Jurassic World IL Regno distrutto - projectnerd.it

Jurassic World – Il Regno Distrutto: la recensione Dal 7 giugno al cinema Chris Pratt, Bryce Dallas Howard & dinosauri vari

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A volte ritornano; nel caso di Jurassic World – Il Regno Distrutto, è ben 25 anni che lo fanno. Da quando, nel lontano 1993, Steven Spielberg ha inaugurato il fortunato franchise con il primo episodio della saga, Jurassic Park, i nostri amati dinosauri sono tornati per 2 sequel e poi, nel 2015, per l’inizio di una nuova trilogia. La maggiore innovazione del reboot, oltre al cambiamento, per obblighi generazionali, degli attori principali è quella di chiamarsi “world” e non più “park” giurassico. Ciononostante, il successo è stato grande, tanto da assicurare il seguito delle serie.

Il 7 giugno arriva quindi al cinema il secondo capitolo, diretto da J. A. Bayona (The Orphanage) e sempre interpretato da Chris Pratt e Bryce Dallas Howard. Col secondo capitolo, oltre ai nuovi protagonisti tornano anche – per la gioia dei fan di più antica data – alcune vecchie conoscenze, come il Dottor Henry Wu (B. D. Wung), lo scienziato artefice del primo clone di dinosauro; il mitico studioso della teoria del caos Ian Malcom (Jeff Goldblum), la cui frase “Life – uh – finds a way” (la vita trova sempre una strada/vince sempre) è incisa nei cuori dei jurassiani della prima ora.
Torna anche la prima isola, Isla Nublar, dove era stato abbandonato tre anni fa l’ultimo parco e dove i dinosauri erano stati lasciati liberi di regnare incontrastati.

Ora, però, l’isola è in pericolo di venire distrutta da un’imminente eruzione vulcanica, che condannerebbe ad una seconda e definitiva estinzione gli amati rettili preistorici. Claire (Bryce Dallas Howard), l’ex-manager operativo del parco, dopo aver rischiato di venire sbranata insieme ai suoi due nipoti dai dinosauri nel precedente film, è diventata un’attivista che si batte per non lasciarli morire sotto la lava. Viene reclutata, insieme a Owen (Chris Pratt) per ritornare (è un continuo ritorno il mondo giurassico!) nell’isola famigerata e salvare quante più specie possibili. Il reclutatore è il braccio destro di Sir Lockwood, vecchio partner di Hammond, cui si deve la creazione del primo Jurassic Park.

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Jurassic World – Il Regno Distrutto – bentornati sull’isola!

I “nostri eroi” arrivano sull’isola con due nuovi, fantastici personaggi, un operatore informatico estremamente nerd che tira degli acuti degni di un soprano e una paleo-veterinaria estremamente tosta che, al contrario, non ha paura di niente e di nessuno. Tempo di metterci piede, e scoprono che – come sempre – niente è come sembra, i buoni non sono più di tanto buoni, anzi, e insomma sono stati raggirati. Il vero scopo del tutto, guarda il caso, è il bieco profitto e i paleo-animalisti sono in verità mossi dal desiderio di vendere esemplari di dinosauri al miglior offerente.

A questo punto, dopo che per quattro volte gli umani sono andati dai dinosauri, sono i dinosauri a fare un viaggio di – non troppo – piacere nel mondo degli umani, nello specifico l’enorme e vagamente sinistro maniero di Sir Lockwood, che nasconde un sottosuolo ancora più enorme e parecchio più sinistro. Il vecchio sir in realtà è completamente ignaro del tutto, confinato da una malattia a letto mentre la storica governante (Geraldine Chaplin) si occupa della sua nipotina Maisie (tanto per assicurare anche la presenza di un qualche bambino, come da classico copione della saga).

Ovviamente torna anche Blue, la velociraptor addestrata da Chris Pratt nel primo Jurassic World e che ancora una volta si dimostra dotata di una brillante intelligenza. Completano il quadro, in ordine sparso, eruzioni vulcaniche, un annegamento plurimo sventato all’ultimo secondo, operazioni con mezzi di fortuna, scontri armati, mercato nero, un pizzico di esperimenti scientifici malati e una variegata orda di t-rex, triceratopi, pterodattili, e chi più ne ha più ne metta.

Una certa stanchezza nell’ennesima ripetizione

Jurassic World – Il Regno Distrutto soffre dell’essere l’ultimo di una serie forse troppo numerosa di ritorni. A ben guardare, la struttura dei vari Jurassic, a partire dal primo, è sempre più o meno la stessa: una buona parte del film a tentare di dare una credibilità pseudo-scientifica al tutto, poi il consueto “passo-più-lungo-della-gamba” umano (leggi, qualcuno che si fa prendere dall’eccesso di ambizione e/o di cupidigia e commette un errore clamoroso), e di seguito lo scatenarsi delle forze della natura – nelle sembianze della furia animale dei “cari estinti”.

Il sequel firmato da Bayona non fa eccezione, anche se ha il merito di risparmiaci l’eccesso di dati pseudo-scientifici, poiché si è ormai tutti esperti in materia, e basta vedere il dottor Henry Wu per capire di cosa si stia parlando. Un altro lato positivo è aver spostato quantomeno l’azione: quando l’isola viene distrutta dall’esplosione vulcanica e si intravede, in un momento strappalacrime, la sagoma di un brachiosauro che sparisce sommerso dalla nube, nasce spontaneo un sospiro di sollievo al pensiero di non dover più mai tornare in quel luogo.

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Jurassic World – Il Regno Distrutto. Isla Nublar distrutta dal vulcano

Questa volta l’attenzione sembra essere maggiormente puntata a esaltare i momenti simil-spy-story, con tanto di pallottole estratte in situazioni di emergenza, riunioni segrete dove si compra a suon di milioni di dollari e si aggiudica al miglior offerente l’esemplare di rettile preistorico favorito, ambienti da contrabbando di armi. Insomma, se ai dinosauri in gabbia geneticamente modificati sostituissimo giovani donne o bambini, saremmo in un episodio di Criminal Minds – o una delle tante serie televisive con profiler dell’FBI intenti a stanare bande di trafficanti dei “moderni schiavi” venduti su aste on line.

Il focus dell’attenzione è cambiato al punto che, quando arriva il consueto momento “liberi tutti” e si aprono le gabbie, i dinosauri sembrano essere lì giusto per contratto, quasi senza crederci più neanche loro. Quelli che dovrebbero essere i momenti clou si risolvono in una – superflua e cruenta – mutilazione (del mercenario cattivo, così impara), in due o tre momenti di pathos per la “caccia all’uomo”, e in una rivisitazione di King Kong versione antico maniero, con dinosauro geneticamente modificato che si arrampica sui tetti, francamente davvero poco credibile. Pure la scena, già vista nei trailer, della bambina nascosta sotto le coperte e del (perfido) dinosauro che si avvicina allungando la zampa, quasi dovesse toglierle, le coperte, rasenta il ridicolo.

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Jurassic World. Il regno Distrutto – in camera della bimba

I lati positivi di Jurassic World -Il regno Distrutto

Buon tentativo l’aver quantomeno cercato di cambiare il tiro, spostando il centro dell’azione dal parco alla storia di contrabbando-mercato nero-cospirazione. Supportato dalla presenza sempre gradevole di Chris Pratt, che anche se meno demenziale rispetto al personaggio dei Guardiani della Galassia, è comunque simpatico e strappa spesso il sorriso. Bryce Dallas Howard è un raggio di luce che illumina – soprattutto quando smetti di farti venire in mente che è la figlia di Ricky Cunningam, che è il regista di Solo: A Star War Story, e che è la protagonista di un leggendario episodio di Black Mirror.

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Jurassic World. Il Regno Distrutto – quel … mattacchione di Chris Pratt

I due nuovi personaggi introdotti, la veterinaria dura e il nerd impaurito, sono macchiette di contorno, ma funzionali, e il cameo di Goldblum fa sempre piacere, pur se lontano anni luce dalla brillantezza dell’originale. Unica nota di demerito, aver sotto-utilizzato Geraldine Chaplin, sprecata per un ruolo talmente marginale che poteva interpretarlo chiunque.

Bilancio finale

La vera eroina del film rimane Blue, l’unica e sola, che una volta di più salva situazione, “padre adottivo”, e pure capre e cavoli. Si intuisce una sotto-trama che presumibilmente verrà sviluppata nel seguito (già programmato per giugno 2021): il parallelismo tracciato tra la nipotina di Lockwood e il velociraptor addestrato da Chris Pratt non sembra casuale, ed è evidenziato anche dall’attaccamento istantaneo che la bimba ha nei confronti di Owen.

Vedremo tra altri 3 anni se è vero.

Come per altri franchise un po’ abusati (vedi Star Wars), il problema di cui risente Jurassic World – Il Regno Distrutto è davvero dovuto all’eccesso di ripetizioni di una storia che forse da tempo si era conclusa. Continuare a raccontarla dona la forte sensazione di voler a tutti i costi spremere lo spremibile – che è rimasto ben poco. Migliore del precedente del 2015, Jurassic World sembra però reggersi più sulla simpatia degli interpreti e sulla tendenza alla fidelizzazione del pubblico che su una trama con vera ragion di essere. Per quanto possa sembrare doloroso, è forse davvero giunto il momento di lasciar che i dinosauri si estinguano una volta per tutte. Voi che ne pensate?

 

 

Ginevra Van DeFlor

Ginevra Van DeFlor

Autrice di “BACK TO SCHOOL L’insostenibile pesantezza dell’essere Genitori-di-Allievi”, libro umoristico sulle disavventure quotidiane che tormentano papà e mamme di bambini in età scolare, vive attualmente a Parigi con la sua famiglia. Amante del cinema, frequenta regolarmente le sale sia con i figli sia con le amiche, il compagno o da sola, e collabora con diversi siti scrivendo, tra le altre cose, recensioni dei film visti, spesso in anticipo rispetto alle uscite in Italia. Soffre di un'acuta forma di binge-watching di serie tv, in particolare genere sci-fi, sovrannaturale, ma anche period dramas, qualche chick-flick tv shows, crime shows, insomma, chi più ne ha più ne metta. Divoratrice di libri (ultimamente anche molti per l'infanzia, per ovvie ragioni), appassionata di arte, teatro e viaggi, vive in perenne lotta contro il tempo. E di solito vince il tempo.