Solo: a Star Wars Story – la recensione in anteprima (NO SPOILER) ProjectNerd presenta in anteprima la recensione di Solo: a Star Wars Story, dopo la proiezione fuori concorso al Festival di Cannes.

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Questa volta la Galassia Lontana Lontana ci porta in “tempi senza legge”. Solo: a Star Wars Story, a differenza del drammatico Rogue One, si cala perfettamente nel mood del personaggio protagonista, Han Solo, conducendo lo spettatore nella gioventù della canaglia per bene più famosa della storia del cinema. Ron Howard infatti si prende quasi tre ore di montato finale per fare quello che sa fare meglio, inventare spettacoli visivi tipici del suo stile, magistralmente adattati al contesto di Guerre Stellari.

Solo: a Star Wars Story parte col botto. Sin dalle prime inquadrature Howard inserisce Han in dinamiche a rotta di collo e totalmente al di là della legge, introducendo l’architettura delle scenografie, la pasta della fotografia, il mood della recitazione che vedremo per il resto del film. John Williams è di nuovo intramontabile, inventa un tema totalmente unico, e sebbene John Powell ripeschi alcuni dei passaggi musicali famosi quando la sceneggiatura decide di agire al filo della citazione del passato, anche qui evidente ma intelligentemente tastato da Howard, il ripescare dal passato non ha reso Solo: a Star Wars Story un prodotto della nostalgia.

Ovviamente, è un film che parla delle origini di un protagonista assoluto della saga, le spiegazioni a fatti già conosciuti sono necessarie e stavolta, ad eccezione di Episodio VIII, lo spettatore può ritenersi degnamente soddisfatto delle motivazioni date ad alcuni tratti distintivi del passato di Han. La storia dei suoi dadi, gli incontri fondamentali con gli altri personaggi, la partita di Sabac e quello che potremmo definire il suo primo amore di gioventù, che non nega sorprese. Le prime reazioni al film, risalenti a qualche settimana fa, preannunciavano alcuni dettagli di Solo: a Star Wars Story, ma a seguito della visione, nel suo complesso il film funziona alla grande, complice un’ottima interpretazione di Ehrenreich, per nulla fuori luogo nei panni di Ford, complice una regia intelligente, che non lascia niente al caso, non da nulla per scontato e concede rivelazioni in modo più che soddisfacente.

Il merchandise di Star Wars sembra marciare molto meglio sugli spin-off che sui capitoli principali, ma forse è meglio così: quando si approfondisce qualcosa, il modo migliore per farlo è esattamente come è avvenuto con Rogue OneSolo: a Star Wars Story, parlando di qualcosa che il pubblico già conosce ma spaziando deliberatamente con ambientazioni, personaggi, razze aliene e fotografia. Quel che più soddisfa del film è il suo umorismo, per nulla comico, ma bensì esattamente nello stile del personaggio di Solo, che fa sorridere e ridere per il modo strafottente ma evidentemente bonario col quale affronta le situazioni. Ci si gode un mood incalzante, divertente e coinvolgente senza che il copione finisca nelle situazioni umoristiche più scomode degli ultimi capitoli. In fondo, sempre di canaglie stellari si tratta.

Il cast di Solo: a Star Wars Story
Il cast di Solo: a Star Wars Story

L’inventiva di Ron Howard ha consentiti alla scenografia di Solo: a Star Wars Story di essere un approfondimento preciso e spettacolare di posti che non abbiamo mai visto ma che abbiamo sempre sentito nominare, con degli eroi che risultano essere una perfetta copia giovane delle loro versioni più famose. La fotografia in particolare riserva parecchie soddisfazioni: pur trattandosi di un film di Star Wars, viene trattata con toni più intensi, atmosfere espressionistiche e giochi di luce e sfumature di colore ancora inutilizzate per il franchise. Elemento, la fotografia del film, che rende Solo: a Star Wars Story, non il capitolo più drammatico, ma sicuramente quello meglio curato dal punto di vista estetico.

Regia perfetta, idee originali, prevedibili ma non scontate hanno resto Solo: a Star Wars Story, un capitolo che migliora la saga, la arricchisce di contenuto e dona qualcosa di nuovo, come dei villain non esorbitanti ma motivati e con un senso di esistere nella narrazione, che svolgono il loro compito in maniera distaccata dagli eventi principali ma condizionando allo stesso tempo il ritmo del montaggio e quindi l’intensità drammatica, perché Solo: a Star Wars Story, è un film sul contrabbando, e se si contrabbanda, la Rotta di Kessel bisogna per forza farla in meno di 12 Parsec.

Ai fan di vecchia data piacerà molto la presenza dell’Impero, che c’è, è presente, fa da cornice alla narrazione e rende questo western ambientato nello spazio qualcosa di molto simile ad un war movie ben architettato, sfociando nello spionaggio. ProjectNerd ha partecipato all’anteprima europea di Solo: a Star Wars Story questa sera al Festival di Cannes, abbiamo voluto proporvi la recensione in anteprima per poter confermare qualcosa a cui molti stanno pensando: sappiate che sì, nonostante i dubbi sulla piega che sta prendendo il filone, Solo: a Star Wars Story vale la pena di essere visto, come spin-off di una saga leggendaria, come film di Ron Howard e sopratutto come ritorno alle origini, molto ben fatte, della canaglia stellare preferita da tutti. Piacerà anche ad Harrison Ford, nonostante gli ultimi scherzi fatti al cast?

 

 

Francesco Paolo Lepore

Francesco Paolo Lepore

Redattore presso PJN e CinemaTown, laureato in Nuove Tecnologie dell'Arte, studente di Social Media Marketing. Il cinema è una costante della sua vita. Ha scritto e diretto diversi progetti per le università e il territorio. Amante dei mass media, ne studia minuziosamente i meccanismi utili alla comunicazione emozionale. Scrive da sempre, osserva da sempre, ricorda tutto da sempre.