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Harrison Ford: l’ultimo eroe del cinema classico Compie 76 anni un attore impersonificatore di una tradizione attoriale oramai spenta, celebrata attraverso l'autoironia dei suoi personaggi.

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Parlando di Harrison Ford, anche i migliori conoscitori della sua filmografia non possono evitare l’immediato riferimento ai suoi personaggi più celebri. Indiana Jones, Han Solo, Rick Deckard e Richard Kimble sono solo alcuni dei ruoli meglio riusciti dell’attore americano, che ha contribuito alla storia del cinema con interpretazioni che spaziano nella maggior parte dei generi.

La sua unica candidatura all’Oscar risale al 1986, quando portò sul grande schermo l’altrettanto iconico detective John Book nel film Witness – il testimone di Peter Weir. Anche in questo caso Ford ricalca la sua tipica figura di eroe che per un motivo o per l’altro si fa strada nella trama attraverso una trasformazione che lo rende ancora una volta uno strumento della giustizia, in questo caso la vendetta, facendosi forza del suo appeal mascolino ma pur sempre benevolo.

Guardando il viso di Harrison Ford, si scorgono una profonda bontà e celata dolcezza dietro ad uno sguardo che, nel corso degli anni, è passato da spavaldo e smargiasso a burbero e sarcastico, rimanendo pur sempre ammaliante e tenero. Una caratteristica che lo ha reso non solo un sex symbol, ma appunto un rappresentante dell’idea di eroe giustizialista dal sapore classico, come non se ne vedevano da Errol Flynn.

Le parti più ricordate della filmografia di Harrison Ford sembrano non essere lontane le une dalle altre: un romantico filo conduttore lega saldamente gli spiriti indomiti dei suoi personaggi, dei quali i celebri sono stati interpretati uno di seguito all’altro, cavalcando uno stato di forma che lo ha accompagnato per pochi anni, lasciando poi spazio a partecipazioni sì di alto livello, come nel caso de Il Fuggitivo e Le Verità Nascoste, ma spesso sottotono, come Ender’s Game.

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Indiana Jones, la quintessenza di Harrison Ford

Il personaggio che meglio di tutti gli altri ricollegano Harrison Ford all’iconografia eroica classica del cinema è senza dubbio l’archeologo più ofidiofobico che esista. Indiana Jones si dirige alla ricerca dell’Arca dell’Alleanza giusto un anno dopo che il suo parente cinematografico più prossimo era rimasto ibernato nella graffite. Sebbene Solo avesse già conferito a Ford il romanticismo tipico dei suoi corteggiamenti bruschi, accompagnati al prodigarsi inaspettato per una causa al di fuori della sua portata, Indie perde la vena gangster/cowboy per completare lo stereotipo fordiano per eccellenza, un avventuriero che è prima di tutto un uomo di scienza alle prese con l’irrefrenabile bisogno della scoperta.

Profondo conoscitore dell’archeologia e dell’antropologia, maestro dell’improvvisazione, dello sberleffo e delle zuffe, Indie consente ad Harrison Ford di riportare alla luce il tocco di classe che i migliori interpreti del genere come Douglas Fairbanks avevano emancipato sin dagli Anni ’30, ossia il sapiente utilizzo del sorriso come arma di difesa e di offesa, dosato nei momenti in cui il ritmo del racconto cala per distendere la tensione e farci divertire, complici sia la simpatia di Ford che la maestria di Spielberg. Un trucco che solo i migliori eroi classici hanno saputo sfruttare, per ricordare alle donne che questi uomini vi proteggeranno, ma vi faranno sopratutto rischiare e tribolare, fino a quel momento del film in cui, a vittoria compiuta, lo smargiasso saprà prendervi e farvi vivere l’avventura più ambiziosa, quella di poterlo amare.

Secondo solo a James Bond per mix di cultura e azione, Indiana Jones migliora lo stereotipo dell’uomo d’azione conferendogli caratteristiche tipiche della commedia e del romanticismo quasi assenti in 007. Il personaggio più celebre di Harrison Ford resta sopratutto un difensore delle cause umane, il protettore dei beni dell’umanità, un uomo di spirito dotato di grande coraggio ma sopratutto di grandi paure. L’archeologo non è mai troppo sicuro di sé in quello che fa, medita, escogita e se il piano va male fa quello che sa fare meglio, prende un sacco di botte – perché sì, i personaggi di Ford picchiano, ma sopratutto ne mangiano – finché non viene costretto a sacrificarsi per gli altri, ultima carta dell’eroe con la E maiuscola.

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Harrison Ford la canaglia stellare

L’altra faccia della medaglia è senza dubbio Han Solo. Entrambi i personaggi mantengono lo spirito di sacrificio come caratteristica principale delle loro psicologie, ma se Indie è affascinante perché senza macchia, Han lo è perché si sforza di non diventare l’eroe che tutti noi conosciamo. Nato su Corellia, non è troppo diverso dagli altri stereotipi di Harrison Ford. Cresce in mezzo a delinquenti e tira fuori il meglio solo in virtù del riscatto personale, con la fuga e la libertà come unici obiettivi a cui ambire. Sono lontani i giorni in cui ribalterà le sorti della Battaglia di Yavin o diventerà Generale della Ribellione, ma sin da quando ha sparato per primo gli si leggeva qualcosa negli occhi.

Han Solo è passato alla storia come il Tom Sawyer divenuto gangster e il gangster divenuto sceriffo solitario, che sfugge ai doveri della civiltà e della relazione coniugale per emancipare un diritto alla libertà individuale che ne hanno quasi macchiato la reputazione – se non fosse che la canaglia ha un cuore d’oro, è un leader capace e un protettore fedele delle persone che ama, più o meno del Falcon. Sceglie quasi sempre di svolgere quest’ultimo compito per poi levare le tende, ma c’è comunque qualcosa o qualcuno a trattenere il suo lato migliore, che siano gli amici, la repulsione per l’Impero o Leia. Harrison Ford dipinge il suo primo eroe come un opportunista dall’ego smisurato che vince sugli altri con l’inganno ma non tollera le ingiustizie da lui stesso subite e che lo richiamano alla difesa dei più deboli.

Ricalca non più l’eroe che usa il sorriso come elemento narrativo utile ai ritmi della sceneggiatura, ma bensì quello che lo utilizza come raffigurazione della propria scaltrezza. Tra gli eroi classici a cui Harrison Ford si è potuto rifare con Han, figurano il John Wayne de Il Grinta, uno sceriffo che nella vita è un buono a nulla preceduto solo dalla sua fama di millantatore, sebbene venga spesso ingaggiato per portare a termine compiti rischiosi, finché un incontro sconvolgerà la sua vecchiaia tirando fuori uno spirito di sacrificio degno solo dei migliori esseri umani. Eroi che vivono la loro vita fingendo un’indifferenza che in realtà non hanno e che finiscono inevitabilmente per sparire dalla circolazione, finché, di nuovo, non tornano indietro richiamati dall’amore profondo per coloro che amano.

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Il lato tormentato di Harrison Ford, Rick Deckard

A chiudere il cerchio delle sfaccettature degli eroi che Harrison Ford ha reso immortali, c’è Rick Deckard, niente di meno che un detective solitario con gravi problemi di esistenzialismo. Come Indie è un metodico, un virtuoso del suo mestiere che utilizza gli strumenti professionali come modus vivendi e scudo con cui proteggersi dall’esterno, amalgamando la ricerca della solitudine di Han, arricchendo il mix con un bisogno di contatto umano sfociato prima nella violenza sessuale, poi nell’amore profondo del diverso. Appartiene alla frangia dei redenti, gli eroi indifferenti strumenti del sistema che una volta abbracciata la rivolta non tornano più indietro.

La solitudine di Deckard porta anche questo eroe di Harrison Ford al gesto esemplare, il sacrificio a protezione degli altri, come già fece Han nel tentativo di salvare Kylo Ren. Per amore della moglie e della figlia, il Blade Runner sceglierà l’esilio e terrà fede alla propria scelta finché il destino non gli imporrà un nuovo percorso, seppure benevolo. In questi panni Ford ha perso totalmente il fascino del sorriso, puntando ad una caratteristica ben più efficace, uno sguardo malinconico e sofferente incorniciato da un grugno duro che mai e poi mai potremmo dimenticare dopo averlo ascoltato pronunciare frasi come “io so cos’è reale” e la struggente “aveva gli occhi verdi”.

Un personaggio che rende ampiamente e degnamente omaggio ad un altro – guarda caso – Rick del cinema, quello di Humphrey Bogart in Casablanca. Entrambi sono dei reclusi che fanno quel che fanno in modo meccanico e coatto dando l’impressione di non avere tatto, se la causa che servono non fosse esattamente il contrario di quello che gli impone il regime. Si eclissano dalla società e dai legami affettivi per proteggere sé stessi e gli altri, avvolti da un manto di indifferenza costruita appositamente per celare l’ardore che li spinge a servire i perseguitati e i diversi, sperando di ritrovare quell’amore che rese sensate le loro vite, seppure l’abbiamo abbandonato per volere della Storia.

Ad Harrison Ford va un ringraziamento dal profondo del cuore, per aver reso un servizio al cinema come nessun altro è più riuscito a fare. Forse proprio perché nessuno è Ford e di personaggi irripetibili ne nascono uno per categoria, di cui è indubbiamente il capostipite tra gli eroi romantici, che non vorresti mai come migliori amici, amanti o dai quali preferiresti stare alla larga, ma che una volta entrati nella tua vita la cambiano per sempre e la rendono epica. Buon compleanno Harry. Ah, sapevate che passa la maggior parte del suo tempo a fare il carpentiere nel capanno dietro casa? È il mestiere che svolge da più tempo sin da quando era giovane e non manda mai via nessuno che lo vada a trovare. Dopotutto, sembrerà anche burbero, ma con quella faccia credereste davvero che lo sia?

Francesco Paolo Lepore

Francesco Paolo Lepore

Redattore presso PJN e CinemaTown, laureato in Nuove Tecnologie dell'Arte, studente di Social Media Marketing. Il cinema è una costante della sua vita. Ha scritto e diretto diversi progetti per le università e il territorio. Amante dei mass media, ne studia minuziosamente i meccanismi utili alla comunicazione emozionale. Scrive da sempre, osserva da sempre, ricorda tutto da sempre.