Away: La recensione della prima stagione

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Ormai da qualche tempo il mondo delle serie TV sembra aver puntato lo sguardo sul pianeta rosso, Marte, che dopo la serie commedia Space Force diventa l’obbiettivo finale della missione della serie Away quello che vede protagonista Hilary Swank è però uno show decisamente diverso da quello di Steve Carell,

Away ha per protagonista la comandante Emma Green e il suo equipaggio proveniente da diverse parti del globo, con la missione di raggiungere Marte e dimostrare la possibilità per l’uomo di poter sopravvivere sul pianeta. Un’avventura che li terrà lontani dalla terra per ben 3 anni e che fin dai primi momenti inizierà a mostrare le difficoltà a cui andranno incontro durante il viaggio .

La serie alterna la narrazione spaziale di Emma alle storie del resto della sua famiglia, Matt il marito capo ingegnere nella stessa missione e la figlia adolescente Alexis, che l’astronauta ha dovuto lasciare per intraprendere il suo sogno di toccare il suolo marziano e che rappresenteranno i punto di rottura nella scorza da dura comandante del personaggio.

Emma, così come tutti gli altri membri della missione, andrà incontro alle difficoltà date non solo dagli inconvenienti del viaggio e dell’essere fondamentalmente costretti a convivere forzatamente in uno spazio ristretto, ma anche alle crisi emotive che questo tipo di esperienze comportano, ognuno di loro avrà il suo momento di difficoltà dove la sua storia verrà esplorata ed approfondita. Si tratta di una storia corale

Siamo lontani dai viaggi frenetici e ricchi di azione e avventure, quella con Hilary Swank è una serie che si focalizza più sull’introspezione che alla vera e propria componente sci-fi, che finisce a fare da sfondo della storia.
Ovviamente proprio per questo suo risvolto maggiormente votato al sentimentale Away è un prodotto che potrebbe non piacere a tutti gli spettatori, noi stessi in alcuni frangenti lo abbiamo trovato un po’ troppo prolisso e lento nel suo incedere, così come – soprattutto con l’avvicinarsi del finale- alcune situazioni legate al comportamento dei personaggi (di base costruiti sugli stereotipi classici di nazioni come Russia e Cina) ci sono sembrate incerte e forzate, molto meglio per coesione e solidità la parte ambientata sulla Terra.

Il personaggio di Matt infatti secondo noi è quello più riuscito dell’intera serie, il suo arco narrativo lo vedrà lottare per riprendersi da un Ictus che lo ha colpito appena prima che la missione NASA partisse, ma anche tirare fuori le unghie per farsi nuovamente spazio nel suo lavoro e salvare sua moglie dai problemi che affliggono l’astronave e che rischiano di comprometterne il viaggio. Senza dimenticare i suoi tentativi di costruire un rapporto con la figlia adolescente e in piena fase ribelle.

Possiamo dire che Away è un viaggio riuscito a metà, che non è riuscito a convincere come ci saremmo aspettati inizialmente

 

 

Marcello Portolan

Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD