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4Hoods 4: Prigioni di Vetro – La Recensione Nel quarto albo i protagonisti dovranno fare i conti con il passato nelle Praterie delle Possibilità. In appendice una divertente storia di La Rosa e Spano

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Prosegue con il quarto numero di 4Hoods, intitolato Prigioni di Vetro, la vicenda iniziata nell’albo precedente, con la Principessa Coraggio e i 4 protagonisti, entrati nello Specchio per salvarla, dispersi in una strana dimensione. La storia che dà il titolo al volume è scritta sempre da Federico Rossi Edrighi, accompagnato questa volta da Marco Matrone ai disegni e Gabriele Bagnoli ai colori. La seconda avventura invece è stata realizzata da Davide La Rosa e Samuel Spano, già autori del volume unico Agata e il Birch per Tunuè.

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Gli avventurieri oltre lo Specchio

La storia principale si apre nella misteriosa Prateria della Possibilità, una dimensione dove “i destini di ognuno vagano liberi”, in cui la Principessa si ritrova dopo essere stata risucchiata dallo Specchio del Fato. Poco dopo la ragazza si ritroverà davanti qualcuno che non si sarebbe mai aspettata di incontrare: i propri genitori, sotto forma di re e regina degli scacchi.

Nel frattempo anche i 4 Hoods si trovano al di là dello Specchio. Qui incontrano un’imponente sfinge di vetro e un gruppo decisamente poco amichevole di ragni-clessidra, dal design particolarmente azzeccato e in linea con i loro poteri. Questi incontri metteranno i 4 avventurieri di fronte a uno dei nemici più potenti che abbiano mai affrontato: il loro passato.

La storia, oltre all’ottimo mix di azione ed avventura a cui ci ha abituati la serie, mette in tavola anche un nuovo elemento molto interessante, ovvero il racconto di quella che era la vita dei protagonisti prima di formare il gruppo dei 4 Hoods. Prigioni di Vetro quindi offre una maggiore caratterizzazione e background degli avventurieri, rendendoli leggermente più complessi e meno bidimensionali, cosa certamente apprezzabile.

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Un’altra nota positiva arriva dal finale della storia, che ci conferma che la serie sta abbandonando la struttura autoconclusiva in favore di un maggiore legame tra le vicende di albi successivi. Si tratta di una scelta apprezzabile, che da un lato tradisce in parte l’idea iniziale di proporsi come fumetto per i più giovani, che possono andare in edicola e prendere il numero del mese senza alcun problema di comprensione anche senza aver letto i precedenti. Dall’altro lato però permette alla storia di svilupparsi maggiormente e con più ampio respiro, senza l’imposizione di dover iniziare e concludersi in 40 pagine. In questo modo si anche maggiormente l’idea di vivere una grande avventura maggiormente coesa.

Riguardo al lato grafico, i disegni di Matrone sono molto simili a quelli di Riccardo Torti visti negli episodi precedenti. Una nota di merito va alla composizione, che finalmente offre qualche timido tentativo di proporre tavole più dinamiche che si distaccano dal canone bonelliano.

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Il Signore degli Anelli incontra Esplorando il Corpo Umano

La seconda storia, che normalmente è autoconclusiva e permette una maggiore sperimentazione, si intitola Barba è fatto così. La breve vicenda è molto divertente e godibile, offrendo uno stile diverso da quello della storia principale, sia per la scrittura che per il disegno, cosa che non stupisce, visti i nomi coinvolti.

La storia, che vede come protagonisti Rosso e Barba, si apre con il barbuto spadaccino sconfitto da un nemico contro cui la sua spada non ha potuto nulla: una forte influenza. Il suo compagno mago è naturalmente intenzionato a curarlo (d’altra parte come dice lui “non possiamo cambiare il nome in 3 Hoods sulla copertina”), ma non conoscendo incantesimi di guarigione decide di rimpicciolirsi per entrare nel corpo dell’amico e sconfiggere la causa del suo malanno. Inizia così un’avventura nelle viscere di Barba, divertente e con trovate geniali in pieno stile La Rosa. Lo scrittore crea una sorta di Esplorando il Corpo Umano in salsa fantasy, con tanto di epica battaglia tra anticorpi e virus che ricorda la Battaglia del Fosso di Helm.

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I disegni di Samuel Spano si adeguano allo stile semplice scelto per la serie, distaccandosi però da quelli visti nella storia principale mantenendo la propria unicità e risultando così più dettagliati ed espressivi. Inoltre viene ridotta la differenza di complessità tra personaggi e sfondi, scelta particolarmente apprezzabile perchè permette una maggiore immedesimazione, che non viene invece favorita dal forte stacco presente nei disegni più “canonici”.

  • Trama
  • Disegni
  • Dialoghi
3.5

Riassunto

Anche con Prigioni di Vetro la serie prosegue su una buona strada, aprendo nuovi orizzonti sia verso il passato che verso il futuro. La storia delle guest star La Rosa e Spano poi svolge al meglio il suo compito: offrire un’avventura collaterale divertente e su cui gli autori invitati possano osare di più

Andrea Grumelli

Nato nel 1997, studia Medicina all'Università di Pavia. Nel tempo libero gioca a basket (o almeno cerca di non fare figuracce) e si nutre di fumetti, di qualsiasi provenienza e tipologia. È affamato 24 ore su 24. Vive sempre con la testa tra le...nuvolette!