Da 5 Bloods - Come fratelli

Da 5 Bloods – Come fratelli: La recensione del film di Spike Lee

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Da 5 Bloods – Come fratelli è l’ultima fatica di Spike Lee, un film che doveva rappresentare in qualche modo una riappacificazione tra il mondo de la Coisette e il colosso dello streaming Netflix ma che, per le vie completamente imprevedibili che questo globo terrestre decide spesso di farci intraprendere, ha debuttato direttamente sui piccoli schermi delle nostre case.  Un cambio di rotta che è finito per coincidere con l’attuale situazione negli Stati Uniti, in preda a rivolte e proteste che imperversano nelle strane, che invadono le piazze e distruggono statue al grido Black Lives Matter. Proprio le vite degli afroamericani e la loro storia sono al centro di Da 5 Bloods – Come fratelli.

La trama infatti vede 4 veterani del vietnam Eddie, Malvin, Paul e Otis tornare in quella che una volta era Saigon, a 50 anni da quella che è stata la guerra che li ha cambiati per sempre e che si è portata via il loro mentore – Norman – che ispirava le loro battaglie all’interno della giungla del Vietnam, ma anche quelle socioculturali per i diritti del loro popolo.
I 4 torneranno per una duplice ragione, quella di recuperare le spoglie del loro leader e di recuperare un tesoro nascosto durante la guerra, ma la giungla porterà alla luce anche vecchie ferite e ricordi.

Lee imbastisce una sceneggiatura che alterna presente e passato, giocando con la storia dei nostri protagonisti fittizi e dei personaggi reali dell’epoca, per mostrarci quella di un popolo intero, quello afroamericano. Una cultura che a  50 anni da quegli eventi stenta ancora a raggiungere quella parità tanto desiderata, che deve strappare con le unghie e con i denti ogni piccolo passo in avanti verso la parità. Da 5 Bloods – Come fratelli esattamente come Spike Lee, non vuole nascondere la sua natura altamente politicizzata, ma vuole usarla per arrivare dritta al cuore degli Stati Uniti e parlare alla popolazione mostrando loro quello che vuole che vedano, nella maniera più diretta possibile.  In qualche modo il film lo fa mostrandoci come il Vietnam e i suoi abitanti siano in qualche modo riusciti a “rompere la catena” e andare oltre, mentre gli USA ancora siano fermi ad allora, incapaci di vedere una luce in fondo al tunnel.

 Jonathan Majors, Clarke Peters, Norm Lewis e Isiah Whitlock Jr si mettono in luce con una prestazione ottima, ma Delroy Lindo si eleva sopra di loro anche grazie a quello che presto diventerà il personaggio fulcro degli eventi, con un monologo che potrebbe tranquillamente vederlo arrivare fino alla lista dei nominati agli Oscar 2021. Sicuramente particolare la scelta di utilizzare lo stesso cast per il passato e il presente, sfruttando al minimo il ringiovanimento e di fatto mettendo un cast decisamente anziano al fianco di un visibilmente più giovane del loro leader Chadwick Boseman, ma il risultato riesce a non infastidire lo spettatore.

Da 5 Bloods dimostra ancora una volta la bravura di Spike Lee nel cogliere i dettagli del momento e metterli su pellicola anticipando gli eventi, senza mai perdere un briciolo di quella che è la sua visione del mondo, mostrandoci il passato per farci capire come siamo arrivati al presente.  Una pellicola che non ha un genere determinato, che sorprende con sprazzi di violenza, che mostra quella che negli USA è una ferita ancora aperta, ma con la quale prima o poi – come ci stanno mostrando proprio gli eventi di questi giorni – saranno costretti a scontrarsi.

 

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Marcello Portolan

Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD