar fuori contenuti di qualità dal suo cappello magico. Proprio in queste ore è stato annunciato un crossover fra Avengers: Infinity War e Fortnite, giusto per far capire la lungimiranza della casa di Sweeney. Ad ogni modo state attenti: Fortnite sta sì migliorando, ma fate in modo di non valorizzarlo troppo: non sarebbe giusto elevarlo come rivelazione videoludica dell’anno quando sul mercato c’è molto..molto di meglio.

Altrimenti ci arrabbiamo.

 

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Marco Masotina

Marco Masotina

Tosto come un Krogan, gli piace essere graffiante e provocante per scoprire cosa il lettore pensa dei suoi strani pensieri da filosofo videoludico. Adora i lupi, gli eventi atmosferici estremi, il romanticismo e Napoleone.