Dark 3: La recensione

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Il finale di una serie TV è spesso l’inizio di accese discussioni, di fatto a volte negli anni si finisce per ricordare più le discussioni su quell’ultimo episodio che intere stagioni di una serie che amavamo. Negli anni è diventato quasi un metro di giudizio il modo in cui gli autori riescono a portare a termine una serie, nei rari casi in cui si tratti di una serie a termine “naturale” senza cancellazioni a sorpresa.

Esiste poi un altro argomento che spesso porta gli spettatori a lunghe discussioni, ed è quello relativo ai viaggi nel tempo e agli universi paralleli, mondi in grado di farci aggrovigliare i pensieri con le loro teorie e i loro paradossi per ore cercando di districarsi tra linee temporali e possibili errori di sceneggiatura.

Ecco perchè quando una serie come Dark si conclude e questi due macro universi collidono dirigendosi con una certa velocità verso un solo episodio, la posta in gioco è altissima e il rischio alle stelle, calamitando sulla stagione non poche attenzioni.

La serie Netflix Original di origine tedesca è sicuramente quella che più – e prima – di tutte ha portato sotto i riflettori il mondo degli show della grande N. Nei prossimi anni, chiunque abbia intenzione di infilare nella propria trama principale i viaggi nel tempo, dovrà sicuramente scendere a patti con Dark e con la sua struttura mastodontica, complessa e allo stesso tempo granitica, dove al termine di 3 stagioni si ha la sensazione che il viaggio – quello della trama e quello dello spettatore – sia effettivamente completo e che anche tutte quelle domande che potrebbero rimanere irrisolte, siano parte di questo percorso, perchè quello che sappiamo è una goccia, ciò che ignoriamo è un oceano. 

Al termine della precedente turnata di episodi, Dark si era giocata una carta rischiosissima, creando una situazione in cui a una complessa impalcatura fatta di loop temporali retti su paradossi viene aggiunta una sovrastruttura importante come quella delle dimensioni alternative, pur sapendo di avere solo pochi episodi a disposizione per inserirla organicamente all’interno di quando costruito in precedenza e dargli il giusto spazio per non renderla un ghirigoro voluttuoso della sceneggiatura, ma un elemento cardine.

Una decisione ambiziosa, che pur aggiungendo un altro strato di confusione dove far crogiolare noi spettatori riesce a risultare convincente nel suo sviluppo, compreso il tanto ostico finale che – forse con qualche piccola sgomitata per forzare gli eventi – giunge chiaro e conclusivo.
Gli amanti dei dettagli avranno pane per i loro denti visto che gli autori hanno voluto dimostrare ulteriormente quanto tutto all’interno degli eventi narrati sia collegato, riproponendo riprese, scene, battute e concetti attraverso il tempo e lo spazio, facendoli riproporre da altri personaggi o con contesti diversi, creando una sensazione di Deja-vu anche a chi guarda con la giusta attenzione (e la memoria fresca).

Nella sua complessità quello che stupisce di Dark è la lucidità apparente con cui si sono mossi gli autori, che sembrano sempre sapere dove  e quando la trama vuole andare.

Quella di Adam ed Eve, di Jonas, Martha e tutti gli altri abitanti della cittadina di Winden è una storia solida, ben scritta e ben pensata, una chicca per tutti gli amanti di questo genere di storie, ci vuole pazienza per arrivare alla fine del labirinto costruito dagli autori, ma una volta arrivati al centro vi possiamo assicurare che tutto sembrerà un po’ più chiaro (ma non del tutto)

Marcello Portolan

Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD