Le Mans ’66 – La grande sfida: La Recensione Presentato al Toronto Film Festival esce in questi giorni nelle nostre sale il film che racconta della storica rivalità tra la Ford e la Ferrari a Le Mans ’66.

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Le passioni sono il vero motore del mondo. Carroll Shelby (Matt Damon) è convinto che chi lavora della propria passione non lavora un giorno della sua vita. Non fa fatica, ma si diverte e così facendo cambia il mondo. Una certezza è che Shelby e l’amico pilota Ken Miles (Christian Bale) hanno cambiato la storia delle corse endurance di auto sportive, spodestando la Ferrari dal trono della 24 ore di Le Mans nel 1966, con la loro Ford GT40. Ha molto più fascino il titolo originale “Ford v Ferrari” rispetto al titolo italiano. Anche perché è proprio uno scontro senza esclusione di colpi. Epocale come le battaglie tra cowboy ed indiani. Al timone di questa corsa indiavolata troviamo James Mangold (Quando l’amore brucia – Logan), che da buon mestierante confeziona un film sportivo avvincente e compatto.
Ci aggiriamo dalle parti del cinema americano di intrattenimento. Gli eroi possono rompere gli schemi classisti e riuscire a trionfare in un ambiente non loro, anche senza per forza portarsi a casa il trofeo più ambito. Si rifiuta il pessimismo e quindi la parola “morte” non viene mai nominata. E’ un cinema dal sapore anni 80’ e primi 90’. Ken Miles, interpretato da Bale, è una persona diretta e quindi scomoda, ma corretta, con un amore spropositato per la vita. Vive della sua passione, che lo porta ovunque senza pensare alle conseguenze. Si sa comunque adeguare e soffre, perché sotto sotto è un puro che ha l’anima di Forrest Gump.

Detroit, 1963. La prestigiosa casa automobilistica statunitense Ford è in calo di vendite. Dai piani alti si cerca di riacquistare prestigio puntando sulle corse di Gran Turismo. Gare nelle quali la più forte con un mito indistruttibile risulta essere la Ferrari del Drake Enzo (il nostro Remo Girone). Henry Ford II (Tracy Letts) decide, viste la gravosa situazione economica della casa di Maranello, di proporre al coriaceo Ferrari di cedere la società modenese alla Ford. Ma il Drake non vuole infettare il suo cavallino rampante con una casa automobilistica, che gli offre sì aiuto, ma vuole escluderlo dalla direzione corse. Gli emissari di Ford tornano a casa base con insulti da riferire al patron. La crepa si fa ancora più ampia quando dalla Ford scoprono che la Ferrari ha fatto accordi commerciali con la Fiat. Ora l’ira di Henry II è incontrollabile. Decide di finanziare una serie di macchine da corsa in grado di ridicolizzare la Ferrari nella gara più prestigiosa: La 24 ore di Le Mans. Ingaggia il progettista Carroll Shelby, ex pilota finito dall’altra parte della barricata per seri problemi cardiaci. Ma ora sulla GT40 bisogna pensare chi far salire e Shelby non ha dubbi: l’amico Ken Miles, pilota britannico tutto genio e sregolatezza. Nella piccola cittadina francese la battaglia sarà serrata in pista e nei box. Tutti daranno l’anima per vincere questa prestigiosa corsa.

James Mangold dirige soffermandosi solo ed esclusivamente sul punto di vista americano della vicenda, il lato italiano non è preso in considerazione. Addirittura, e questo è un punto a sfavore del film, noi dello stivale veniamo dipinti con i più scontati degli stereotipi.
Passando alla disamina tecnica possiamo promuovere a pieni voti il montaggio, vera regia del film. Michael McCusker (Deadpool 2-The Greatest Showman) coadiuvato da Andrew Buckland donano al lungometraggio un ritmo perfetto, serrato nelle sequenze sportive e splendidamente alternato di sguardi di sfida e di intesa nei rapporti umani, rendendo godibile così ogni fotogramma. Il tutto fa scorrere piacevolmente le 2h30 di film, non guardando mai l’orologio: si ha un senso di omogeneità globale. Lo spettatore non ha tregua, in linea con la velocità della luce che raggiungono queste macchine GT. Ci sono scene di divertimento puro. Memorabile è il collaudo della GT40 con al volante Carroll Shelby e come passeggero Henry Ford II.
Insomma un film sportivo senza fronzoli e sentimenti esagerati. Bravi gli sceneggiatori Jez Butterworth, John-Henry Butterworth, Jason Keller precisi e sempre concentrati. Non si rimane mai senza benzina e la bandiera a scacchi arriva alla fine di una guerra sportiva fatta sì di purosangue, ma anche di politica. L’ego dei protagonisti è sviscerato all’ennesima potenza di cavalli motore. Nessuno ha voglia di perdere questa sfida moderna e ruggente all’O.K. Corral.

Il film, in parte, è stato girato a Le Mans, non nel circuito, ma nel centro della cittadina. Per questa operazione cinematografica, inizialmente, erano stati scelti Brad Pitt e Tom Cruise come protagonisti, per poi passare il testimone al trasformista Bale e al sempre convincente Matt Damon. Quest’ultimo incarna con stile e grinta Carroll Shelby. Christian Bale dona al suo indiavolato Ken Miles un’anima da guerriero e nascosta una profonda sensibilità; nella prima parte del film va però un po’ in overacting.

Ottima la ricostruzione storica/tecnica e la messa in scena. Il film di Mangold risulta più quadrato rispetto a film predecessori dello stesso genere: Giorni di Tuono con Tom Cruise è troppo caciarone e colmo di cliché, Rush di Ron Howard è ben diretto, ma si tiene troppo in superficie. L’unico vero meritevole è Le 24 Ore di Le Mans. Steve McQueen (grande appassionato di macchine) alla guida della sua Gulf Porsche 917 è un’icona indimenticabile. Ottimi il suono ed il montaggio al sonoro, e nota di riguardo, come Produttore esecutivo troviamo un certo Michael Mann (Heat-la Sfida, Collateral).