The Last Days of American Crime: La recensione

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Non sempre il contesto è un parametro che viene tenuto da conto quando si parla della visione di una pellicola. Invece in alcuni casi l’approcciarsi a una certa trama in momenti particolari può contribuire a rendere l’esperienza della visione maggiormente coinvolgente per lo spettatore, basti pensare al recente boom di visioni per un film “vecchio” come Contagion, che nella pandemia ha trovato una sorta di consacrazione postuma.

Un discorso simile può sicuramente valere anche per il film The Last Days of American Crime, tratto da una Graphic Novel omonima nata dalla mente di Rick Remender e disponibile dal 5 giugno sulla piattaforma Netflix.  Un film che viene distribuito proprio mentre negli USA si scatenano rivolte popolari contro la violenza delle forze dell’ordine, con il governo che pondera di schierare l’esercito e altre soluzioni inusuali per contenere la situazione. Nel film al centro della premessa abbiamo proprio un sistema innovativo in grado di porre freno a ogni attività illegale negli Stati Uniti, ma che lascia alle forze dell’ordine una certa immunità dal sistema,mettendoli in grado di continuare a perpetuare violenza.

Una congiunzione astrale che sulla carta potrebbe rendere The Last Days of American Crime il titolo giusto al momento giusto, per sollevare ancora di più le discussioni sul tema, ma che in realtà si rivelerà non avere la giusta presa sull’argomento per farlo, risultando alla fine un film vuoto e piatto.

Nel film di Olivier Megaton ci troviamo in un futuro non molto distante, dove gli USA stanno per lanciare un segnale in grado di colpire il cervello di chi sta per compiere una violazione della legge, rendendogli impossibile agire. Questo spinge il protagonista a voler tentare un ultimo colpo, proprio allo scadere della campanella. Come scritto in precedenza, The Last Days of American Crime ha molto potenziale al suo interno, che rimane però inespresso e privo di quella frenesia e adrenalina che avrebbe sicuramente giovato a questo tipo di progetto, soprattutto visto la durata di oltre 2 ore.  Il modo in cui la sceneggiatura ha deciso di portare avanti la trama – che praticamente è un heist movie – sembra puntare più al mondo delle serie televisive che a quello del cinema, tanto che in alcuni passaggi ci ha richiamato il colpo presente tra le storyline della seconda stagione di The Purge.

La sceneggiatura e la regia non riescono mai a pescare quella carta in grado di portare esplosività alla miscela, non ci riesce nemmeno un Michael Pitt alle prese con un personaggio folle, nel cast troviamo anche Sharlto Copley con un minutaggio decisamente risicato per uno come lui. Le implicazioni sociali e culturali di questo nuovo modo di fermare la criminalità finiscono a fare solamente da blando contorno alla trama principale, troppo poco per risultare efficaci e arrivare dritti nei pensieri dello spettatore.

The Last Days of American Crime purtroppo manca l’opportunità della vita, una di quelle occasioni che non capitano spesso e che quando capitano non vanno assolutamente sprecate. Fortunatamente per il progetto ci troviamo davanti a una visione casalinga e non sul grande schermo delle sale cinematografiche, dove forse la caduta avrebbe addirittura fatto più rumore.

 

Marcello Portolan

Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD